Nella pregevole cornice di Villa Panza a Varese, sono appena andato a visitare la retrospettiva di uno dei più interessanti artisti di questi ultimi anni, Bill Viola. Nato a New York nel 1951 è a tutti gli effetti considerato un genio lirico e poetico della “videoespressività”,  avendo sperimentato questa tecnica agli inizi degli anni ’70 insieme a maestri del genere come Bruce Nauman e Nam June Paik. Partito dalla tecnica filmica in formato videotape, via via si è poi evoluto utilizzando sempre tecnologie più sofisticate e futuribili, avvalendosi di autentici specialisti del settore ed entrando in un discorso cinematografico di autentica qualità, per la ricerca della funzionalità e della trasposizione del colore e dell’ impatto emotivo che questo provoca insieme alla costruzione scenica; anche se fermarsi alla molteplicità dell’ analisi cromatica della fotografia è riduttivo, perché questa è soltanto la base di partenza per una “sceneggiatura” dell’ insieme, che trasporta lo spettatore nell’ universo della sua percezione: il tutto per interagire con il fruitore delle immagini e trasportarlo in esse. Allestita dallo stesso artista e dalla moglie Kira Perov, questa mostra è stata pensata appositamente per dialogare con l’ architettura del luogo e la Collezione Panza, splendido luogo di luci e riflessi che Giuseppe Panza ha raccolto fin dagli anni ’50, e il tutto interagisce alla perfezione: stanze, natura, figure.
“Una delle caratteristiche degli esseri viventi – dice Bill Viola – è di possedere molti  io, identità molteplici fatte di momenti contraddittori e capaci di trasformarsi all’ istante (…) Il lavoro dell’ artista mi ha insegnato che il vero materiale grezzo non sono la telecamera e il monitor, ma il tempo  e l’ esperienza stessa, e che il vero luogo in cui esiste l’ opera non è la superficie dello schermo, ma la mente e il cuore della persona che la osserva. E’ là che tutte le immagini vivono”. Non è un caso che i visitatori sono calati all’ interno di un percorso (le videointallazioni sono undici, e ognuna di esse ha bisogno di un ampio “tempo di osservazione” che varia dai dieci minuti alla mezz’ora, in base alla durata del “messaggio”) affascinate, fatto di spiritualità e di energia e dove le tematiche della vita e della morte e della trascendenza, si fondono insieme per giungere alla conoscenza di se stessi. Avendo la capacità di essere dei veri e propri quadri in movimento, ognuno di noi è trasportato all’ interno della sua essenza, esplorando tutto il fenomeno della percezione e della riflessione.  Della prima serie di opere: Reflecting Pool (1977 – 1979)  e  The Darker Side of Dawn (2005),  quelle che mi hanno colpito sono state la serie Transfigurations (2007 – 2008), e soprattutto quella intitolata Three Women,  dove si vedono tre figure femminili (probabilmente una madre con le sue due figlie di varie età), dapprima impercettibili come ombre nel buio, e poi man mano che si avvicinano ai primi piani sempre più distinguibili, fino a che, improvviso, un “confine d’ acqua” le porta alla luce; a questo punto dall’ iniziale bianconero emerge un colore magnifico realizzato con le più avanzate tecniche digitali. L’ emozione è fortissima, come se tutti gli anni delle esistenze roteassero intorno a questo elemento primario come simbolo di transizione fra la nascita e la nostra scomparsa e, successivamente, alla purificazione. Poi si torna indietro, e si ritorna nell’ ombra.

L’ esposizione prosegue sempre intorno alle tematiche esistenziali della dissoluzione e della rinascita e della loro contrapposizione che, in opere come  “Nantes Triptych”  (1992) evidenziano come si “partorisca con dolore” e si muoia in silenzio, mentre nel “mezzo” il liquido amniotico è soltanto un passaggio fra i due mondi. L’ acqua è la nostra necessità permanete, il nostro vero e unico universo dove tutto inizia e tutto finisce, per liberare e ricercare l’ anima, fra tecnologia ed emotività, dimensione interiore e dimensione estetica, raffinata modernità e spiritualità.
Nella mostra è presente anche la celeberrima “Emergence” (2002) dove, attraverso un rallenty quasi “esasperante” e cognitivo, due donne (Maria e Maddalena) piangono un Cristo che lentamente emergerà dalle “acque” del sepolcro ma, l’ illusoria resurrezione, è presto vanificata dal realismo della morte che non lascia scampo. Un omaggio ai grandi capolavori del passato,  realizzato con stupendi colori che ricordano gli affreschi del rinascimento e della tradizione pittorica italiana, idealmente, Bill Viola lo ha dedicato per questa occasione, ai dipinti di Masolino da Panicale  della Collegiata di Castiglione Olona.

Un critico ha scritto che la bellezza dei suoi video è tutta nell’ assenza di retorica, nell’ apparente minimalismo delle inquadrature, nella teatralità raffinata ed elegante che non stanca ma sa intrigare le aspettative dello spettatore, e io aggiungerei: mai banali, con un “effetto sorpresa” che non sa mai di troppa ricercatezza, ma al contrario, seduce e coinvolge, e non stanca mai, anzi, il filmato lo si rivede con piacere.
Anche se non è messa in senso cronologico l’ ultima installazione “The Sleepers, idealmente chiude l’ esposizione perché dei bidoni con dentro  video che riprendono volti di gente che dorme, rappresenta, insieme all’ acqua che li sommerge e che si muove percettibilmente, lo spazio onirico della nostra resa di fronte alla realtà, o quell’ inconsapevole pausa della nostra vita dove esistiamo solo come corpo; forse, il nostro spirito, finalmente è libero di gioire o di fuggire altrove, magari solo per poche ore, perché al risveglio qualcosa di noi deve rimanere, incancellabile, per lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi… “L’ esistenza è una grande avventura creativa, nel segno della comunione tra soggetti che provano a sconfiggere l’ effimero, attraverso la potenza dei segni, dei gesti, tracce che lasciamo dietro di noi, al mondo degli altri”. E se Bill Viola ha lasciato veramente qualcosa, anch’io inizialmente avevo postato alcuni suoi video per farveli vedere, ma siccome erano incompleti, o filmati da appassionati occasionali con semplici videocamere, tutti perdevano almeno del 90% di quel’ effetto fantasmagorico che hanno quando si guardano dal vivo.  Se volete cercarli su youtube potete farlo senza nessun problema, anche per farvi un’ idea, ma il consiglio che posso darvi è quello di non perdervi la prossima volta che questo grande videoartista tornerà in Italia. Vedere per credere… in fondo, quest’anno che rimane in equilibrio attorno alle tematiche della vita e della morte, continua inarrestabile trasformando i giorni in una successione di domande, e le risposte sono sempre nascoste nelle nostre emozioni più profonde, e da cui non possiamo fuggire.

il Barman  del Club

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