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Ci sono artisti che sono imprescindibili per la propria vita: per affinità emozionali, per coincidenze musicali, per vissuti personali, per orizzonti immaginati, per schitarrate che ti senti dentro e altro ancora. Ecco che il Neil Young elettrico, e sottolineo “elettrico” (!!!), proprio con i fidati Crazy Horse: compagni di un’esistenza, è stato, anzi, sono stati coloro che mi hanno sconvolto l’anima da ragazzo e non si sono più fermati, nonostante l’evoluzione del rock, fra punk, new wave, funky e avanguardia. Ogni volta che i “cavalli pazzi” ritornavano sulle scene, personalmente entravo in fibrillazione ascoltando quelle lunghe cavalcate cariche di elettricità e di vibrazioni.

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Devo anche ammettere che ultimamente avevo perso le speranze di risentirli insieme, via per la loro età non più verde, via per fraintendimenti tra di loro, via per un andamento schizofrenico  che il loro leader ha suscitato ultimamente nelle sue programmazioni discografiche. Di conseguenza, la sorpresa di risentirli è stata grande e carica di attesa, anche se, da fan accanito, così come per gli altri fans, si vorrebbe sempre l’ennesimo capolavoro o l’ennesimo pezzo da ricordare per i posteri o da far ascoltare ai nipoti come esempio di lungimiranza. Young ne ha tanti, ma un altro ancora non ci starebbe male per assurgere allo stato di divinità, nonostante le ripetute follie.

Farm Aid Festival, Alpine Valley Music Theatre, East Troy, Wisconsin, USA - 21 Sep 2019

Colorado lo potremmo classificare come un buon disco che non aggiunge e non toglie nulla alla storia del nostro eroe. È un album che alterna intelligentemente pezzi tirati a ballate più intimiste eseguite con classico stile “Crazy Horse”, fatto di lunghe divagazioni chitarristiche sempre a metà fra l’improvvisazione e l’accompagnamento nevrotico, intorno alla melodia di base. Non è casuale che Young ha voluto che tutta la band conoscesse solo gli accordi principali delle singole tracce, in modo che il resto dell’accompagnamento fosse tutto spontaneo, istintivo, anche impreciso se vogliamo ma, proprio questo modo di girare intorno a una canzone, si è strutturato il sound di questo gruppo, in perfetto stile seventies.  Se a questo aggiungiamo una riflessione sui testi, i quali sono molto impegnati e tutti incentrati intorno a tematiche ambientaliste, senza tralasciare politica e razzismo, come completamento di una lunga serie di ideali che il cantautore canadese sta portando avanti da tempo, non ci rimane che un senso di ammirazione per un uomo ormai arrivato, il quale si batte ancora con devozione nonostante i suoi settant’anni e oltre, giusto per rimarcare che la musica è mezzo necessario per farsi sentire, e ascoltare.

Link traccia d’ascolto
Link traccia d’ascolto

Registrato nello studio di casa in Colorado, quasi in presa diretta, con strumentazioni analogiche, quest’album lo potremmo definire “acustizzato” (scusate il neologismo), perché riflette un senso riflessivo dell’insieme, in cui una poesia amara, a volte rassegnata e a volte sognante, rievoca scenari che si disegnano in un’atmosfera confessionale. Le chitarre solitamente fluttuanti intorno a un affresco psichedelico, ora sono più moderate, salvo in qualche fraseggio, e si adattano intorno alle liriche giustamente bilanciate con le melodie del caso. Tanto per intenderci siamo lontani dallo Young di “Zuma” o “Ragged Glory”, ma siamo più vicini a quello di “On The Beach” o “Harvest”, con i giusti distinguo, come se canzoni composte in solitaria si fossero vestite della musicalità del gruppo e riarrangiate. Ma va bene anche così: e difficile chiedere un ulteriore slancio creativo a un uomo con alle spalle più di quaranta dischi all’attivo, una manciata di altrettanti live e un archivio sterminato dove poter attingere. La vita di un artista è un percorso che si evolve intorno a un processo personale, il quale genera un’urgenza emotiva proprio per esternare tutti i propri sentimenti, in tutti i momenti della vita, dalla gioventù alla vecchiaia.

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Sono proprio i testi ha darci il senso della sua propaganda ecologica e del suo modo di sentirsi parte di un unico mondo da condividere insieme. “…Quando vedi quelle oche nel cielo, pensa a me / posso allargare le ali e volare proprio come loro / e posso galoppare attraverso la tua prateria aperta / mentre mi tuffo sotto il tuo mare più profondo / Pensa a me…”  Ma il pensiero è sempre delicato e irruente come le corde della sua chitarra, fra chi guarda e chi invece si fa omologare. “Devo trovare una nuova televisione / devo trovare un nuovo sistema di visualizzazione / per far sembrare il cielo come se la Terra fosse appiattita / devo convincere qualcuno a risolvere questo problema, per me / fuori per me, fuori per me…”  E non è soltanto una questione di denuncia, perché la convinzione che l’omissione della Storia e in senso traslato anche del presente, viene generato proprio dalle nostre azioni riflesse dallo specchio che ci propinano.  “…Guardiamo le vecchie notizie, distratti / mentre parlavano all’infinito nel solito modo / a proposito delle ultime bugie, inganni / Abbiamo visto il domani, e desideriamo un giorno migliore / … / Abbiamo sentito le chiamate di avvertimento, le abbiamo ignorate / Abbiamo visto il cambiamento del tempo, abbiamo visto gli incendi e le inondazioni / Abbiamo visto la gente alzarsi, divisa…”  O ancora più duro  “…Devi spegnere l’intero sistema / Devi spegnere l’intero sistema / La gente sta provando a salvare questa terra / da una brutta morte / Devi spegnere l’intero sistema / Le persone cercano di vivere / lavorare in un mondo di fabbriche di carne / … / Devi spegnere l’intero sistema / Questo è l’unico modo in cui tutti possiamo essere liberi / Devi spegnere l’intero sistema / Ricominciare e costruirlo per l’eternità…”  Poi come ben sappiamo l’intreccio che va oltre le persone comuni, ci separa dalla barriera che ci lascia dall’altra parte come inutili comparse. “…C’è un arcobaleno di colori / nei vecchi Stati Uniti / Nessuno imbiancherà / quei colori di distanza / e i leader hanno parlato / dall’altro lato del muro…”

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Purtroppo di muri se ne stanno erigendo ancora e il messaggio che trasuda dal virtuosismo delle chitarre si trasforma come una volta nelle armi degli antichi cavalieri, pronti a difendere o a ribellarsi per una giusta causa. In fondo, se questo vecchio pazzoide si è sempre mosso per dare al mondo un aspetto “colorado”, perché non credergli?  “…Mentre le stelle volavano, mi sono scontrato con la memoria / ma in qualche modo sono sopravvissuto…”  E se lo sei stato tu, caro mio, speriamo di esserlo anche noi.
Salute ragazzi !

il Barman del Club

6 Comments on “NEIL YOUNG & CRAZY HORSE – Colorado

  1. Il nostro eroe lo chiami tu, certo : l’indiscusso eroe di tutti noi (che non siamo tutti gli altri – tu capisci cosa intendo ) In ogni caso credo che più esplicitamente valgono per noi le parole di Ligabue : ” certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei ).
    Un bicchiere colmo fino all’orlo di tequila barman, tutta d’un fiato e senza tante cerimonie da fichetti tipo sale e limone.

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    • certo… 🙂 Tra l’altro non so se lo sai, ma il sale e il limone veniva usato per alterare il sapore della Tequila di cattiva qualità, e alla fine è diventata una moda usata dai dilettanti. Come capirle rete dinamiche. E visto che sei un intenditore, per te ho in serbo una Josè Cuervo Especial Gold: Riserva, tanto per non farci mancare niente. E lasciamo perdere robe tipo “tutto d’un fiato”: noi ce la gustiamo (!)

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  2. Ma che strana corrispondenza di idee… Quasi in contemporanea, entrambi abbiamo parlato di Neil! Un grandissimo, senza dubbio. E poi che abbia chiesto la cittadinanza americana per votare contro Trump 🙂

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    • 😀 fa parte di lui: prende sempre posizione. Tra l’altro mi sono stupito che non fosse ancora cittadino statunitense. Comunque si, se ne abbiamo parlato in contemporanea è proprio perché diventa imprescindibile nella storia della musica di questo periodo. Ho letto anche il tuo articolo dove parli di quel capolavoro che è “Weld”: un live straordinario che ha segnato un’epoca, per non dire un’epica, quella ci vede trasportati dentro alla leggenda di un mondo che sentiamo nostro…
      Sempregrande!!!!!

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