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Nell’ambito di un territorio folk raffinato e interpretato con intelligenza, quest’ultimo album della canadese Tamara Lindeman alias “The Weather Station”, si alza sopra il livello della media con un prodotto veramente particolare, proprio se consideriamo il minimalismo che solitamente circonda questo genere e che invece in questo caso si apre e s’insinua dentro altre sonorità: molto jazzate, molto cool, trasfigurandosi in un pop delicatissimo.
Continuando nella metamorfosi  che ha caratterizzato questo gruppo dai loro primi lavori, la tipica semplicità degli esordi li ha portati a questo splendido disco, configurando una maturità la quale via via ha coinvolto la loro leader fino a trasformarla in una interprete dalle sfumature suggestive e dai testi molto particolari.

The Weather Station - Ignorance-2

Sono proprio i testi a coniugare un percorso fatto di sfumature verso la connotazione ecologista e un impegno sociale declamato in simbiosi con la delicatezza femminile, però, mai banale per come si pone di fronte alle situazioni odierne. È una presa di coscienza basata essenzialmente sulle percezioni poetiche e come tali sono espresse senza prevaricare nella denuncia. Diventano partecipazione attiva proprio come appartenenza ad una dimensione in perfetta simbiosi con l’equilibrio della natura, cercando di prendere una posizione anche polemica, ma declamata come una lirica che avvolge l’ascoltatore portandolo nella sua messinscena e nello stesso tempo lo fa ragionare come un individuo cullato dalla bellezza. Una bellezza salvaguardata proprio per la contrapposizione continua con la realtà. Tutto questo insieme alle situazioni più intime che appartengono alla nostra personalità e che l’autrice ce le fa riviere come pagine di un diario fatto di terra e di aria.

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“…Non ho mai creduto al rapinatore / Non ho mai visto nessuno scavalcare il mio recinto / Nessuna borsa nera, nessuna mano guantata / Non ho mai creduto al rapinatore / Ho pensato che tutto quello che aveva preso fosse sparito / Niente da fare, niente da fare / Non ho mai creduto al rapinatore
No, non ho mai creduto al rapinatore / Non hai mai creduto al rapinatore / Hai pensato: “Un ladro deve odiarti per volerti prendere” / Il ladro non ti odia / Non hai mai creduto al rapinatore / Ma il ladro non ha mai creduto in te / Eravate due metà dello stesso pezzo, divise in due / No, il rapinatore non ti odia // No, il rapinatore non ti odia, aveva il permesso / Permesso a parole, permesso di / ringraziamento / Autorizzazione per legge, autorizzazione delle banche / Cene in tovaglia bianca, centri congressi / È stato tutto fatto con molta attenzione / Crea la vera immaginazione, rendi irreale ciò che può essere preso / Distogli lo sguardo dalla luce della finestra / Rivolgi la tua attenzione a questo coltello affilato / Non ho mai creduto al rapinatore / Quando ero giovane, ho imparato a fare l’amore con il ladro / Ballare con l’altro / Per strizzare dalla sua mano il tocco di un amante / Non ho mai creduto al rapinatore / Nessuno mi ha insegnato che niente era mio / Se niente era mio, prendere era tutto ciò che c’era / Saccheggi all’alba, saccheggi al tramonto / Tieni aperti i cancelli per il bisogno / con lussuria / E tutto quello che ho visto è stata la polvere sollevata…”
Questo bellissimo testo relativo alla prima traccia: “Robber” alza subito il livello della proposta, perché se continuando ci dice “…No davvero, non posso semplicemente coprirmi gli occhi? È perché canzone dopo canzone la poetica deve scorrere come acqua verso il mare.

Link traccia d’ascolto

Poi tutto continua, traccia dopo traccia, fra introspezione e attualità: “…Alcuni giorni potrebbe non esserci nulla che incontri / Per stare dietro alla fragile idea che tutto sia importante / Mi sento inutile come un albero in un parco cittadino / In piedi come un simbolo di ciò che abbiamo distrutto…” E poi ancora: “…Separati da tutto il lavoro che dovevamo fare / Separato da tutti gli argomenti che perdi / Separato da tutte le cose che pensavi di sapere / Separato da tutte le parole che non hai scelto / Separati dai risultati che non puoi confutare / Separato da tutte le risposte che non potevi scegliere / Separato da tutte le cose che pensavi di sapere / Separato da tutti i sogni in cui vai alla deriva…”
Il bello è anche l’accostamento fra il mondo esteriore e quello interiore, una sorta di bilanciamento con i sentimenti più nascosti, in cui emergono tutte le problematiche dell’amore, tra inizio e fine, tra luce e buio, cercando d’interpretare la correlazione tra meraviglia e annientamento: “…Ho provato a indossare il mondo come una specie di indumento / Raggiungo le mie dita all’interno di tutte le tasche attaccate / Un tessuto, macchiato e strappato e graffiato / Tirando le cuciture / Ho vagato per le strade in quel modo / Vestita in modo così sgraziato // Non importa al mondo se lo incorporo
Non poteva importare di meno che volessi farne parte / Ancora armeggio con le mani e la lingua per aprirlo e separarlo…” e continuando: “…Ho provato a indossare il mondo come una specie di giacca / Non mi tiene al caldo, non riesco mai a fissarlo / I corpi non vogliono mai non muoversi, vogliono tutto / Essere nascosti, essere toccati, essere conosciuti / Da spogliare, da vestire…”

Link traccia d’ascolto

La dolcezza con cui vengono proposte questi splendide parole mi hanno ricordato “The Future” di Leonard Cohen, proprio perché in un’esecuzione apparentemente raffinata e gestita con discrezione, a volte soffusa e a volte solare, si celano delle verità sconvolgenti che appartengono a tutti noi. Inoltre, i video che ritraggono la nostra eroina vestita di specchi, rappresentano proprio quella voglia di farci partecipi del coinvolgimento,  senza preclusioni di sorta.

The Weather Station - Ignorance-bLe foto sono prese dal web

Un disco sicuramente riuscito, delicato d’ascoltare, profondo per pensare, impegnato quanto basta da stupire, il quale ci lascia ben sperare sulla qualità degli interpreti dell’immediato futuro, proprio per la continuità e le potenzialità della musica, per le innumerevoli espressività dell’arte. Tutti noi ne abbiamo bisogno, legati indissolubilmente da un desiderio universale nato con i suoni della natura e con le variazioni di tutti i giorni, creando quella duplice valenza sia comunicativa e sia psicologica che apre alla socialità o alla dimensione interiore.
Salute ragazzi !

il Barman del Club

8 Comments on “The Weather Station – Ignorance

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