lettere-di-flavio-almerighi

Flavio Almerighi è una di quelle persone che ha avuto la fortuna di vivere due esistenze: una pre-digitale e un’altra successiva. Fa parte di quella generazione cresciuta attraverso due modi differenti di percepire la vita, e ha la possibilità di sentirsi giudice di un certo comportamento che ci appartiene e che in un certo modo ci ha formato, attraverso le esperienze della crescita.

scrivere-lettere

In questa sua ultima raccolta di poesie intitolata semplicemente “Lettere“, il nostro protagonista decide di spedire sotto forma di poesia degli scritti che idealmente arriveranno nelle nostre case, come si faceva una volta, le quali analizzano emozioni diversissime nel rappresentarci. Sostanzialmente circoscrivono tutta la nostra attualità, che il poeta analizza e trasforma trasudando un lirismo efficiente quanto basta per sottolineare in rosso ogni frase. Ma se alla fine queste lettere non raggiungeranno le destinazioni che si erano imposte, rimarrà pur sempre una traccia del loro impegno per trasmettere il messaggio in esse contenuto, pronto per aprirsi e appartenere gli altri. La metafora iniziale è proprio legata all’idea di base: scrivere senza interruzioni, e poi spedire a tutti ogni singola parola nell’esercizio della lettura che ci appartiene da quando è nato il mondo. Se nei capitoli che percorrono queste pagine leggiamo di “lettere mai consegnate”; lettere d’amore e non”; “affrancature a carico del destinatario” e altro ancora, è perché il discorso intrapreso dall’autore non è un senso di nostalgia verso un passato vissuto con passione, ma al contrario dev’essere proprio questo tempo di ieri a ritornare vivo per rappresentarci nella sua interezza, senza sentimentalismi, anzi, tutta la struttura rasenta la denuncia caustica dentro un amore profondamente sentito. In fondo, se l’idea di comunicare è alla base della nostra civiltà, anche una poesia ci porterà ad interrogarci appena la riceveremo fin negli abissi dove credevamo di nasconderci.

Lettera

Ora tocca a te comprendere
l’estate sconosciuta

senza tradizioni di famiglia.

Candela flessibile
consumata sotto l’altare
di chi non crede,

carne e stoppino, là
dove spiaggiano desideri.

Dimmi tu di te,
quali siano le tue rondini
come mai sono già partite,
quanto ti spaventa e meraviglia
se un cane

vuole leccarti la mano.

Io sto qui
a cercare e vendere,
ho tutto sott’occhio
quando non precipito,

ti sia lieve la mia lettera
lanciata alta

assieme a un bacio.

niente da spiegare

Regge la scena da protagonista.
Scrive le sue lettere a un telefono,
e banali risposte,
tutto il mondo è una cornice
riverente e in disparte,
mentre tutti a guardarle le gambe
all’approssimarsi di un temporale.
I risvegli sono fiaccole
all’una e quarantotto
alle cinque e quarantacinque,
poi tutto d’un fiato
riprendere la civiltà del sonno
fino a che un futuro
scatterà in piedi con aria arrogante.
Le scale mobili in direzione opposta
a inutili primavere.
Rimane una carrozza
contenuta, piccola,
riporta fino alla partenza,
il passato avanti
cammina lento, e lei
regge la scena da protagonista.

Mai

sono tua moglie, le tue doglie,
il serpente piumato nell’età d’oro:
mi accanisco sui tuoi resti
per restare sul mio piacere

salto improvvisa sul tavolo
a unghie spianate rovescio l’architettura,
a volte mi spalanco
ma la visione è limitata

sarò ovvia, non mi lasciare
non ho altri che te:
eppure non c’è odio migliore
nel sentimento di ogni giorno

quando il portacenere è colmo,
turba il più accanito dei fumatori:
non ho pubblico, ho privato
non smetto l’impossibile. Mai

Lettere d’amore senza mittente

Ci vediamo a Sant’Andrea
nelle brevi passeggiate,
senza spiagge
per sentire meglio le distanze

più indietro un po’ di storia;
non si sente parlare italiano
nemmeno dalle finte bionde che,
verso sera, sciamano all’orizzonte
per farsi belle scrivendo
lettere d’amore senza mittente.

Tutti si arrangiano con vetri
e serrande chiuse in petto.
Sono belle le ossa piatte
perché non hanno verso,
mentre più in là cormorani
splendono muti
coi becchi caricati a sale.

La verità

La verità chiusa dentro
la sottoveste mai tolta,
somma di onde, colonne
d’acqua pesante e annerita
dalla furia degli elementi.

Rocce, uniche vele sporgenti,
non è tracciata la destinazione.
In seno alla memoria
l’unica è campare in aria.
Dormire, per non sognare.

Sarà questo
poter riagguantare i desideri?
C’è un infinito da colmare.
Prendimi la mano,
bacerò il tuo sorriso.

Uccidete i Cananei

Voi che siete uomini,
sporchi dentro e sporchi fuori,
uccidete i Cananei,
mangiatene figli e spose,
lasciate i feriti a terra,
muoiano poco per volta
divorati dagli uccelli:
uccidete quei senza dio,
uccidete i sacrifici umani
le biblioteche.
Uccideteli.
Hanno nuche tenere.
Date alla terra il loro latte,
il loro sangue nero
non importa l’età,
nascono e muoiono
col marchio d’infamia,
spargete sale sulle loro città,
vuotatele di ogni bene,
se necessario lasciate superstiti,
ma siate civili,
caricateli su barche
senza remo né vela
e vengano dispersi in mare,
a voi, signorine, ripeto,
investite il ricavato
in nuove armi per ripartire
un’altra crociata

da “Lettere” di Flavio Almerighi
(MCABOR Editore)

copertina-lettere-flavio-almerighi

Tutto questo e altro ancora ci ritroveremo fra le mani assaporando queste liriche, come un corpo vivo, come un’ustione che brucia le dita, tanto è vera questa loro essenza, tanto è viva questa loro idea.
Io consiglio a tutti di leggere questo libro come una prova che vi rappresenterà per immedesimarsi nelle pulsioni dell’autore, attraverso uno spaccato di noi stessi, perché il suo pensiero spedito all’interno dei nostri labirinti non sarà un filo per uscirne, ma un attimo di ripensamento per abbattere il muro che si è sovrapposto fra di noi.

il Barman del Club

27 Comments on “LETTERE – Flavio Almerighi

  1. ‘ come te nessuno mai’ la tua capacità di entrare nel cuore delle cose.
    Le poesie che hai scelto sono una più bella dell’altra in una diversa dall’altra nel procurare emozioni.
    Grazie caro barman 🍹🍸🍹🍸

    Piace a 1 persona

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