rock-&-rollLe immagini sono prese dal web

Dopo una sbornia psichedelica, concentriamoci su delle uscite che a mio avviso quest’anno sono una spanna superiore alla media delle pubblicazione proposte, anche se nella moltitudine esagerata è sempre difficile fare delle scelte azzeccate. Comunque, fidandomi del mio gusto personale, questi dieci album si concentrano su quell’idea di ritmica che sta alla base del rock’n’roll, e che, nelle sue derivazioni e/o contaminazioni, rimarranno sempre in equilibrio fra intrattenimento e arte pura.
Partiamo…

rock e ritmo-album del 2021

Mojiti alla frutta

Fly Pan Am – “Frontera”
Low – “Hey What”
The Devils – “Beast Must Regret Nothing”
Squid – “Bright Green Field”
Modu Moctar-“Afrique Victima”
Donna Tun-“Insonante”
Genghis Tron-“Dream Weapon”
The So-Called-“Return Of A Band Called So”
Jess and the Ancient Ones-“Vertigo”
Nels Cline-“Share the Wealth”

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Fly-Pan-am-Frontera

Fly Pan Am
“Frontera”

Questo ensemble canadese etichettato come sperimentatore intorno alla dinamica del post-rock, ha invece trovato la formula giusta per realizzare degli spettacoli multimediali interessantissimi come questo “Frontera“. Non è casuale che la collaborazione con il collettivo britannico degli United Visual Artist noto per le sue installazioni multidisciplinari, insieme al gruppo di danza moderna conosciuto con l’appellativo di Animals of Distinction Dance Company di Montreal, ha prodotto questo album veramente interessante. L’alternanza delle situazioni ritmiche, insieme alla forza dell’avanguardia ci conduce via via dentro ad un percorso dove, oltre a certi momenti simili alla deflagrazione della nitroglicerina, ci trasporta in un ambiente fluttuante in cui il movimento degli interpreti avvolge la scena nel suo interno noise. Il fraseggio tipicamente kraut-music insegue e raggiunge certi sussulti tipicamente Neu! per poi riassestarsi nel magma della sua genesi operativa, come se la Costellation (la loro casa di produzione), volesse imprimere il suo marchio, per poi lasciare libera iniziativa a tutti gli artisti presenti. Non c’è niente di effimero: tutto è dannatamente reale fino a coinvolgerci completamente. Splendido! Voto 9

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Low - Hey What

Low
“Hey What”

Ormai sono anni che questo gruppo di Duluth nel Minnesota, sfodera un capolavoro dietro l’altro, riuscendo a fondere, slowcore, indie-rock folk apocalittico insieme a una ricerca d’avanguardia veramente unica nel suo genere, in cui le dissonanze apparentemente rumoristiche erano e sono la forma ideale di un concetto melodico straniante, per quanto affascinante. Quest’ultimo lavoro si equivale a mio avviso con quelli precedenti, come se la fede dei Mormoni a cui sono devoti, fosse la messinscena ideale per una liturgia dell’essenza umana, fra apocalisse e salvezza, trasformando la musica in un medium perfetto, simile a una preghiera fatale che uccide e redime nel condurci davanti al giudizio universale. Ogni traccia di quest’album è la sintesi di un processo che lentamente si tramuta in ascensione verso l’alto, come se l’idea di avvicinarsi a un creatore diventasse una forma di necessità, figurandosi nell’aldilà. Ma in realtà abbiamo i piedi fissati su queste terre, e l’inevitabile è sempre tra di noi. In fondo, nell’apoteosi di un post-rock che straripa nella melodia, per quanto alterata, ancora una volta i Low vivono intorno alle loro visioni consapevoli di esistere nel fulcro di un viaggio senza fine. Concettuale! Voto 8,5

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The Devils - Beast Must Regret Nothing

The Devils
“Beast Must Regret Nothing”

Questo duo partenopeo è l’esatta incarnazione del celeberrimo sesso, droga e rock’n’roll, a cui non fanno mistero, anzi, l’esaltazione erotica è una forma di misticismo perfettamente in sincrono con la loro iconografia. Alfieri di garage nostrano, dimostrano ancora una volta di trovarsi a loro agio dentro a queste sonorità bluesy, sporche e acide quanto basta per raschiare un barile dove a suo tempo si erano già ubriacati i Gun Club, i White Stripes o i Cramps, giusto in tempo per sfogare i loro ritmi forsennati insieme a devianze più accattivanti. Poi, se tra una canzone e l’altra fanno capolino Mark Lanegan e Alain Johannes, non è soltanto la carta moschicida dove potremmo incollarci tutti, ma la consapevolezza che una dimensione internazionale non è regalata: tutto è meritato insieme alla loro spavalderia. Ogni traccia puzza di America rurale, grezza come la sua ignoranza, immediata come la sua scenografia, e tutto brucia: s’infiamma sopra le braci di un rockabilly misto al punk incenerito dalla loro deflagrazione. Torrido! Voto 7,5

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Squid – Bright Green Field

Squid
“Bright Green Field”

Come già anticipato nell’articolo sui Black Country, New Road, anche gli Squid fanno parte della nuova ondata post-punk che sta coinvolgendo l’area britannica, carica di poetica suburbana e ritmica sincopata. I loro testi sono un tutt’uno con la genesi musicale: straripante quanto basta per coinvolgere chiunque dentro un vortice inarrestabile. Basta guardare lo splendido video relativo al singolo del disco per farsi un’idea di come un pezzo della durata di otto minuti, non solo trascende le dinamiche classiche di una musica solitamente costruita sopra canzoni brevissime, ma le supera proprio per un’idea letteraria, arrivando addirittura a figurarsi dentro una trama filmica che li caratterizza. Se poi, jazz, sperimentazione e influenze industrial, interferiscono per sentirsi più avvincenti possibili, il tutto fa parte delle passioni di questi ragazzi, i quali, desiderosi d’intraprendere delle strade più attuali possibili nel loro mondo post-adolescenziale, il veicolo più vero è proprio la loro espressività lirica, e una potenza verbale che trasforma tutte le tracce di questo album in un caleidoscopio impazzito e bellissimo nello stesso tempo. Da avere, assolutamente! Voto 8,5

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Modu Moctar
“Afrique Victima”

Questo chitarrista di origini nigeriane, in cui le influenze di un sound sub-sahariano mischiato alla psichedelia vibrante intorno a un desert-blues potente e viscerale, ritorna sulle scene con un album dalla bellezza sconvolgente. Il classico stile che abbiamo conosciuto con protagonisti importanti come i Tinariwen, Tamikrest, Songhoy Blues, fino a maestri come Bombino, Selmou Baamar o Ali Farka Touré, viene reinterpretato in questo caso con un senso della poetica molto profonda, legato al suo maestro ideale: quel Abdallah Oumbadogou, cantante e protagonista della rivolta in Niger del ’62, in cui i versi delle sue liriche furono importantissimi per quel desiderio di libertà. Per questo motivo l’impegno politico di questi nuovi testi assumono una valenza prevalente, soprattutto quando il sound di queste chitarre sfodera riff a ripetizione da sembrare lancinanti, con quelle tonalità alte da imprimere la tensione di un rock viscerale, sempre affascinante. L’Africa vive ancora nelle sue contraddizioni, ma la risposta musicale dimostra ancora una volta che un continente così variegato, racchiude in sé tutte le meraviglie possibili per il suo risarcimento. Da ammirazione! Voto 8,5

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Donna Tun – Insonante

Donna Tun
“Insonante”

Ogni tanto la terra Argentina ci regala tesori come questo album dal sapore classic-rock, ma in realtà, la shakerata di alternative stoner insieme a delle idee progressive molto coraggiose, creano un prodotto dal sapore originale, attraversato da ritmi e controritmi che nelle loro evoluzioni, sfociano dentro a suite dall’incedere simile a un elettrocardiogramma, per poi tramutarsi in un acido perverso tra funky e sludge. Anche  il cantato segue questi stilemi bizzarri, a volte con un retrogusto latino, e a volte concentrati in un recitato cantilenante, in cui, la musicalità della lingua spagnola crea dei sussulti divertenti. Però, man mano che scivoliamo lungo le sue tracce, tutta la messinscena acquista un valore veramente interessante, dimostrando che questi ragazzi di Buenos Aires ci sanno fare, strutturando un concept che dimostra la qualità di chi vuole andare oltre il già sentito. Chissà perché la cover dell’album e anagrammando il nome della band mi sono venuti in mente gli Hot Tuna (si lo so, ho molta fantasia); ma questo dimostra che se le radici partono dalla classe del passato, oggi, e traducendo il titolo in: “clamoroso”, il risultato ci farà alzare dalla sedia per un applauso meritato. Si lo so, in italiano può diventare un gioco di parole, ma “insonante” è l’appellativo ideale per far parte dell’eccellenza. Notevole! Voto 8

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Genghis-Tron-dream-weapon-2021

Genghis Tron
“Dream Weapon”

Questi ragazzi newyorkesi si erano fatti strada con un metal sperimentale, inserendo l’elettronica dentro a delle strutture tipicamente math-rock, e che ora, dopo ben dodici anni di assenza dalle scene, ritornano cambiando lo stile e trasformandolo in una psichedelia dagli accenti post-rock. Non è casuale che l’elettronica è rimasta inalterata, ma la proposta è più godibile per un ascoltatore della prima ora, pur rimanendo circoscritta intorno a delle strutture narrative complesse, cariche di pathos e di ritmo. Anzi, è proprio la proposta ritmica che si prende la scena, diventando via via sempre più maniacale, per non dire ipnotica, quasi a voler diventare la protagonista essenziale di questa teatralità. Il cantato shoegaze è un ulteriore novità dovuta anche ai vari cambi di formazione che la band ha subito nel corso di questa lunga assenza, e forse proprio per questo, è migliorata in qualità e dinamismo, se per dinamismo intendiamo la perfezione formale fra basso e batteria, mentre il resto della band giganteggia nel fulcro della sua evoluzione sonica. Veramente una sorpresa! Voto 9

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The So-Called - ‘Return Of A Band Called So

The So-Called
“Return Of A Band Called So”

Anche se l’immagine di copertina ci porterebbe verso ambientazioni tipicamente western, in realtà questi ragazzi giramondo, che da Dublino sono finiti in Grecia, si tuffano a perdifiato nelle loro atmosfere inzuppate di garage, punk e country acceleratissimo, fino a trasformarsi in uno psych-billy devastante e dinamitardo, abbastanza selvaggio da simulare tutte le atmosfere della loro immaginazione cinematografica. È come se i Pogues si fossero incontrati contro Lou Reed, Warren Zevon e Buddy Guy in un duello incandescente, per poi capire di allearsi unendo le loro doti per un’ipotetica battaglia a suon di chitarre, sempre più infernali. Fondamentalmente, nonostante emergano le dinamiche di un rock vecchio stile, tutto l’impianto risulta molto piacevole, talmente è immediata la percezione di ogni traccia, fino a coinvolgerci dentro questa perdizione asfittica: completamente, senza un attimo di pausa, senza la speranza di un respiro. Per questo ci arrendiamo e ci lasciamo sopraffare. Ma in fondo cosa c’è di più bello?  Inarrestabile! Voto 8

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Jess and the Ancient Ones – Vertigo

Jess and the Ancient Ones
“Vertigo”

Ascoltando le tracce di quest’album, nessuno di noi direbbe di trovarsi in Finlandia, dalle parti di Kuopio, proprio nel mezzo dei cosiddetti “mille laghi”, perché, questi bellissimi pezzi, riecheggiano uno scenario americano di fine anni ’60, quando i Jefferson Airplane fecero della psichedelia una forma canzone avvincente e trascinante. Non è casuale che la vocalist del gruppo, conosciuta con l’appellativo di Jess, ricorda proprio la sublime Grace Slick, anche nell’intonazione della voce. Questo però non deve sembrare riduttivo, innanzitutto perché questi ragazzi dimostrano di avere una creatività eccellente, e poi perché la loro evoluzione ritrova intorno alle melodie di un rock melodico, quell’impatto viscerale che ci coinvolge intorno a un mazzo di canzoni bellissime, una più bella dell’altra, da cui è difficile sceglierne una rappresentativa. È anche vero che da queste latitudini siamo abituati ad una scena che ci ha regalato da tanti anni una miriade di band fortunate, proprio seguendo le orme di questo genere fino al metal estremo, con risultati fuori dal comune. Intanto, godiamoci questa sorpresa con il piacere dell’ascolto più vero che ci sia, figurandoci nella loro bellezza e nel loro impatto emozionale. Avercene! Voto 8,5

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The-Nels-Cline-Singers-Share-The-Wealth-cover

Nels Cline
“Share the Wealth”

Nels Cline ci ha abituato da tempo con le sue collaborazioni che spaziano dal rock al jazz, inseguendo una forma di legittimazione personale che non ha eguali nel mondo della musica moderna. La conseguenza di questa ricerca si è materializzata in una serie di pubblicazioni che rimarranno indelebili nel panorama del nostro secolo, perché, in ogni spazio creativo, le stratificazioni musicali sovrappongono momenti che vanno dall’ambient al noise, dal free all’avanguardia, dalla fusion più estrema all’improvvisazione collettiva, per far coesistere un miracolo dietro l’altro. Quest’ultimo lavoro è un ulteriore dimostrazione che la musica non è soltanto un insieme di strumenti che vogliono scimmiottare delle melodie per fare business, ma rappresenta la matrice della perfezione immaginifica per delle opere d’arte. Poi, se dei musicisti orbitanti nel giro abituale di John Zorn e di Caetano Veloso (straordinaria l’interpretazione della sua “Segunda“) hanno collaborato per questo risultato eccellente, è perché l’arte di prima non ha sfaccettature per separarsi da essa, ma si leviga a sua volta per diventare una sfera dove scivolare insieme a tutte le sue disavventure. Fra queste tracce non c’è un mondo, ma un universo talmente variabile da costringere chiunque a sciogliersi nelle sue fluttuanti correnti fino a evaporare per diventare aria, ossigeno che ci farà continuare a vivere. Sta di fatto che in questa improvvisazione di gruppo, si sfocia nell’assoluta dimostrazione che la classe è un piccolissimo dettaglio appartenente a pochi eletti. Meraviglioso! Voto 10

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cocktail e musica

Bene, dopo una scorpacciata di ritmi scivoleremo con la prossima tappa verso qualcosa di più dolce, come quei cocktail dove prende il sopravvento il gusto “amabile” e non quello “secco”, ma nella variabilità della nostra vita, è giusto circondarsi di tutti gli aggettivi che la renderanno completa, e proprio per questo, migliore.
Sempre per servirvi

il Barman del Club

9 Comments on “Divagazioni fra rock e roll – gioielli pregiati del 2021

  1. Sono senza parole per come scrivi bene e fai capire ogni album. I Low li sto ascoltando, bello e ma abrasivo. I Fly Pan Am ? Ho quasi tutto e messo in lista d’acquisto, sono un colletivo musicale molto interessante. L’ultimo artista non lo conosco ma vedrò di andarci “dentro”. Grazie.

    Piace a 1 persona

    • Se ti riferisci a Nels Cline, nell’ambito del rock è stato il chitarrista dei Wilco di Jeff Tweedy, però i suoi lavori più belli li ha fatti nel non do del jazz, o della fusion se vogliamo. Bellissimo è l’album “Dirty Baby” dedicato al pittore minimalista Ed Ruscha (la confezione è un capolavoro con molte opere dell’artista in questione). Assolutamente da avere (!)

      "Mi piace"

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