rock-n-roll-5

Rieccoci fra noi, con un excursus su delle ultime uscite interessanti, di vario genere, giusto il tempo per emozionarci ancora una volta, perché, come ripeto sempre fino allo sfinimento, la bellezza della musica non ha mai fine, e ogni volta è una scoperta sorprendente.

ultimi ottimi album del 2021

Partiamo…

Dark Mark & Skeleton Joe – Dark Mark vs Skeleton Joe
Emma Ruth Rundle – Engine of Hell
Jerusalem In My Heart – Qualaq
Old Time Religion – Musiking
Joan As Police Woman with Tony Allen & Dave Okumu – The Solution Is Restkess
Dry Cleaning – New Long Leg
Model Home – Both Feet En Th Infinite
The Breakbeast – Monkey Riding God
Giöbia with The Cosmic Dead – The Intergalactic Connection
(Exploring the Sideral Remote Hyperspace)
Trees Speak – PostHuman

cocktail e musica

Dark Mark vs Skeleton Joe - Dark Mark vs Skeleton Joe

Dark Mark & Skeleton Joe
Dark Mark vs Skeleton Joe

Quando uno come Mark Lanegan non riesce a stare fermo un momento, e decide di collaborare a questo progetto dell’ex Icarus Line: Joe Cardamone, è perché l’universo della musica non deve mai rimanere in stallo, soprattutto quando delle stime reciproche amplificano i rapporti interpersonali. Questo album è un tuffo nell’elettronica più ritmica e più variegata possibile, dove, una serie di canzoni, spaziano fra critica, ironia, intimità e sconfitta, poesia e humor nero da raschiare la pelle come carta abrasiva. Forse sono le solite storie dei perdenti americani, ma sprigionano una tensione tale che non lascia indifferenti. Probabilmente, la classe dell’ex ragazzo di Ellensburg è arrivata in una dimensione così marcata, il quale, ogni cosa che tocca brilla di luce propria sprigionando ogni bellezza possibile. Il vocione di Mark raggiunge delle vette che soltanto il Johnny Cash con le produzioni di Rick Rubin potrebbe superare, e trasforma questo lavoro in una serie di pezzi da ascoltare senza remissione. Sogni e incubi non sono mai stati così vicini! Voto 8

Link traccia d’ascolto

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Emma Ruth Rundle – Engine Of Hell

Emma Ruth Rundle
Engine of Hell

Capita spesso che il dolore sia la valvola che accende la creatività, proprio per difendersi dai precipizi che conducono all’inferno. Questa cantautrice losangelina lo sa e non ne fa mistero, anzi, tutta la sua poetica è la retrospettiva di un’amarezza che raggela il sangue, e lo lascia solidificato per disegnare le sue canzoni sopra un vetro traslucido che ci confonde e ci sconforta. Però, se la misura di questo suo ultimo lavoro consiste in una serie di storie personali, intime e disperate, in cui voce e pianoforte, melodia e chitarra, si abbandonano al loro istinto confessionale, ecco che il lirismo emerge fino a distruggerci dentro e proprio per questo, emozionarci. Tutto è ridotto all’essenziale: scarno, diretto, vero. Un unico tessuto lacerato per circoscrivere un diario che non lascia scampo e abbandonato in un viaggio verso l’abisso per uscirne purificati, nonostante le cicatrici. La vita ci lascia in eredità tante gioie e tante colpe, e interpretarle è la risposta a sé stessi per non morire. Straziante! Voto 7,5

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jerusalem-heart-qalaq

Jerusalem In My Heart
Qualaq

Questo musicista libano-canadese di nome Radwan Ghazi Moumneh è l’ideatore di questo progetto insieme al regista Montréal Erin Weisgerber, proprio per realizzare con la multimedialità non solo produzioni videomusicali, ma anche interazioni che confluiscono nella letteratura, nella grafica e nella fotografia, insieme a libri interattivi. Quest’ultimo lavoro si avvale anche della collaborazione di molti altri artisti del settore sperimentale, poesia compresa, e rimane immerso nella sua radice etnica, nonostante cerchi soluzioni che vogliono superare un’etichetta o una classificazione rituale. Sta di fatto che tutte le tracce sono divise in “quadri” numerati e si calano in maniera indissolubile dentro le radici della sua terra d’origine, scoprendo ogni tipo di contraddizione ed evidenziando un dramma senza fine. Anche la musica trasuda questa tensione emotiva, come se ad ogni passaggio dovesse succedere qualcosa, da un momento all’altro. Si percepiscono tutte le paure, tutte le oppressioni, tutte dinamiche di un luogo senza pace e proprio per questo, da salvare. Difficile! Voto 8,5

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Old Time Relijun – Musicking

Old Time Religion
Musicking

Io non so se definire Arrington De Dionyso un pazzo visionario o uno sperimentatore vicino alle dinamiche di un Frank Zappa attuale. Sta di fatto che le sue improvvisazioni infarcite di ogni ben di dio, ti risucchiano e ti coinvolgono dentro un accerchiamento di suoni, in cui, prima ti allibiscono e poi ti intontiscono fino a un’ipnosi per sentirti uno zombi manipolato. Siamo sempre in una terra di mezzo rimanendo nell’impasse se definirlo un genio o un imbroglione, ma le pozioni magiche vendute dall’imbonitore di turno nel “medicine show” sotto casa, fatte di erbe negroidi e composti bianchi, strutturano un sound lacerato e variegato dalla classificazione quasi impossibile. È come se un Captain Beefheart  avesse venduto la sua anima per stratificare un’ingordigia di note pronto per una nuova rivoluzione. Qui non c’è stile, tutto è rielaborato per un trinciato forte che ti intossica fino alla fine, ti intontisce nella sua fumeria d’oppio e ti inebria come un acido dalle imprevedibili conseguenze per la nostra coscienza. Pazzesco! Voto 9

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Joan As Police Woman - The Solution Is Restless

Joan As Police Woman with Tony Allen & Dave Okumu
The Solution Is Restkess

Dire che Joan Wasser è una delle perle di questo affollato mondo musicale non è reato, perché, al di là di qualche alto e basso della sua carriera, riprendersi la scena con album di questa fattura non è poca cosa. Quest’ultimo lavoro registrato con il compianto batterista nigeriano Tony Allen e con il chitarrista dei The Invisible, Dave Okumu, dimostra ancora una volta le caratteristiche innovative della nostra eroina, concentrate intorno a un gusto estetico particolarissimo dove coesistono soul-jazz, trip-hop, afro-beat, black-music, funky-dark, be-bop; tutte strutturate intorno a un groove che scivola via come un reading appena sussurrato. Registrato a Londra da una serie di jam-session e pubblicato solo ora dopo la scomparsa di Allen, si sviluppa intorno a una trama intimista che suscita stupore per come procede a ritmi lenti e nello stesso tempo ti avvolge con un velo di fascinazione. La visione dell’insieme è completamente unitaria, riuscendo a generare una stratificazione sonora delicatissima, abbracciando tutti i professionisti coinvolti come una leggera brezza, per poi rielaborare diversi piani di lettura attraverso le visioni che genera e i sottintesi dei testi. Eccellente! Voto 9,5

Link traccia d’ascolto

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Dry Cleaning- New Long Leg

Dry Cleaning
New Long Leg

Se l’ultima ondata post-punk britannica ci ha regalato una manciata di band di notevole interesse, questi londinesi emergono proprio per quella commistione che unisce un sound dall’impronta noise con un recitato monocorde, il quale, senza mai una sbavatura, procede ritmicamente mentre il resto della band si lascia andare alle divagazioni più estreme. La sorpresa è proprio questa: un sottofondo delirante che fa da accompagnamento allo spoken-word della frontwoman Florence Shaw: algida, imperturbabile, quasi ossessiva nella sua poetica minimalista. Praticamente la sua lirica dalle inflessioni fredde, spezzate, cantilenanti, provoca un effetto straniante che via via provoca un fascino inusuale, seguendo tutta la struttura dei testi: l’asse portante di ogni traccia. Evidentemente, la storiografia che racchiude i The Fall, Lou Reed, la tradizione dei talking blues, fino a certe forme estreme di new wave, viene ripresa per emergere attraverso una forma canzone che si tramuta in forma parlata, e come tale si evolve nel suo modo di esprimersi per sottolineare ogni metafora possibile. Vediamo come si evolverà in futuro. Voto 7,5

Link traccia d’ascolto

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Model Home - both feet en th infinite world

Model Home
Both Feet En Th Infinite

Quando entriamo nelle estremizzazioni di un sound tipicamente black, in cui un hip-hop quasi distorto fino a sentirsi free, accentua le sue soluzioni in una forma di avanguardia, e trae ispirazione dalle radici etniche per confluire poi nell’elettronica di rapper e Dj; ecco che apre un territorio inesplorato fatto di convulsioni e stratificazione continue fino a perdersi dentro. Questo duo sperimentale di Washington composto dai terroristi sonori NappyNappa & Patrick Cain, elabora un percorso complicato, sincopato, fatto di ritmi scorticati e spezzati, di sovraincisioni continue, di perturbazioni pronte a elaborare un temporale dietro l’altro, come se l’affermazione che uno studio perfetto delle forme, sia l’origine di una susseguente distruzione. Questo album è senz’altro difficile, ostico, ma dimostra il coraggio di persone per niente corrotte da qualsiasi modello di business, teletrasportandoci in una dimensione altra dove, fra ascolto e provocazione, si ridisegna un nuovo modello. Forse, ci porterà in un vicolo cieco, ma come sempre qualcun altro abbatterà il muro. Potremmo definirlo: fisico! Voto 7,5

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The Breakbeast – Monkey Riding God

The Breakbeast
Monkey Riding God

Questo progetto nato dall’idea del sassofonista Sergio Pomante (Ulan-Bator e Sudoku Killer), dal batterista Alessandro Vagnoni (Bologna Violenta e Ronin) e dal bassista cantante Mario di Battista (La Mala Sementa e Ulan Bator), dimostra ancora una volta che in casa nostra esistono dei professionisti eccezionali, pronti a intraprendere ogni strada possibile per una musica attuale. Queste performance sono un esperimento frizzante, in cui una forma di jazz-prog abrasivo e fortemente ritmico, non solo brucia tutti i territori di un post-rock melenso, ma addirittura supera ogni forma di pseudo-kraut che dir si voglia. Chiaramente, la matrice fusion è lampante, ma la prosecuzione che sfodera un’innovazione per niente banale e genera un continuo susseguirsi di movimenti percussivi stracolmi di tempi dispari, fa da apripista a tutte le soluzioni che seguono immediatamente per un frullatore d’idee continue. Poi, quando un funky distorto e scorticato si mischia alle alterazioni di tutte le strutture esistenti, vien voglia di alzarci dalla poltrona per immedesimarsi con questa meraviglia. Che dire ancora: fantastico! Voto 10

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Giöbia : Cosmic Dead - The Intergalactic Connection jpeg

Giöbia with The Cosmic Dead
The Intergalactic Connection
(Exploring the Sideral Remote Hyperspace)

In questo genere tipicamente “space” le collaborazioni non sono mai mancate, soprattutto se un gruppo di casa nostra si fa apprezzare all’estero come in questo caso. Di conseguenza non è casuale se i milanesi Giöbia e gli scozzesi Cosmic Dead hanno pubblicato insieme questo album con una facciata a testa, trasformandosi e rigenerandosi in un atmosfera comune. Ma se i primi si scatenano in un forsennato inseguimento galattico fra psichedelia e melodia (c’è anche una cover di Julia Dream dei Pink Floyd), fino a raggiungere la fine dell’universo; i secondi, prendono il testimone per continuare il viaggio oltre l’inesplorato, immergendosi nella fluttuazione dove la materia si fonde con l’inconscio. Poi, come sempre, quando un viaggio ai confini della realtà supera le reali condizioni dell’immaginazione, ecco che l’esplosione dell’energia sarà lo scoppio per un’altra eternità dove le chitarre saranno la base per una nuova reazione e un’altra creazione. Se nella Bibbia leggiamo “che in principio era il verbo” sottolineando così nella parola l’origine della nostra intelligenza, io aggiungerei che prima del principio c’era la musica e insieme a lei continueremo a vivere. Altro grande album! Voto 9

Link traccia d’ascolto
Link traccia d’ascolto

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Trees Speak – Posthumanjpeg

Trees Speak
PostHuman

Questo gruppo originario dell’Arizona di radici latine, composta dai fratelli Diaz, rimane fedele a un genere di tipo kraut-rock con qualche intromissione prog e utilizzando uno stile dalle variazioni cinematografiche completamente strumentali, dal fascino un po’ retrò. Però se questi generi appena citati solitamente si dilungano nella loro struttura, in questo caso il minutaggio delle tracce non supera mai i tre minuti, con una varietà tale da incuriosire per la loro espressione sintetica. In totale i pezzi sono diciotto, ma sono talmente diversificati, nonostante l’unità di stile, che si ascoltano con piacere, spaziando da quadri astratti e figure più delineate, fino alla trama che vogliono narrare. Sostanzialmente, si parla idealmente di un pianeta che ha perso la sua connotazione originaria senza l’umanità, riequilibrandosi e registrando tramite le piante tutte le informazioni necessarie per sopravvivere, riuscendo a parlare tra di loro con una rete di interconnessioni tipo Avatar, per intenderci. Chiaramente, la connotazione ecologista prende corpo con un elettronica sostenuta, la quale si sviluppa tra loop e ritmiche insistenti simili alle progressioni dei Tangerine Dream, per poi aprirsi ulteriormente a un genere post-apocalittico. Piacevole! Voto 7

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Mojiti alla frutta

Bene cari amici, dopo quest’ultima retrospettiva rimettiamoci all’ascolto di noi stessi, proprio per sentirci dentro e per dialogare con la nostra anima più vera, perché, in ogni momento della nostra esistenza, lei ci parlerà sempre. Chiaramente le offriremo da bere!
Salute ragazzi…

il Barman del Club

6 Comments on “Divagazioni fra rock e dintorni – ultime buone uscite del 2021

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