libri da leggere a tutti i costi

Solitamente, conoscendomi bene, durante le feste mi regalano sempre libri e dischi, perché, nonostante ne abbia la casa piena, per me è sempre una goduria. Solitamente non lascio mai indicazioni, e accetto ogni dono come qualcosa di meraviglioso, perché la bellezza della sorpresa è alla base del piacere stesso. Facciamo allora una breve carrellata di queste edizioni, fra graphic-novel, romanzi e poesia, giusto il tempo per una chiacchierata in compagnia.

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Il primo libro è una graphic-novel di un’artista americana ventiquattrenne: Tillie Walden, la quale vive molto appartata a tal punto che è molto difficile contattarla, nonostante l’era dei social. “Su un raggio di sole” (Bao Publishing), sostanzialmente, è una forma di fantascienza favolistica, a metà fra un concetto adolescenziale di illusioni e la speranza che esista un confine, il quale, oltrepassandolo, permette di vivere i propri sogni senza dar conto a nessuno, come se fossero reali. Non è casuale che la trama li-3del fumetto si svolge in uno strano universo dai contorni molto particolari, in un futuro non meglio precisato, in cui, la protagonista Mia, vive su un’astronave insieme alla sua famiglia tutta al femminile, andando in giro per il cosmo a riparare vecchi palazzi in rovina. Non c’è una base logica in questo, nel senso che è tutto costruito intorno a dei concetti astratti, condotti insieme una storia parallela, dove si vede la crescita della protagonista attraverso le sue vicissitudini di ragazzina. A un certo punto sembra che non esista neppure una narrazione logica, anche se poi il finale ricongiungerà il tutto ma, durante la lettura delle 500 pagine e più, si percepisce la messinscena dell’autrice nel condurci in un mondo a parte, dove le regole sono nel non esserci regole. Anche se poi, noi stessi, abbiamo da sempre cercato di crearci intorno un universo parallelo fatto a nostra immagine e somiglianza. In questo caso però esiste qualcosa lontano dagli schemi tradizionali, lasciandoci stupiti di fronte all’imprevedibile quotidiano, anche se accogliente nella sua trasposizione apparentemente filmica. Non è casuale che il cinema di Hayao Miyazaki o i romanzi di Murakami Haruki, occhieggiano di continuo, probabilmente perché la percezione immaginifica orientale rientra a pieno titolo fra queste pagine.
Non è propriamente il mio genere, perché preferisco sì la fantascienza, ma opere più reali e dure, comunque, tutti i premi che ha vinto questa graphic-novel, testimoniano la capacità dell’autrice nel concepire trame originalissime molto vicine al concetto d’infinto, lasciando poi a noi la libertà d’interpretarlo.

tillie walden su un raggio di sole

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“Il Lupo” (L’ippocampo edizioni) di Jean-Marc Rochette, è invece una storia molto reale, interamente condotta dentro a una natura incontaminata, in cui, la classica contrapposizione fra uomo e animale, diventa il li-1climax ideale dove trasportare l’eventuale lettore in un ambiente quasi perduto, talmente siamo prigionieri delle nostre città. La trama è semplice: un lupo, diventa l’ossessione di un pastore che deve difendere le sue greggi, anche se, avendo ucciso precedentemente i genitori dell’animale in questione, questa contrapposizione viene idealizzata come una sorta di vendetta e di sfida fino all’inevitabile conclusione. Sopra tutto e tutti, lo scenario delle Alpi, il quale, attraversa la vita delle persone e della natura stessa come qualcosa di veramente incontrollabile, dove le esistenze di tutti accettano la bellezza e la tragedia come una loro appartenenza all’ambiente che li affascina. Il disegno stesso s’identifica con la narrazione perduta negli scenari selvaggi dove, l’immensità che coinvolge gli attori di questa vicenda, si apre come un teatro mozzafiato in cui vivere e morire è una sorta accettazione che ci appartiene, e le cui regole non possiamo cambiarle, anzi, ognuno di noi è parte stessa come cellula di una realtà sempre al di sopra di ogni possibilità.

Il Lupo di Jean-Marc Rochette

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La terza graphic-novel è una storia che abbiamo già sentito molte volte nel corso degli anni, perché narra la vicenda di un soldato italiano e uno tedesco, i quali, fatti prigionieri durante la ritirata della campagna di Russia nella seconda guerra mondiale, riescono a fuggire portandosi dietro come ostaggio una guardia sovietica. I tre iniziano una lunga fuga che si svolgerà nelle infinite steppe di questa nazione, con tutte le disavventure del caso, senza cadere però negli stereotipi che una trama li-2del genere può portare, riuscendo a rendere molto avvincente ogni singolo episodio. La differenza con altre storie simili consiste nel fatto che gli autori sono riusciti ad accostare poesia e violenza con le stesse caratteristiche oggettive, in cui, la bellezza della vita e del paesaggio stesso, si mischiano con la tragedia che attraversa l’umanità, nel momento in cui vengono a mancare tutte le dinamiche della pietà. Teresa Radice e Stefano Turconi in questo “La Terra, il Cielo, i Corvi” (Bao Publishing), danno vita a una narrazione intensa e profonda, dove l’animo di tre persone, apparentemente distanti fra di loro e nemici nella realtà, dovranno loro malgrado coesistere per una forma di sopravvivenza che scandaglierà i loro istinti più nascosti: dall’azione eroica alla codardia, fino a una forma di miseria che li corrode e che all’improvviso può sfociare nella grandezza di un gesto. Tre uomini: un italiano, un tedesco e un russo, divisi da tutto, che sia lingua o tradizioni personali e persino ricordi, ma che nell’imprevedibilità offerta dalla vita, ci rappresentano come esseri che in un attimo possono uccidere o perdonare, anche perché, come leggiamo nell’incipit, quella che sembra una barzelletta, in realtà è tutt’altro.
Gli autori percorrono ogni singolo tassello di questo fumetto con delle tavole bellissime, tutte in acquarello, fino a diventare arte, poesia, gesto; struttura che ripercorre lo spirito dell’uomo e della sua voglia di amare, anche nel momento della pazzia. Questa sceneggiatura ci lascia qualcosa dentro, qualcosa che ci appartiene e che non dovremmo mai dimenticare, perché sui libri di Storia, gli ultimi sono sempre messi da parte, ma sono sempre loro che l’hanno forgiata.

Teresa Radice e Stefano Turconi La Terra, il Cielo, i Corvi

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Passiamo ora a Stefano Solventi, uno dei giornalisti musicali che stimo di più, sia per affinità elettive e sia per la bravura della sua scrittura, a cui sono legato per un libro su PJ Harvey che ho letteralmente consumato. Questo “La meccanica delle ombre” (Cicorivolta Edizioni), è la sua prima opera di narrativa, la quale ci porta nella vita del protagonista soprannominato Benny dagli amici, il quale, separato, li-4con un lavoro precario, si trova coinvolto in una serie d’incidenti stradali in cui ne esce sempre senza un graffio, compresi gli altri automobilisti. Inizia così nella cerchia delle sue conoscenze ad avere la nomea di portafortuna, anche per altre situazioni del passato, a tal punto da essere, per così dire, ingaggiato, da una specie di factotum della zona, dandogli un’aura di guaritore, infatti, a contatto con degli ammalati gravi, questi avranno delle migliorie miracolose. Chiaramente il nostro eroe non accetta di buon gusto questa situazione etichettandola come una buffonata, e si adatta suo malgrado solamente per una questione di denaro viste le sue disavventure, anzi, le difficoltà finanziarie di un suo caro amico, lo porterà a sottomettersi continuamente a questi incontri dell’ultima possibilità, anche se poi la situazione arriverà a farlo implodere dentro. Nel contempo una strana ombra che lui vede continuamente nella sua stanza, lo incuriosisce e lo turba nello stesso tempo, non riuscendo a capire la sua origine e la sua apparente dinamica. Sopra tutto e tutti la musica, grande passione di Benny, il quale, avendola lasciata da giovane per altre disavventure, emerge come contraltare alla situazione anche per alleviare tutte le negatività che si susseguiranno.
Il romanzo è molto piacevole da leggere e risulta molto scorrevole dall’inizio alla fine, inoltre, le situazioni familiari dei vari attori della vicenda, tutti compresi, evidenziano quella quotidianità che noi tutti viviamo ogni giorno, e che, nell’imprevedibile susseguirsi di questo presente, ci accomuna inevitabilmente. Oltremodo, se nella vita incontriamo sempre un’infinita serie di difficolta, magari, un amuleto che ci faccia solamente da accompagnatore, o meglio ancora da produttore di miracoli, non sarebbe male averlo fra di noi, anche solo come suggestione. Poi, lo sappiamo, a volte basta una canzone per tirarci su o per liberarci anche solo per un momento, dal continuo meccanismo della vita, senza avere delle ombre intorno che ci spaventeranno.

ombra-ombre

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Il secondo romanzo di questo post è “Nagottville” (Gilgamesh Edizioni), di Massimo Baraldi, che potremmo tradurre in: la città dove non c’è niente. Ma se questo ibrido di lingue e dialetti ci porta all’interno di un luogo non meglio precisato, o in una città che in fondo non lo è, le origini dell’autore: modenese di nascita, imperiese di crescita e comasco d’adozione, riesce a fondere tutti quesi luoghi in uno solo, imm-6dandole un’aura tra il misterioso e il comico. Infatti, se già dal titolo la miscellanea delle parole crea una sorta di zuppa linguistica, la stessa scrittura scivola via tra suggestione e ironia, con un linguaggio innovativo, che a mio avviso, potrebbe essere adattato a meraviglia per una sceneggiatura da graphic-novel. Lo stesso sottotitolo ci tiene con il fiato sospeso fra queste varie eventualità, in cui la tensione si alterna con la sospensione immaginifica di un fotoromanzo noir. Sostanzialmente, la narrazione ci racconta di Maceo, un vagabondo senza terra e senza passato, e Neve, la dolcissima fanciulla che farà perdere la testa a lui stesso, fino a coinvolgerlo nella ricerca di un misterioso tesoro, talmente leggendario da superare i confini stessi della realtà. La realtà però e ben diversa dalla fantasia, e tutta una serie di delitti sconvolgeranno l’andamento monotono di questo luogo, stravolgendo le vite dei protagonisti e della storia stessa, con un finale imprevedibile e tutta una serie di colpi di scena che terranno il lettore con il fiato sospeso e il sorriso sempre dietro l’angolo.
In questo thriller fuori dagli schemi, Massimo Baraldi riesce a strutturare un percorso attraversato da una leggerezza particolare, e nello stesso tempo, a costruire una trama suggestiva e scorrevolissima, in cui, tutta una serie di capitoli (a volte anche brevissimi) rendono il testo di piacevole lettura. Sembra un gioco ad incastri, dove tutta una serie di microracconti si avvitano fra loro, creando una dinamica intrigante e inusuale, fino a diventare gioco. Ma quando il gioco si fa duro… diceva qualcuno, tutto cambia e anche la poesia diventa tragica eventualità, cronaca nera a cui non ci si può sottrarre. La vita è fatta così: si ride, si piange, e tutt’intorno ogni cosa continua scorrere, come se nulla fosse, come se la ricerca della fortuna fosse il desiderio di tutti, ma che soltanto in pochi potranno permettersela, innamorati compresi.

delitti e baci

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Concludiamo con la poesia di Adam Zagajewski, una delle voci migliori dell’espressività Ucraina (anche se le sue origini sono polacche), il quale, con questa raccolta, condensa gran parte della sua liricità attraversata da simbolismi e da continui dilemmi, sempre di fronte all’ineluttabilità del nostro presente e del suo continuo confronto con la natura. “Dalla vita degli oggetti” (Adelphi), è un libro intenso ed evocativo, in cui uomini, li-5alberi e cose convivono in un’unica scena, però, come ha scritto Czeslaw Milosz, questo non è un luogo di fuga, anzi, è proprio il contrario, perché nella quotidianità delle nostre città, tutto ciò che chiamiamo benessere, si trasforma spesso in quella noia dove ognuno di noi si perde, attraverso il continuo sovrapporsi dell’indifferenza, coinvolti da una solitudine sempre crescente. Probabilmente, dovremmo cercare quella simbiosi con il resto del creato, proprio perché lo stacco di questi ultimi anni è troppo deleterio per annullare questo equilibrio millenario. Quando noi stessi ci immedesimeremo con la vita di un fiore, di una foglia o di un’ape, potremmo cogliere quella struttura che stiamo distruggendo senza alterare il processo dell’esistenza.
La bellezza di queste poesie però è che non sono dimesse o melanconiche, o peggio ancora travolte da un pessimismo cosmico che le avvolge. Ogni verso si adatta agli oggetti che ci circondano trasformandosi in questi, parlando dal loro punto di vista. Ogni vita cerca altra vita per diramare quel tessuto lirico che, passo dopo passo, crea una rete di connessioni parallele con ognuno di noi come parti integranti del sistema, come un unico respiro. Poi chiaramente tutto continua a girare, nell’ineluttabile giostra dei nostri destini, in cui, l’immensamente grande è direttamente proporzionale con l’immensamente piccolo, e noi in mezzo, per riuscire a dialogare con tutto questo facendo della parola il gesto necessario come l’acqua che ci ha generati. “Dalle poesie / poesie, dai canti / canti, dai quadri quadri, / continua sempre l’amichevole / fecondazione. Sull’altra riva / del fiume, nel raggio dell’esistenza / marciano i soldati. L’armata nera, / l’armata rossa, l’armata verde, / arcobaleno di ferro. Nel mezzo l’acqua / tranquilla, l’onda indifferente.”

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Tutte le immagini sono prese dal web e ricomposte personalmente

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Bene, anche per oggi ci siamo divertiti fra cose serie e altre meno, ma sempre importanti per dare alle nostre giornate quel giovamento necessario di cui abbiamo necessariamente bisogno. Chiaramente, dopo la chiacchierata in compagnia, ci vuole una bella bevuta perché ce la siamo meritata…
Salute ragazzi!

il Barman del Club

4 Comments on “Graphic-novel e libri per tutti i giorni

  1. Purtroppo non amo le graphic novel (e lo so che mi perdo tanti) per cui tre tuoi titoli me li sono già giocati, leggerò Solventi e Adam Zagajewski, si sa, impossibile non averlo già letto.
    Sembra un po’ saccente questo mio commento, ma ti assicuro che non lo è. Grazie.

    Piace a 1 persona

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