Questa ultima raccolta poetica di Luisa Trimarchi la potremmo definire come il libro dell’assenza, perché la metafora delle stanze vuote testimonia proprio questa condizione di vita. Non una solitudine dunque, ma qualcosa che manca, qualcosa che si perde. Qualcosa che prima c’era e che ora è svanita. Vedi per esempio la lirica iniziale: “Dedicato”, in cui un’aula probabilmente di scuola le stanze vuote di Luisa Trimarchi(l’autrice insegna al liceo) completamente senza le presenze di sempre (complici le restrizioni del Covid) ci lascia (o ci ha lasciato) perennemente in attesa. Inizia così un percorso dove le infinite stanze di una casa interiore continuano a lasciare solo la superficie delle pareti, come se le pareti stesse fossero dei muri silenti in cui nulla entra e nulla esce. Barriere senza speranza. Vengono a mancare tutte le condizioni necessarie per la nostra sopravvivenza: l’amore, l’amicizia, la condivisione, la partecipazione. Però, se questa musica del buio è una condizione necessaria per un attimo di meditazione, tutto il contesto è una metafora di quello che ci manca in questo momento, come se il poeta respirasse il disagio esistenziale di questa società moderna, messa al muro (qui la ripetizione è necessaria) da qualcosa che non riusciamo nemmeno a vedere. Una luce spenta che non siamo capaci di riaccendere. Certo, qualche intuizione di un qualcuno che esiste intorno a noi, ogni tanto di sente, si percepisce, ma l’essenza generale è proprio un’astrazione che non si riesce a figurare, se non nella sua incomunicabilità. Persino il sogno non ha un luogo, o la morte, chiusa anch’essa nella sua negazione. Anche i colori hanno la loro dimensione immaginifica ristretta: c’è solo il grigio, il nero, il rosso, e poi il nulla, come se le restanti sfumature cromatiche non esistessero più: cancellate da un percorso che implode nel suo stesso annichilimento.


Empty room, abstract concrete interior. 3d render illustration

Anche lo stile sembra rievocare un incedere sincopato, spezzato da trattini che obbligano l’eventuale lettore a seguire un ritmo, quasi un singhiozzo simile al pianto, fatto di pause e ripartenze, di battiti e di blocchi, di silenzi interrotti da altri silenzi. Poi, come spesso accade in poesia, si configura la presenza di un “lui”, ma anche in questo caso rimane un’astrazione, come la figura di un fantasma perso all’interno di questo vuoto: come un’ombra, che si annienta da sola sulle pareti stesse. A un certo punto manca anche l’aria dentro questo percorso asfittico, nonostante l’ossessione di rincorrerla pagina dopo pagina, fino a perderla del tutto.

Lo sforzo del lettore sarà quello di aprire le porte di queste stanze, una ad una, cercando insieme al pensiero dell’autrice di ripopolare, almeno con le parole, la sua casa, perché alla fine la poesia vince sempre, anche quando sembra perdersi in un viaggio vicino al punto di non ritorno, perché basta una parola sola a ridare vita alle cose.

stanze-vuote-7

Poesie di Luisa Trimarchi
da: “Le Stanze Vuote” (Edizioni Controluna)

Dedicato

L’aula – vuota

Cosa aspetti?
Da quando aspetti?
Perché aspetti?

Non so dirlo.

Dove guardi?
Perché guardi?
Da quando speri?

Non cesso di
attendere – mai –
nel vuoto.

Il muro

Innanzi al muro lo squarcio
dei mattoni dirotti annuncia
sentenze – senza scampo.

Non troviamo la strada –
dal muro non usciamo –
oltre non andiamo.

Come il pettirosso
voliamo – vicini
nella distanza.

Del vuoto – ancora

Svuotate le stanze –
come si raccoglie
l’acqua che ovunque
imperversa nello
spazio vuoto?

Senza più volti
– lo scroscio del
pianto che è nulla –
abbatte le mura
riduce i pensieri
sancisce la fine
del limite possibile
fra umano e
disumano.

Non ricordo
il tocco di te
dentro di me.

stanze-vuote-3

Trattative

Attratti trattiamo e
inseguiamo le mani
– legate per sempre –
alle parole sepolte
in un tempo lontano.

Trattienimi – dunque –
accanto.

Delle stanze piene

C’era l’odore acre dei corpi –
contorti – sovrapposti –
il gomito dentro il gomito
– la pelle sfiorata – lo scontro
improvviso – di quando il vicino
nella linea sottile del contorno –
limitrofo – era quasi dentro te.

Tace – ora – nella neve che copre
lo strozzo atroce di chi non ha
più voce – si scontra contro mura
di gomma la mano allungata e
ritratta – nella stanza vuota.

Muto

Decomprimi il dolore
nell’assenza di parole

Taccio.
Gridi.
Grido.
Taci.

Accarezzami mentre
fuori piove – accarezzo
in nome di un unico
grido d’amore

stanze-vuote-5

Polvere

Tutto è intatto
seppure tutto –
tutto in frantumi.

Sbriciola ogni
piccolo tratto
di vita – anche se
rammendi – rallegri
i pezzi – rianimi i
morti – sacrifichi
i vivi.

Racconto

Il tormento di coloro che sanno
e non vorrebbero vedere –
il contorno percorso dei folli –
dei nudi di cuore – dei visionari –
il dolore – infine – di chi salta –
la linea – oltre il bordo –
sconfinando in quel terribile
luogo – segreto – dove i matti
siedono felici a mangiare –
liberi di tacere e piangere –
per ore.

Dove vai

Resti?
Parti?
Siedi?

Taci! Guarda fuori –
mentre ovunque
piove nelle stanze
vuote.

Il vociferare – lo spintonare –
il mescolare – l’assaporare –
il ridere – sotto banco –
il correre fuori – annodando
i pensieri alle mani addosso.

Attendi – qui – nell’aula vuota –
in ascolto – infine – spenta.

stanze-vuote-6Foto prese dal web

Spesso ci sentiamo perduti, e la poesia rimane quello strumento necessario per entrare anche nelle nostre paure, nelle nostre debolezze, nelle nostre pulsioni. Ogni cosa che vive sul confine e della nostra metà oscura, tende a scivolare o da una parte o dall’altra, ma quando interroghiamo il buio, è come scoprire un altro mondo che ci appartiene, che non ci lascerà.
L’ultima fatica di Luisa Trimarchi passa di labirinto in labirinto per trovare un’uscita necessaria, la quale può varcare la soglia nel cuore o nell’anima, o nell’infinito che le appartiene, perché, una volta ripopolato quello spazio, scompariranno tutti muri per un’altra avventura.

il Barman del Club

4 Comments on “LE STANZE VUOTE – di Luisa Trimarchi

    • Figurati, grazie a te per la condivisione artistica. Certe anime s’incontrano sempre sull’esperienza della creatività, e il riscontro della bellezza ce lo ritroveremo sempre fra le mani.
      Ciao e buon agosto !!!

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      • Buon Agosto anche a te.
        Ad Agosto rispetto rigoroso lavoro, le ferie vengono molto più in là. Però sono andata a Vedere la Biennale, che però non mi ha molto convinto. Si vede che siamo una società in movimento, che cambia molto velocemente e non mi è ancora chuary se l’arte sia anticipando le cose o semplicemente testimoniando realtà. Ma di questo ne parleremo davanti a un buon drink appena torni ☺️

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Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Zurumpat!

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