The Black Angels - Wilderness of Mirrors

Quando nel 2006 scoprii questo quintetto texano, dopo il loro album d’esordio,  ebbi una esclamazione simile alla scoperta della ruota, perché, sentire tanta freschezza unita a una dose pazzesca di psichedelia talmente attuale per quel periodo, fu come lasciarsi andare finalmente a delle sonorità che aspettavo da decenni. Poi, da quella data ne è passato di acqua sotto i ponti: li ho visti dal vivo, hanno pubblicato altri album di notevole interesse, sono stati gli artefici del Levitation Festival contribuendo a uno dei ritrovi più effervescenti d’America, e inoltre, hanno dato l’imput perché altre band sperimentassero sulla strada dove loro avevano iniziato. Risulta di conseguenza, dopo ben cinque anni d’attesa, la voglia di sentirli con un nuovo lavoro denso di quel sound che li ha caratterizzati fortemente, soprattutto pensando a quella coerenza che non hanno mai abbandonato.

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Garage, shoegaze, blues degli inferi ma, soprattutto, psichedelia, tanta psichedelia intrisa di suoni lisergici e carichi di tensione emotiva, aperta a tutte le strade possibili per una sperimentazione dall’impatto freschissimo e coinvolgente. Widerness of Mirrors contiene tutto questo e altro ancora, continuando con l’intelligenza che ha sempre contraddistinto questa band di Austin, la quale, pur rifacendosi a certe sonorità sixties, s’inoltra nelle atmosfere del suo deserto e nelle sostanze allucinogene dense di viaggi oltre le coscienze. Ma queste miglia sono attraversate da una visione cinematografica, ripercorse apposta con la consapevolezza di esistere nei suoi paesaggi con l’ammirazione di sempre, trascendendo ogni sfumatura fino al rapporto che lega l’attualità con l’anima di tutti noi.

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Chiaramente, tutte le problematiche che hanno contaminato il mondo in questi ultimi cinque anni, sono attraversati per dare ordine a un caos generalizzato, riportandolo nelle coordinate di un presente accerchiato da individui imprigionati dai poteri forti, le cui ripercussioni pesano come macigni sul nostro pianeta. Il riscaldamento globale, la pandemia, l’annientamento della musica in questi due ultimi anni, certi idoli in dissolvenza (presidenti compresi), la guerra, il pericolo di un conflitto planetario, la messa in discussione dell’aborto nella loro terra e dei diritti intellettuali degli artisti, insomma, sovrapporre assurdità sopra altre assurdità, giusto il tempo per dare all’ispirazione quella forza necessaria per far sentire la propria voce, dilatandola.

Link traccia d’ascolto
Link traccia d’ascolto

Quest’ultimo album della durata di oltre 60 minuti potrebbe continuare all’infinito, perché appena senti una traccia che giudichi bellissima, quella successiva lo è ancora di più, così come quella che verrà dopo e così via via fino al termine, a tal punto che non si riesce a scegliere quella significativa come potenziale singolo. È tutto l’album d’ascoltare: più e più volte. La sua musica pulsa ripetutamente, ti entra dentro magnificamente quasi per ammaliarti con una simulazione ipnotica. Ti inebria fluttuando con i suoi ritmi fluidi, i quali si amalgamano e scivolano come una corrente fusa nella sua stessa materia, la quale non trascina ma si addensa per fare di tutti gli stili una massa unica e fascinosa. Musica importante e determinata a farsi ricordare.

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Poi è chiaro, se le sorgenti nascono dai Velvet Underground, Nico, 13th Floor Elevators, Canned Heat, Arthur LeeMorricone e altro ancora, è perché il processo evolutivo ha sempre delle radici da cui possiamo abbeverarci, e una volta dissetati, questa sostanza si riattiva per superare il tempo pronta nel far germogliare una flora nuova e variopinta. Psych-rock dalle tinte accese ma mai troppo forti, che si sfumano nelle melodie sempre splendide senza mai diventare eccessive, come se un tono apparentemente carezzevole, diventasse via via il messaggio da apporre su tutti i muri del mondo. E ognuno di noi dovrà leggerlo. “…Adoro come mi dai il tuo gioco di prestigio / e depistaggio / Inganno e inganno / Apri gli occhi nel deserto degli specchi / Attraverso la foresta dell’illusione / Nel deserto degli specchi…” E poi ancora “…Adoro il tuo crimine (ti dirò perché ) / Il piano è andato di conseguenza (senza traccia) / Siamo usciti con tanta grazia (senza traccia)…” Parole che non lasciano dubbio alcuno e che chiamano tutti gli eroi per un’adunata epocale, perché le canzoni hanno una forza enorme. Loro lo sanno. Anche noi lo sappiamo. “...Anche Eddie, Buddy, Syd e Arthur / Rispondi se senti che ti stiamo chiamando / Stacy, Roky, John e George li imploriamo / rispondici e dicci cosa vedi  / Cosa vedi? / Quello che hai visto / Cosa vedi? / Ti invochiamo / Anche Brian, Nico, Lou e Sterling / Rispondi se senti che ti stiamo chiamando / La loro saggezza è come un fiume che chiama / Ti sto chiamando / Ti sto chiamando / Eddie, Buddy, Bo o Peter, per favore / Rispondici e raccontaci cosa hai visto / Cosa vedi? / Nella tua saggezza è come un fiume / Un fiume che canta ci chiama a te / Devi morire giovane / Devi morire per rinascere…”  Praticamente un inno allo scorrere di questa forza e di questa espressività che può arrivare ovunque per coinvolgere le masse.

Link traccia d’ascolto

The_Black_Angels_live

Per concludere, possiamo sicuramente affermare che i Black Angels non sbagliano mai un colpo. Viaggiano nell’etere del loro sound riuscendo a parlarci con un lirismo alto e diretto, sciogliendo le parole fino a farle diventare un corpo unico con le note dei loro strumenti, lasciandoci un album bellissimo e importante. Poi, se giunti a questo punto vi è venuta anche sete, venite tutti al bancone che finiamo la recensione in compagnia…
Salute ragazzi!

il Barman del Club

14 Comments on “THE BLACK ANGELS – Widerness of Mirrors

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