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Quando un gruppo storico della scena post punk e new wave londinese, continua a rimanere sugli alti livelli per oltre quarant’anni, con album di notevole fattura come quest’ultimo “Mind Hive“, rappresenta e rappresentano la più autorevole dimostrazione, di come la classe, possa emergere inalterata quando incontra l’intelligenza. Ma è proprio il piglio culturale e soprattutto intellettuale, che marchia tutta la carriera artistica della band di Colin Newman e Graham Lewis, sempre a metà fra le stratificazioni di una ricerca musicale segnata da mutevoli sperimentazioni, e una coerenza ostinata che non si è mai piegata a nessun tipo di compromesso.

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Sarebbe troppo facile disquisire sulla loro seconda, terza o quarta giovinezza, quando un’infinita serie di lavori, rappresentano un quadro autorevole sulle qualità di questi professionisti, la cui serietà, pur segregandoli in un aurea di culto, non li ha mai fatti smettere nemmeno con l’età, anzi, è proprio con la maturità di questi ultimi anni che l’espressività artistica ha raggiunto il suo apogeo. In fondo, cosa c’è di più bello nel non avere le briglie al collo nella realizzazione dei propri prodotti, per esprimersi al massimo quando la creatività ribolle nel sangue di un artista?

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Ma se la carriera di questi musicisti è a tutti gli effetti una galleria d’arte moderna, questo album segue sempre il filo dell’alternanza fra momenti in cui le marcature synth-pop fronteggiano i ritmi del loro classico stile, in cui, quella che non potremmo più chiamare new wave, si modifica per insinuarsi nella decade degli anni venti per essere fruibile quanto basta a qualsiasi ascoltatore. Non mancano anche i momenti drammatici come “Oklahoma” o “Hung” in cui l’ironia inusuale si trasforma man mano in una rappresentazione irriverente dell’essere, o per eccesso, in un lento stillicidio della società messa in scena dal palco di un cabaret.

Link traccia d’ascolto
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Sostanzialmente siamo proprio in un alveare collettivo, dove la derisione di noi stessi, viene via via sceneggiata come una lunga fila di persone che perdono tutto, come se il gioco non avesse nessuna possibilità di riuscire, fino ad essere trasformati negli stessi esecutori della mutazione. Le classiche vittime che diventano carnefici, con l’aggiunta di quella patina di sorrisetti sempre a metà fra la presa per il culo e l’ossessione dei persuasori occulti. Non è casuale che l’esposizione dell’esasperata commercializzazione del presente, è talmente intorno a noi, da non riuscire più ad abbandonarla. La vita come un carrozzone ambulante di intrugli.

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Eppure se la continua trasformazione della nostra esistenza somiglia sempre più a un supermercato, possiamo in ogni momento ribellarci con la denuncia che ci offre la musica, e in senso più esteso con la creatività dell’arte, almeno qualche vaffa possiamo esprimerlo ridendoci sopra. I Wire lo fanno da oltre quattro decadi e il loro sound non finirà mai di stupirci. Inoltre, se li incontrate nel Pub sotto casa, offritegli una birra, saranno ben lieti di brindare con voi…
Salute ragazzi !

il Barman del Club

19 Comments on “WIRE -Mind Hive

  1. Vero: non so perché, ma non mi è mai piaciuta, al di là della bellezza del disco… Non farci caso, ma un maniaco dell’immagine e della grafica come me, si perde in questi piccolissimi dettagli. Quella serie di copertine erano riferite alla “galleria d’arte immaginaria”, e ho scelto istintivamente quelle che ritenevo papabili per un’eventuale esposizione 😉

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  2. Sono d accordo con te nel tuo dotto disquisire, solo una domanda : Giulietta, la sua generazione, la pensano ‘l’ vivono con il nostro stesso entusiasmo?
    Corona!? Leggera ghiacciata! Salut!

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    • La vivono in maniera diversa, con entusiasmi diversi… siamo noi che abbiamo la presunzione di aver vissuto un tempo più funzionale, più creativo, più espressivo, e in parte è vero, però, nella visione giovanile, tutto quello che le generazioni di oggi hanno davanti, lo vivono con quell’entusiasmo di avere il mondo fra le mani, e quello che per noi era la ricerca dell’innovazione, per loro, è la stessa cosa e magari amplificata. Siamo dei vecchietti cara……. (!)

      Piace a 1 persona

      • Non intendevo nei termini che mi hai risposto. Mi spiego il tuo valirizcare oltre il tempo il valore artistico e la ricerca di nuove sonorità dei Wire il loro appeal e conosciuto, riconosciuto, dalla generazione dei ‘teen ‘ oppure no? E il loro entusiasmo e l’emozione della scomparsa, nn è indirizzata verso orizzonti aperti dai dj Avicii tra tutti che io neppure conoscevo?
        Non penso che siamo anziani se ci emozionano ascoltando la ‘nostra musica…
        Salut 🍸🍸
        Mi sento un po’ calda 🙄

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        • Cosa vuoi che ti dica, Giulietta non conosce certamente i Wire, nonostante ascolti di riflesso quello che ascolto io. Magari mi bolla come un vecchione, però quando capisce la differenza in relazione alla qualità fra delle proposte di oggi e quelle di ieri, o per esteso fra le proposte di oggi suonate da gente di una certa età, capisce subito l’estensione della qualità. Poi come sempre è solo una questione di attitudine: per lei David Gilmoure e Michael Jackson sono degli dei, mentre Colin Newman una persona qualunque. Dipende sempre come si approccia un qualcosa…

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