LETTERE – Flavio Almerighi

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Flavio Almerighi è una di quelle persone che ha avuto la fortuna di vivere due esistenze: una pre-digitale e un’altra successiva. Fa parte di quella generazione cresciuta attraverso due modi differenti di percepire la vita, e ha la possibilità di sentirsi giudice di un certo comportamento che ci appartiene e che in un certo modo ci ha formato, attraverso le esperienze della crescita.

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Black Midi – Cavalcade

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Sfrontati, irriverenti, fuori di testa, talmente geniali da segnare un confine tra pazzia e intelligenza, decidendo in qualsiasi momento da che parte stare; i Black Midi bissano il successo di due anni fa con un secondo album davvero sorprendente. Il loro sound si articola intorno a una deflagrazione schizofrenica che shakera funky, punk, cabaret, pop, rock e sperimentazione attraverso una forma teatrale in cui la musica diventa un medium per raccontare e raccontarsi, come se la provocazione, urticante e avvincente al tempo stesso, decidesse ogni volta di farsi piacere proprio per l’aspetto che genera inaspettatamente tragedia e ironia. Quello che colpisce è come riescono ad alternare melodie a ritmi vorticosi, attraverso una sceneggiatura che s’insegue ripetutamente e genera episodi sincopati fino all’eccesso, strutturando nello stesso tempo una trama coinvolgente senza un attimo di pausa. Eppure, quello che sembrerebbe un cocktail di psicofarmaci assunto come una dose eccessiva di anfetamine, si trasforma in realtà in una botta di vita che genera una fascinazione ininterrotta, proprio per l’aspetto per niente improvvisato, ma al contrario, per una genesi che rasenta la perfezione fino al mondo immaginato e completamente in sintonia intorno a loro protagonisti.

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IOSONOUNCANE – Ira

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Un album il quale  è stato al centro dell’attenzione in questo ultimo periodo è questo “Ira” di Jacopo Incani, in arte: Iosonouncane. Volevo premettere che questo cantautore sardo, romano d’adozione, io lo conobbi già nel 2010 quando pubblicò il suo primo lavoro: “La Macarena su Roma“, dove si concentravano tutta una serie di performance che definirle canzoni sarebbe un eufemismo riduttivo, tra cui spicca quel “Corpo del reato” facilmente identificabile come un capolavoro, non tanto perché emergeva nella sua originalità, ma perché dimostrava a pieno titolo lo spessore creativo del suo autore. Susseguentemente, dopo ben cinque anni di assenza, il nostro eroe sceglieva una strada coraggiosa, strutturando un lavoro diverso, poetico, ambizioso: DIE, in cui la valenza artistica di un’idea si rielaborava per diventare un’opera a tutti gli effetti, per andare al di là della consuetudine. Probabilmente, ben conscio dei limiti della propria voce: intonata ma spesso urticante, sentì il desiderio di esprimersi facendo uscire la sua vera anima, non quella delle canzonette, intese come rapporto stretto tra cantante e fruitore, ma quelle con cui si può andare oltre, superando i limiti della normalità, anche se traboccanti di sarcasmo e ironia come il suo esordio discografico. Si aprì quindi ad una ricerca intelligente, in cui l’ecologia di fondo, faceva da scenario a un concept veramente metaforico, in cui, se in sardo o in latino Die è il giorno, in inglese vuol dire morire. Ecco che la molteplicità dell’esposizione si riempì di significati, abbracciando tutto il percorso della nostra esistenza, come se il volto della vita si mostrasse proprio nell’attimo del distacco, facendosi guardare in quell’unica volta dove l’eternità ci passava davanti. Diventava un evento rivelatore con delle suite in cui l’imput progressive si trasformavano subito nel delirio lisergico intriso di avanguardia lirica e destrutturazione musicale.

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Tausend Augen – Westend

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Questo trio tedesco esordisce con un album decisamente figlio di una tradizione germanica, la quale ha fatto di un certo tipo di musica un marchio di fabbrica incancellabile, soprattutto quando l’elettronica prende il sopravvento trasformando le vie di fuga in un’infinita e continua deriva di ritmi sincopati, sempre in equilibrio con una forma marziale e una violenza gestita da manuale che non impazzisce mai. Il controllo della soluzione formale è totale e senza un attimo di smarrimento, in cui, le deviazioni post-punk e la teatralità ottenuta con la dizione in lingua madre: dura, ma al tempo stesso efficace per quello che vuole esprimere, si sovrappongono in un continuo inseguimento fra parole e musica. Tutto questo per colorare sarcasticamente la nostra società con una vernice indelebile, quasi per avvertirla con un segno che ci darà fastidio nonostante la sua fruibilità.

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Rome – Parlez-Vous Hate?

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Si dice che quando un grande artista si sta incanalando verso una mesta vecchiaia (pregevole per carità, e il riferimento è diretto a Nick Cave), ce ne sono altri che riescono a seguire la sua strada, riuscendo a interpretare alla loro maniera un certo stile e un certo modo di essere. Tra l’altro, la percezione dell’ispirazione è a suo modo un innesco per altre variazioni creative, fino a diventare personaggio a sua volta senza sentirsi debitore in senso lato con il maestro.

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Anita Lane – Musica e tempesta

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La scomparsa di questa artista ha una valenza soprattutto per quello che ha lasciato, o ispirato, in un periodo particolare della crescita di Nick Cave e dei Bad Seeds, e in senso traslato per un certo modo di sentire la musica e la poesia. Vi lascio per l’appunto l’articolo apparso sul portale di Rolling Stones Italia che mi sembra ben fatto e che rappresenta appieno la sua figura femminile.

Link su Anita Lane

Mythic Sunship – Wildfire

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I Mythic Sunship sono un gruppo danese già attivo da diversi anni, il quale è riuscito a coniugare la forma psichedelica con una improvvisazione free decisamente trascinante, soprattutto dopo aver inserito nella formazione il sassofonista Søren Skov, sovrapponendo esplosioni sperimentali ad altre pulsioni sempre in continua successione. Quest’ultimo lavoro è la degna continuazione di quel capolavoro che è stato Another Shape of Psychedelic Music e del susseguente live Changing Shapes: due tasselli incastonati nella bellezza pura del caos e del disordine che diventano un monumento ineguagliabile dedicato al delirio. Poi, lo sappiamo tutti, la musica è un maledetto medium in cui il suo territorio si trasforma nell’esatta reincarnazione dell’inferno, per poi edificare il paradiso proprio da quest’esperienza dove le fiamme ci lanciano oltre le soglie del cielo. Se per un attimo ci sentiamo immortali, quest’illusione ci permette di configurare la vera essenza della gioia.

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Mantenere vive la memoria di chi ha lottato per la libertà

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In questa giornata della Liberazione mi sembra giusto sottolineare l’iniziativa di due ragazze milanesi che restaurano le lapidi o le targhe di uomini anche semplici, che hanno dato la loro vita per il sogno della libertà, mantenendo così intatta la memoria di quelle persone che hanno lottato per un mondo migliore e per una società senza discriminazioni di ogni genere.

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Maurizio Principato – addio a una grande voce

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Spesso celebriamo la scomparsa di personaggi famosi: artisti, cantanti, attori che hanno lasciato una traccia di loro in maniera indelebile nella cultura pop di questi ultimi anni. Ma chi vive intorno a loro con i suoi scritti andrebbe ricordato in egual misura, perché contribuisce non solo ad aumentare la nostra conoscenza e la nostra passione verso molti protagonisti (a volte anche minori), ma è proprio per mezzo di questi professionisti che un artista si fa conoscere in maniera completa, ampliando il suo alone mitico.
Maurizio Principato, oltre ad essere stato un giornalista di Radio Popolare,  è diventato un divulgatore musicale che riusciva ad andare oltre i soliti luoghi comuni nonostante si calasse nella parte con un’umiltà tutta sua. Le sue trasmissioni su Frank Zappa o John Zorn non solo mi hanno lasciato dentro una prospettiva diversa su quello che si leggeva in giro, ma entravano nelle vite di questi compositori con una originalità e una simpatia veramente alternative.

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Godspeed You! Black Emperor – G_d’s Pee at State’s End!

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Proprio nel post precedente avevo accennato a come la creatività nel mondo musicale odierno si sia rivolta al passato, costruendo un presente in cui l’evoluzione è rimasta circoscritta in una forma di bellezza ripetitiva, emulativa, rispecchiata in sé stessa, probabilmente, perché era talmente alta quella precedente che il superarla diventava quasi impossibile. Attenzione: quasi!
Perché è importante questo avverbio? Perché nel calderone di oggi in cui la pubblicazione infinita di materiale messo in circolazione, spesso confonde gruppi o solisti meritevoli, capita di imbattersi in un’opera veramente buona, la quale rischia di perdersi nella moltitudine e di sfuggire al grande pubblico, o perlomeno, al pubblico mainstream. Non che sia importante, perché solitamente l’appassionato autentico di musica scopre e ascolta una qualità la quale evade una certa notorietà, rimanendo circoscritta nei circuiti underground o nelle vie di culto trasformandosi in casi artistici o leggende che assumono la notorietà col tempo.
Questo è il caso dei Godspeed You! Black Emperor: ensemble canadese da cui straripa un fascino immaginifico unico e costellato da una carriera particolare, centellinata con le giuste dosi per seminare un capolavoro dietro l’altro, lungo un arco che supera i 25 anni, come quest’ultimo album, assolutamente fantastico.

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SKOOKUM’S PUB – La ballata degli ubriachi

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Skookum’s Pub
La ballata degli ubriachi

Saliva che brucia
saliva che arde
improvvisa fra le dita
Sole che nasce sole che muore
gesto nato da una genesi diversa
Cenere persa
confine che separa
quiete e tempesta
un luogo dove dio
è una persona qualunque
e fra le tante si manifesta
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Lnzndrf – II – Non si esce dal passato

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Cosa ci porta la ricerca dell’ascolto di prodotti che vogliono indagare il presente pensando al futuro? Semplice, ci fanno rimanere nel passato! Il problema principale di oggi è che nessuno pensa a creare delle soluzioni innovative (o nuove se vogliamo) perché viviamo in un tempo in cui il rischio non interessa a nessuno, o perlomeno, qualsiasi musicista che entra nel suo vortice creativo, esplora il suo animo senza porsi il problema di essere originale ma, di piacere, e per fare questo si adagia nella consuetudine del già sentito, del già sperimentato, del già assimilato. Così facendo si è sicuri di avere quello che conta oggi: essere percepiti all’istante, con la visibilità dell’immediato per avere più visualizzazioni possibili, più contatti, più followers e far parlare di sé in questa maniera. Di conseguenza la musica ne ha risentito entrando in uno stallo perenne, come se vivessimo in un territorio dove non esiste nessun tipo di evoluzione, riciclando di continuo la bellezza come l’esatta ripetizione di quella precedente senza il coraggio di rischiare, e la massa si è adeguata.

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Fino a domani

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FINO A DOMANI

Non so dirti altro
quando la sera s’inchina sugli abbracci
lasciati nel giorno ad attendere
incendi e sorrisi

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Nick Cave & Warren Ellis – CARNAGE: album di canzoni o reading poetico?

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Per fare  una recensione o una discussione sull’ultimo album di Nick Cave cofirmato insieme a Warren Ellis, bisogna allargare il discorso intorno a un concetto più ampio, perché è troppo riduttivo pianificare delle parole intorno alla sublimazione del dolore, associando tutto il lavoro alla correlazione della tragedia che ha colpito prima il cantautore australiano, e poi, in senso traslato, tutto il mondo con l’attuale pandemia. È necessario a mio avviso prendere delle distanze importanti facendo delle distinzioni sul concetto di musica, sul perché la si fa e come si fa: sulla forma canzone o sulla forma libera di una composizione e come gli artisti si pongono di fronte alla loro espressività, per far emergere qualità e spessore creativo.
La riuscita della tensione interiore e come la si trasmette ad altri facendola diventare “bellezza”, anche se viene identificata nella figurazione del male, sta alla base di tutta la storia dell’arte, soprattutto pensando alla riuscita di un’opera o di un capolavoro nato e vissuto fra corpo e anima, fra quiete e violenza.

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Dwiki Dharmawan – Hari Ketiga

Dwiki Dharmawan – Hari Ketiga

La scena jazz-rock è da sempre stata un territorio dove incontrare sorprese inaspettate, che fluttuano fra la meraviglia e il fascino superbo di una professionalità indiscussa, soprattutto quando a queste doti si percepisce un sound valorizzato dall’anima di ogni componente, il quale va oltre sé stesso, superandosi nell’esecuzione. Ecco che il pianista indonesiano Dwiki Dharmawan insieme a dei compagni di viaggio straordinari, ci regala qualcosa che si unisce alle sue pubblicazioni precedenti, in cui, sperimentare altre strade lo ha identificato come una delle menti più interessanti del panorama jazzistico mondiale, soprattutto in relazione ai suoi sconfinamenti con gli altri generi perfettamente plasmati con la sua idea di musica e a quel desiderio di andare oltre le dimensioni consuete.

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Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur

Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur

Per gli amanti della psichedelia, vedere insieme il combo giapponese dei Kikagaku Moyo con lo sperimentatore dell’Illinois Ryley Walker, rappresenta quella sostanza e quel desiderio che le loro esibizioni dal vivo contengono, raffigurandosi nella dimensione fascinosa di un album e nel riuscire a catturare la magia di un momento irripetibile. Tra l’altro, se uniamo la coerenza di un suono americano con l’equilibrio di quello orientale, e lasciamo che le dinamiche delle due culture si uniscano per poi lasciarsi andare in una sorta di compenetrazione fascinosa, ecco che la struttura di un impianto musicale si trasforma fino ad autorigenerarsi seguendo delle linee compositive istintive, ma perfettamente in sintonia con tutto l’impianto dell’esecuzione. In queste due tracce (di venti minuti l’una) non c’è mai una sbavatura nonostante la libertà espressiva impressa nella tipica anarchia, solitamente esercitata nella forma della jam session, e nonostante tutto si è coinvolti in un nubifragio di suoni accattivanti e irresistibili allo stesso tempo.

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The Weather Station – Ignorance

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Nell’ambito di un territorio folk raffinato e interpretato con intelligenza, quest’ultimo album della canadese Tamara Lindeman alias “The Weather Station”, si alza sopra il livello della media con un prodotto veramente particolare, proprio se consideriamo il minimalismo che solitamente circonda questo genere e che invece in questo caso si apre e s’insinua dentro altre sonorità: molto jazzate, molto cool, trasfigurandosi in un pop delicatissimo.
Continuando nella metamorfosi  che ha caratterizzato questo gruppo dai loro primi lavori, la tipica semplicità degli esordi li ha portati a questo splendido disco, configurando una maturità la quale via via ha coinvolto la loro leader fino a trasformarla in una interprete dalle sfumature suggestive e dai testi molto particolari.

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Giancarlo Stoccoro – Litanie del silenzio

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La poesia di Giancarlo Stoccoro si arricchisce di un’altro bellissimo tassello della sua pregevole produzione letteraria: “Litanie del silenzio” (Giuliano Ladolfi Editore).
Questa raccolta di liriche è l’ideale prosecuzione di un percorso intrapreso dall’autore in questi ultimi anni con una serie di sillogi veramente interessanti, in cui, la cadenza del verso, s’identifica attraverso un codice stilistico fatto di impressioni interiori, e come tali rimangono, per emergere piano piano a prendere aria. È come se tutto un substrato dell’inconscio prendesse voce appena in tempo per sentirsi parte della personalità dell’autore, il quale, ricongiungendosi al suo io nascosto, si sentisse finalmente libero da un peso misterioso: qualcosa che ci lega al mondo razionale impedendoci di creare un contatto spontaneo con una realtà più ampia, senza confini o costrizioni. Tra l’altro Giancarlo Stoccoro è psichiatra e psicoterapeuta, ed è anche colui che ha portato in Italia la tecnica del Social Dreaming, o del sognare insieme, in cui si condividono i nostri sogni dopo la visione di un film. Tutto questo per dire che la nostra parte oscura è il territorio dove il poeta spesso sconfina, scoprendo come l’universo sia un luogo piccolo in confronto ai labirinti o alle meraviglie della nostra mente, sempre in equilibrio fra sofferenza e gioco.

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Nella morsa della pitonessa

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NELLA MORSA DELLA PITONESSA

Stringimi
non importa se il segno
di un abbraccio sarà
come quel tatuaggio
che ripercorre anni
descritti
sopra i territori della pelle
e delle nuove stagioni

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Hello Cosmos – Dream Harder

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Questa band proveniente da Manchester debutta con un album convincente, caratterizzato dallo stile sincopato e tutto incentrato sulla voce del frontman Ben Robinson: trascinante quanto basta per inseguire uno spoken-word variegato dalle inflessioni post-punk e new wave senza un attimo di pausa. Il risultato è un piacevole mix per niente disturbante che pesca nella tradizione britannica classica, quando il fascino della melodia è sporcato dalle invettive di una poesia metropolitana perennemente in equilibrio fra bellezza e incrostazioni stratificate sulla pelle di ognuno di noi. Stupisce però come l’alternanza della proposta viaggi sempre nella direzione unica di un retroterra in cui, anche un cocktail al veleno, risulti un’essenza che scende lentamente dentro le nostre emozioni senza bruciare. Gli schiaffi li sentiremo dopo, quando l’effetto reagirà come quelle parole che penetrano fin dove la vita si era nascosta dietro le nostre paure, e come tali, ci sveglieranno senza capire quando il sogno diventa un lungometraggio noir, ballandoci sopra.

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Big Daddy’s Breakfast Voodoo – The Black Cat Bone Spell

Big Daddy's Breakfast Voodoo - The Black Cat Bone Spell

Per chi ha la nostalgia del vecchio bluesaccio del delta, questo è il disco che fa al caso suo: la copertina è lì ha dimostrarlo e non lascia niente al caso. La puzza che si sente fra queste tracce è quella solita delle paludi, delle sbronze fino a tarda notte, delle schitarrate eseguite nei localacci malfamati dove l’alcol trasuda dalle pareti e dai muri pieni di muffa colorata, quasi fossero quadri perduti nella polvere dei perdenti. Eppure, la forza e la vitalità che offrono questi pezzi sembrano produrre quel desiderio d’immortalità travisato come un sogno, un desiderio che dura proprio il tempo di una canzone, per poi ritornare ad affogare nel piccolo bicchiere di un’esistenza stretta nei pantaloni sporchi del tuo monotono lavoro. La musica vive di questi impeti e di queste violenze: essenze nate proprio per sfogare anche in un breve spazio di cinque minuti, e poi altri cinque, e poi altri cinque, il tuo riscatto giornaliero.

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La fascinazione bretone – musica & cocktail – part.1

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La Bretagna è sicuramente una terra particolare, ricca di fascino e di mistero. Innamorarsi delle sue scogliere, del suo mare tumultuoso, dei sui fari e dei suoi colori è una questione di attimi, irripetibili, per ogni momento vissuto in questi luoghi. Proprio per questo vi lascio i link di Susy Zappa, una mia amica che oltre il cuore, ha lasciato fra queste spiagge metà della sua anima e della sua esistenza, trascritte nei suoi libri proprio dedicati a questo lembo di terra.
Ma, quanto sappiamo della sua musica? Probabilmente conosciamo Alan Stivell, il quale si è ritagliato un attimo di gloria nel periodo d’oro dell’etno-rock con la sua arpa celtica; o come i Soldat Louis che sono riusciti a coniugare una tradizione indie con scelte più moderne; oppure i Red Cardell, vicini a un’avanguardia world, sperimentando folk e chanson réaliste fra letteratura e teatro. Di questi però parleremo in un secondo tempo, vediamo allora di conoscere degli artisti più vicini alla tradizione pura, quella veramente legata all’aria che si respira guardando e aspettando queste onde…

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INES FIGINI – Tanto tu torni sempre

ines figini tanto tu torni sempre

Per il giorno della memoria vorrei segnalarvi questo libro dedicato alla comasca Ines Figini curato da Giovanna Caldara e Mauro Colombo: Tanto tu torni sempre – la vita oltre i lager (Melampo Editore), il quale racconta una delle tante vicende di quel periodo disperato e che s’insinua nelle pieghe della Storia in senso trasversale. Ines infatti non era ebrea, ma ha avuto soltanto la colpa di schierarsi a favore (allora aveva vent’anni) difendendo degli operai in uno degli scioperi del ’43, e per questo motivo è stata deportata. Questa narrazione parte proprio dalla difficoltà di quel mondo in cui il ruolo della fabbrica aveva e di come le persone si trasformavano solo in figure con poca dignità. Non c’è mai limite all’orrore quando vittime e carnefici s’incontrano tutte in un solo luogo oltre le porte dell’inferno: basta aprire gli occhi tanto vicino a noi per capire  dove arriva la vergogna degli uomini.

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La fascinazione psichedelica – album gennaio 2021

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In attesa che questo nuovo anno ci porti delle pubblicazioni convincenti, proviamo a rimanere affascinati da un genere che non si stanca mai di proporre album di ogni tipo, tutti concentrati sulla continuità di un delirio elettrico e sulla combustione che produce nello sferragliante incedere della sua visione. Spesso l’amore per questo genere raggiunge adepti di ogni nazionalità, proprio per confutare la tesi che il concetto di retromania, pur essendo reale, viene sempre messo in disparte proprio per esibirsi all’interno del suo furore, anche per un bisogno interiore derivato dalla sua forza e dalla sua inarrestabile vitalità. Non c’è mai stata una vera trasformazione, ma una continua rielaborazione delle vecchie radici e delle insostituibili emozioni, le quali continuano a emergere dal terreno che le ha seminate.

album psichedelici gennaio 2021

Ho provato a selezionare sei album usciti a cavallo di questi ultimi mesi, concentrandomi sulle uscite di gennaio, le quali sorprendentemente non finiscono mai di stupire per la novità e l’insostituibile voglia di suonare…

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Le copertine più belle degli album del 2020

le copertine di dischi più belle del 2020

La bellezza e la fortuna del vinile sono gran parte dovute anche al packaging che lo contiene, perché l’appassionato, oltre chiaramente alla sua fruizione principale racchiuso nella musica, rimane e rimarrà sempre estasiato di fronte alla confezione e a tutta l’impostazione grafica che lo raffigura. Ci sono esempi di copertine straordinarie e al contrario anche di orrende, ma alla fine ci ricorderemo sempre delle composizioni migliori che non sfigurerebbero nemmeno in un museo, anzi. Io ho scelto cento copertine dell’anno appena passato per farvele godere insieme alla magnificenza dei loro colori…

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Libri e graphic novel su musica e colore

racconti sulla musica
libri su colore e musicisti
graphic novel su arte e pittori

Chi mi conosce sa che il regalo che preferisco è sempre un libro, perché in riguardo alla musica, avendo una collezione illimitata, hanno sempre paura di scegliere un doppione (per quello ci penso io), e allora cosa di meglio per uno sposalizio fra lettura e dolci melodie, includendo l’altra mia passione sempre in equilibrio fra Storia dell’Arte e fumetto? Così il gioco è fatto!
Quest’anno mi hanno deliziato con una serie di opere pregevoli (qualcuna azzeccatissima) in cui la magia (o la malattia) del vinile, degli artisti amati fra opere e immagini, si è mischiata con le bevute del Natale aumentandone l’ebrezza; giusto per parlarne…

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I migliori dischi del 2020 – per l’Intonations Cocktail Club 432

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I migliori dischi del 2020   per  l’Intonations Cocktail Club 432

ALGIERS – There Is No Year
FIONA APPLE – Fetch the Bolt Cutters
ANOTHER SKY – I Slept on the Floor
JEHNNY BETH – To Love Is to Live
BRANT BJORK – Brant Bjork
THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside
BOB DYLAN – Rough and Rowdy Ways
GREG DULLI – Random Desire
EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – Alles in Allem
FONTAINES D.C. – A Hero’s Death
GIÖBIA – Plasmatic Idol
MARK LANEGAN – Straight Songs of Sorrow
BILL LASWELL – Against Empire
THE MICROPHONES – Microphones in 2020
MUGSTAR – Graft
POLYMOON – Caterpillars of Creation
PORRIDGE RADIO – Every Bad
TAMBOURINEN – Wooden Flower
LUCINDA WILLIAMS – Good Souls Better Angels
WIRE – Mind Hive

Miglior performance
ELLIS / MUNK ENSEMBLE
– San Diego Session

Miglior album live
KIKAGAKU MOYO
– Live at Levitation

Miglior ristampa
NEIL YOUNG
– Archives Volume II (1972-1976)

Miglior album italiano (ex-aequo)
PAOLO BENVEGÙ – Dell’odio dell’innocenza
GIORGIO CANALI – Venti

aperitivi

Come ogni fine d’anno stilo la playlist dei miei migliori album musicali usciti nel corso di questo complicato 2020, tenendo presente che oltre ad essere solamente delle mie scelte, oltre al gioco, c’è una costante legata alla passione di alcuni generi che prediligo, come la psichedelia e il cantautorato americano ma, alla fine, vince sempre l’emozione del suono più bello del mondo, fra abbinamenti alcolici e intuizioni gustative. D’altronde, in un Bar si ascolta sempre della buona musica e come tale diverrà vostra, fino all’ultimo sorso, fino all’ultimo solco.

Partiamo in rigoroso ordine alfabetico…

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In the Christmas Groove


In the Christmas Groove

Un album che consiglio sempre ad ogni Natale è questa compilation pubblicata nel 2009 dalla Strut Records, intitolata In The Christmas Groove.  È insieme di pezzi non famosi o poco noti: b-side e robe del genere messi da parte troppo in fretta dalle case discografiche. Funky, soul e R&B allo stato puro perché, vedete, se una canzone la date in mano a un uomo o donna di colore, al 100 % ve la trasformerà.

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BOB DYLAN – Rough and Rowdy Ways (10 giri di birra e poesia)

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Parlare di un nuovo disco di Dylan è senz’altro impegnativo ma anche un piacere, soprattutto pensando al fatto che nel giorno dell’assegnazione del Nobel, fui uno di quelli che applaudii, gongolando al pensiero degli pseudo-intellettuali di casa nostra che storsero il naso. Innanzitutto, come sempre, parleremo di poesia, perché di poesia si tratta, una poesia tipicamente americana, che ci guarda, che racconta delle storie, che entra nelle nostre case come quelle serie tv che vanno di moda oggi, ma che contrariamente ai loro stereotipi in questo caso aprono uno squarcio pieno di simbolismi e di letteratura sulla realtà a stelle e strisce, nate dalla penna di uno dei personaggi più rappresentativi degli ultimi sessant’anni. Se dopo Dylan sono arrivati Cohen, Reed, Cave, Jim Carroll e altri, è proprio per merito suo, per aver portato nella canzone una qualità superiore: quella di alto livello, e la canzone stessa è diventata un’altra cosa.

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FUTURI IMPREVEDIBILI

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Futuri imprevedibili

A volte non rimane spazio sufficiente
per fermare
la deriva di un continente
credendo di sostare
dove non ci sono scosse
anche se le ipotesi
non sanno
quando ci sarà l’apocalisse

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LA TERRA DI MEZZO

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LA TERRA DI MEZZO

Ci portiamo dietro angeli e demoni
visti sui murI
senza prospettiva
per confondere il terrore
dell’eternità

Non c’è sogno e non c’è realtà

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Pillole di salame 4 – musica e quiete (aperitivo da meditazione)

pillole di salame-musica e quiete

Mi sembrava giusto terminare questo giro di aperitivi (dopo averne fatti tre ad alto volume), con un tranquillo relax per sorseggiare tutta la poesia che circonda la nostra vita. Davvero… Non è retorica, ma voglia di chiudere gli occhi: sognando se volete, o magari semplicemente per ascoltare un po’ di buona musica e bere qualcosa di accattivante, proprio per terminate una giornata frenetica nel migliore dei modi.

album 2020 musica e quiete

Sedetevi comodamente sul divano e con un buon bicchiere in mano e allungate i vostri piedi… Buon ascolto !

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Pillole di salame 3 – musica e furore (aperitivo in fiamme)

musica e furore - aperitivo in. fiamme 1

Tranquilli, nessuna mania incendiaria… Il fatto è che, di fronte a una musica fantastica come quella che vi sto per proporre, ci si sente bruciare dentro, con una vitalità, pronta per farci fare il giro del mondo cantando, ballando o se preferite, mettendoci a suonare la chitarra del vento, va bene anche quella (ci sono anche dei campionati del mondo) (!)  Di conseguenza, questo è un giro di aperitivi dal calore tossico, dalla carica agonistica vicina a una linea di confine, che ci porterà a guardare il fuoco da vicino, e con esso, prendere coscienza della nostra precarietà e nello stesso tempo, della propria immortalità…

album 2020-musica e furore

Bene ragazzi, sorseggiate con calma e con tutta la suggestione possibile, perché di questo passo non vi accorgerete di bere all’infinito.
Salute e buon ascolto !

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Pillole di salame 2 – musica e psichedelia (aperitivo in trip)

musica e psichedelia

Dentro quest’anno sfortunato, bisogna lasciarsi andare, dimenticando per un momento tutto quello che ci circonda, sia nel bene e sia nel male, per questo motivo un tuffo nel mondo psichedelico di questo 2020 è un atto di rivolta necessario per darci una scossa. Chiaramente, stiamo entrando nei territori dove la forma canzone è solamente un optional, perché il viaggio lisergico che ci aspetta è veramente stellare, e  gli album che vi ho selezionato vi daranno la possibilità di gustare il vostro aperitivo preferito in una dimensione cosmica dalla spettacolarità disarmante…

migliori album psichedelia 2020

Bene ragazzi, allacciate le cinture di sicurezza, perché nel mezzo di questo trip, ne avrete bisogno !

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Pillole di salame 1 – musica e ritmo (aperitivo in movimento)

pillole di sdalame-musica e ritmo

Purtroppo in questo periodo i Bar sono chiusi per colpa di questo virus ambiguo, allora, vi delizierò  con la prima di quattro parti della mia solita rubrica annuale, in cui ricerco degli album particolari usciti nell’anno in corso, gustandoli con degli ottimi aperitivi. D’altronde, se negli anni ’70 si diceva guardando quello che sarebbe avvenuto con l’avvento del 2000, che avremmo mangiato solamente pillole come cibo del futuro, cosa dire a quelli abituati a gustare dei salumi nostrani fatti dal contadino? Niente… bisogna continuare ad ascoltare musica: musica senza fine (!)

migliori album 2020 ritmi

Partiamo ragazzi con degli album carichi di ritmo…

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GIÖBIA – Plasmatic Idol

GIOBIA-Plasmatic-Idol-

Questo italianissimo quartetto milanese è ormai una realtà internazionale, un po’ perché nei territori nordeuropei questo genere musicale oltre ad essere un’istituzione, ha un seguito eccezionale sia come critica e sia come pubblico, ma anche perché riuscire a coniugare passato e presente insieme a classe e passione non è roba da tutti i giorni, soprattutto all’interno di un caleidoscopio come questo dove pullula tutto un mondo, per non dire un universo. Qualcuno forse si starà chiedendo di cosa sto parlando, ma la copertina dell’album non lascia scampo: psichedelica ragazzi, psichedelica a gogò, insieme a space-rock, kraut e sperimentazioni perfettamente immerse nei viaggi dei corrieri cosmici più attuali che mai.
Non so quali siano i vostri idoli, ma da queste parti non ci sono problemi per essere vicini alla creazione: ognuno di voi potrà godersela andando a scoprire che tutto quello che ci vive intorno è dentro noi stessi.

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NADINE SHAH – Kitchen Sink

Nadine-Shah-Kitchen-Sink

Quest’artista anglo-pakistana di Newcastle continua la sua battaglia personale e il suo impegno civile, utilizzando la musica come una denuncia senza mezzi termini. Partendo dalla stereotipata raffigurazione che vuole la donna come angelo del focolare (poi invece schiavizzata nelle quattro mura della cucina), elabora un discorso lirico dall’originalità sorprendente, pieno di colore e di sfumature, utilizzando un cromatismo sfaccettato che varia proprio in base al gusto di ogni composizione. La tavola è proprio la base di partenza, molto ironica, del suo mondo interiore dove viene servita una pietanza dietro l’altra attraverso una sequenza d’ingredienti sempre più speziati, agrodolci, piccanti, con l’intento di dialogare insieme all’interlocutore facendolo ragionare, perché nella convivialità escono via via tutte le problematiche che ci circondano.

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LOUISE GLÜCK – Canzone del liuto

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Canzone del liuto

Nessuno vuol essere la musa;
alla fine, tutti vogliono essere Orfeo.

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SUSY ZAPPA – La magia del faro

la magia del faro copia

Susy Zappa è una comasca ormai Bretone di adozione, perché si è innamorata di queste terre come se fossero il luogo in cui ha vissuto un’altra vita, attratta dal paesaggio selvaggio e dal suo mare tumultuoso, sempre ricco di fascino e di mistero. Le leggende che circondano queste onde mai dome e questa gente temprata e silenziosa, cresciuta insieme ai suoni, alle vastità e alle tragedie di un oceano visualizzato come una divinità che toglie e da la sua bellezza da millenni, sono un tutt’uno con la natura stessa, la quale trascina chiunque fino a sentirsi parte di una cultura particolare e suggestiva. Inoltre, se l’attrazione si identifica nella figura dei fari che si ergono a monoliti fra le spiagge e il mare stesso, si può intraprendere un percorso fatto di storie e di racconti in cui la scrittrice di cui sopra si è lasciata coinvolgere completamente.

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PAOLO BERETTA – Ci vediamo stasera

ci vediamo stasera

I rapporti di coppia sono alla base della nostra esistenza, interpretando e modificando tutti i nostri modi di vivere. Lo dimostra una letteratura sterminata che proprio sull’amore ha costruito la sua fortuna, facendo della parola il suo medium dove intingere l’ispirazione e colorare pagine e pagine di infiniti modi di essere. Ma questa è la nostra vita ed è giusto continuare a parlarne, trovando per ognuno di noi lo spazio necessario su come rappresentarlo.  I racconti di Paolo Beretta però non parlano d’amore, o perlomeno ne parlano in maniera trasversale, perché sono gli stati d’animo i protagonisti di queste pagine: sono le situazioni che narrano le vicende, lasciando al lettore la traccia per completare le caratteristiche degli attori.

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