Un figlio non muore mai – di Maria Grazia Duval

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photo by Hengki Koentjoro

Queste liriche sono state estrapolate da un calendario del 2022 in edizione limitata della Helicon Edizioni, tutte interamente dedicate alla scomparsa del figlio di Maria Grazia Duval: poetessa straordinaria e amante della cultura a 360°, di cui ho avuto l’onore di avere una recensione sul mio ultimo libro, ma che in questo caso emergono in tuta la loro bellezza, sia per capacità musicale  e sia per spessore qualitativo veramente alto. Il dramma si trasforma in un’elegia di una delicatezza estrema, la quale si adagia attraverso un lentissimo blues dai contorni immaginifici e dalla sospensione che lasciano senza fiato, talmente siamo trasportati da queste onde sonore, come se fossero un soffio di fronte all’universo.

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Graphic-novel e libri per tutti i giorni

libri da leggere a tutti i costi

Solitamente, conoscendomi bene, durante le feste mi regalano sempre libri e dischi, perché, nonostante ne abbia la casa piena, per me è sempre una goduria. Solitamente non lascio mai indicazioni, e accetto ogni dono come qualcosa di meraviglioso, perché la bellezza della sorpresa è alla base del piacere stesso. Facciamo allora una breve carrellata di queste edizioni, fra graphic-novel, romanzi e poesia, giusto il tempo per una chiacchierata in compagnia.

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The Ballad of the Costa Concordia

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Nel giorno dell’anniversario più conosciuto a livello mediatico di questi ultimi anni, personalmente, preferisco ricordarlo con questa splendida canzone dei Car Seat Headrast, perché la risposta della musica è sempre la migliore.

Link traccia d’ascolto

BEST COVER ALBUM 2021 – Le copertine più belle degli album 2021

best cover album 2021

Cos’è la bellezza dell’arte? La magnificenza di un tratto, di un colore, di un’immagine che diventa icona: meraviglia da guardare, da gustare, d’ammirare fino all’ipnosi involontaria. In campo musicale il “vinile” possiede questa particolarità, e se poi diventa album apribile, il prodotto possiede la capacità di trascinarti nel suo interno mentre ascolti le sue note, fino al deliquio conclusivo. Ed io, che amo la parola, la sua immagine, la sua musica, il suo contenuto, non posso che rimanere coinvolto da quest’estetica talmente perfetta, la quale, non ti abbandonerà, mai!

Questa è la sintesi delle copertine più belle degli album del 2021: scegliete pure quella che preferite e come al solito vi pagherò da bere!

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i migliori album del 2021 per l’Intonation Cocktail Club 432

i migliori album del 2021

i migliori albun del 2021 - specialità

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Come ripeto tutti gli anni le classifiche sono sempre legate ai propri gusti personali, ma se il gioco vale la candela, allora giochiamo, e divertiamoci attraverso quelli che sono senz’altro dei prodotti d’eccellenza e che hanno fatto vibrare le note di questo 2021. Chiaramente, non è mai facile scegliere 20 album (come mi sono sempre proposto) lasciandone fuori degli altri altrettanto meritevoli, come per esempio l’ultimo degli Old Time Religion o quello di Aran Strab, veramente buoni, oppure rimanendo nelle nostre sponde quello di Cristina Donà. D’altronde, oltre a cercare una certa varietà di proposte e di stili, ci sono sempre dei piccoli particolari che cambiano le prospettive ed è giusto così, d’altronde, come ho premesso, è soltanto un gioco: il mio!
Proprio per questo vi faccio gli auguri per un 2022, almeno musicalmente, fantastico, e ancora più bello di questo appena passato
il Barman del Club

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I migliori 20 album del 2021
per l’Intonation Cocktail Club 432

Allison RussellOutside Child
Black Country, New Road – For the First Time
Black Midi – Cavalcade
Clustersun – Avalanche
Fly Pan Am – Frontera
Godspeed You! Black Emperor – G_d’s Pee at State’s End!
Hello Cosmos – Dream Harder
Joan As Police Woman The Solution Is
Mythic Sunship – Wildfire
Nels Cline – Share the Wealth
Rome – Parlez-Vous Hate?
Rostro del Sol – Rostro del Sol
Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur
Sault – Nine
SquidBright Green Field
Tausend Augen – Westend
The BreakbeastMonkey Riding God
The Weather Station – 
Ignorance
The Wild Century – 5
Xiu Xiu – Oh No

Miglior album italiano
Iosonouncane – Ira     

Miglior album di cover
Lucinda Williams – Runnin’ Down a Dream: a Tribute to Tom Petty

Miglior album live
Nick Mason’s Saucerful of Secrets Live at the Roundhouse

Miglior ristampa
Can – Live in Stuttgart 1975
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partiamo (e beviamo) ragazzi…

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LA STRAGE CONTINUA – è inammissibile morire sul lavoro

Nel 2011, esattamente dieci anni fa, pubblicai un post dedicato a un bellissimo libro di Angelo Ferracuti: “IL COSTO DELLA VITA – Storia di una tragedia operaia”angelo-ferracuti-il-costo-della-vita, incentrato proprio su una delle tante disgrazie avvenute in Italia, e che purtroppo, ogni tanto ricordo perché è inammissibile morire sul lavoro. Volevo proprio terminare quest’anno parlando di questo problema, perché come spesso succede, passata l’ondata emotiva del momento, dimentichiamo tutto troppo in fretta, soprattutto in questo periodo dove si parla sempre e troppo d’altro.
Il potere si sa, deve sempre inventarsi qualcosa per distogliere lo sguardo dalle situazioni delicate, ed ecco che s’inventa i no-global, i no-tav e per ultimo o i no-vax, giusto il tempo per giustificare il suo fine, come in “1984” la finta resistenza, e proprio per questo mi sono sempre chiesto perché nessuno ha mai protestato sulle cosiddette “morti bianche”? Perché nessuno ha mai manifestato davanti a queste tragedie quotidiane? Ragazzi, si parla di 100 morti al mese! Perché?
Io non mi dilungo sull’argomento: volevo soltanto fare una riflessione giunto alla fine del 2021, in cui mi risulta difficile festeggiare. Se volete andatevi a leggere il mio vecchio articolo dove mi sono sfogato. Volevo soltanto aggiornare il bollettino che allora si fermò in quell’anno. 2012: 790 morti. 2013: 660 morti. 2014: 663 morti. 2015: 694 morti. 2016: 1018 morti. 2017: 1206 morti. 2018: 1201 morti. 2019: 1156 morti. 2020: 1538 morti. 2021: 1023 morti. E questi sono soltanto i dati ufficiali, ripeto, quelli ufficiali, perché il bollettino è senz’altro peggiore.
Va bene, mi fermo qui: gli auguri ve li faccio con un post meno drammatico, come  faccio tutti gli anni parlando di musica. Per ora rimaniamo un attimo in silenzio…

La forza del rock’n’roll – ultimi ottimi album del 2021

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Per fare a tutti voi i mieli migliori auguri di Buone Feste, ho scelto come al solito la mia versione musicale, parlando delle ultime uscite di quest’anno, tanto per allietarvi con delle buone pubblicazioni e delle bellissime note, le quali, potranno accompagnarvi verso il Natale nel migliore dei modi. Buon ascolto…

auguri musicali

ultimi ottimi album del 2021

partiamo ragazzi…

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Nero Euridice di Lorenzo Morandotti

nero euridice di lorenzo morandotti

La poesia è spesso un viaggio psicanalitico che supera gli abissi della nostra mente, perché, partendo da queste profondità, si eleva superando l’illusione di rigenerarsi con le parole. Sostanzialmente, la parola stessa diventa materia organica e non mezzo simbolico dove fondersi con i propri sentimenti, lasciandoli poi evaporare così come sono nati. Seguendo questa traccia la poesia di Lorenzo Morandotti si plasma proprio dentro una struttura mai casuale, nel senso che l’impatto emotivo, apparentemente oscuro, appartiene a una matrice ben definita e molto ragionata da cui è partita. Tra l’altro, il titolo di questa sua ultima opera è emblematico come se il nostro legame d’amore, fosse talmente indissolubile da non lasciare scampo a chi scrive, perché il poeta si volterà sempre per guardare il suo inferno, o il volto della sua amata perduta, e le conseguenze le conosciamo da sempre.

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Antonio Bianchetti – Non so se ho scritto troppo sull’amore

cover-non so se ho scritto troppo sull'amore

Finalmente è uscito!
Era anni che ho lavorato intorno a questa raccolta di poesie e per qualche motivo ho sempre rimandato la sua pubblicazione, complice anche la pandemia.
NON SO SE HO SCRITTO TROPPO SULL’AMORE (Quaderni dell’Acàrya) è sostanzialmente una storia d’amore, come dice appunto il titolo, ma dove mi sono voluto prender un po’ in giro, perché, 160 pagine e 81 poesie probabilmente sono troppe anche per un lettore attento. Però, quando si vuole raccontare una storia, questa va descritta nella sua totalità e nella sua voglia di costruire un percorso. Sostanzialmente, la matrice è il mio vissuto personale, ma la metafora si amplia proprio sull’amore universale e sulla circolarità dell’esistenza, rappresentata dalla rosa dei venti della copertina, in cui il sud è il periodo dell’innamoramento, quando l’esplosione dei sensi ci sconvolge dentro la sua meraviglia. L’est è invece la costruzione dell’amore, quando s’inizia a convivere con tutte le complicazioni del rapporto di coppia e tutti i condizionamenti del mondo esterno e interno, fino all’intimità più vera. Il nord è il dolore, la sofferenza e la fine di una storia. Però è diviso in due parti, in un contesto dove, dopo le assenze, percepiamo le “presenze” di un’energia che esiste intorno a noi, ogni volta vicina al concetto di eternità, fino all’avvento dell’ovest, concepito come un immaginario americano e come scoperta dell’ultima frontiera: attraversare l’oceano verso una terra nuova per la rinascita della vita.

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Divagazioni fra rock e dintorni – ultime buone uscite del 2021

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Rieccoci fra noi, con un excursus su delle ultime uscite interessanti, di vario genere, giusto il tempo per emozionarci ancora una volta, perché, come ripeto sempre fino allo sfinimento, la bellezza della musica non ha mai fine, e ogni volta è una scoperta sorprendente.

ultimi ottimi album del 2021

Partiamo…

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Votate “dozzinale” per un mondo migliore

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Votate “Dozzinale” per un mondo migliore
(ballata per un barman) 

Cambia canale ragazzo
questa è l’ultima elezione
perché lo sguardo non va
oltre la tua croce

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Divagazioni fra rock e melodia – ottime uscite del 2021

rockLe immagini sono prese dal web

Il rock non è solo irruenza, ma anche dolcezza, quiete, poesia. Ecco perché fermarsi ogni tanto dentro tutta questa bellezza, ci potrebbe saziare dopo una lunga giornata complicata, come ce ne sono tante. In fondo, le tregue sono necessarie dopo ogni guerra che ci sentiamo addosso, e la ricostruzione che verrà, farà si che l’anima si ricongiunga con il corpo per il suo necessario risarcimento. La musica possiede queste qualità e gli album che vi propongo rappresentano la degna soluzione per una pausa salutare insieme a voi, dentro ognuno di noi.
Iniziamo…

rock e melodia-album 2021

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Divagazioni fra rock e roll – gioielli pregiati del 2021

rock-&-rollLe immagini sono prese dal web

Dopo una sbornia psichedelica, concentriamoci su delle uscite che a mio avviso quest’anno sono una spanna superiore alla media delle pubblicazione proposte, anche se nella moltitudine esagerata è sempre difficile fare delle scelte azzeccate. Comunque, fidandomi del mio gusto personale, questi dieci album si concentrano su quell’idea di ritmica che sta alla base del rock’n’roll, e che, nelle sue derivazioni e/o contaminazioni, rimarranno sempre in equilibrio fra intrattenimento e arte pura.
Partiamo…

rock e ritmo-album del 2021

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La fascinazione psichedelica – altre buone uscite del 2021

musica psichedelica-immagione di Jane Thomasimmagine di Jane Thomas

Giunti a questo punto dell’anno facciamo un excursus sulle uscite musicali migliori (per quello che mi riguarda) nei vari ambiti del rock, e iniziamo con un giro psichedelico di aperitivi, fatto di classe, passione e sovraesposizione sonora, non solo per l’eccessiva espressività degli strumenti, ma per l’estensione e la coniugazione fra passato e futuro di un genere che non tramonta mai.
Iniziamo…

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Black Country, New Road – For the First Time

black country new road for the first time

Gli ultimi fermenti di un new-post-punk britannico, arricchito quanto basta di sperimentazioni e d’improvvisazioni, sta creando una scena molto interessante in cui tutta una serie di band che vanno dagli Idles ai Black Midi, dagli Squid ai Lice, dai Sleaford Mods agli Shame, dai Life fino ai cugini irlandesi della Girl Band, dei Fontaines D.C. o dei The Murder Capital, stanno infiammando i Pub e i locali delle loro città, con un sound particolarissimo, fatto di spoken-word e chitarre schizofreniche, riuscendo a coniugare la poesia urbana dei bassifondi con le lacerazioni sonore cresciute nel disagio o nell’espressività giovanile. È come se, dando un calcio alle inutili reminiscenze della “trap”, fosse ritornato ancora più irruento e pieno di rabbia il punk di una volta, centrifugato e sintetizzato nei testi e nella liricità di una nuova generazione di adolescenti, i quali, cresciuti fra emarginazione e impegno culturale, sono riusciti a esprimersi con un valore intellettuale sorprendente. Evidentemente, se il compianto Mark Edward Smith aveva già a suo tempo segnato una strada importante con i suoi The Fall, ora ci ritroviamo di fronte un’autostrada dove sfrecciano tutti i suoi epigoni, riappropriandosi del presente, fino a manipolarlo come una forma di creta vivente. I Balck Country, New Road fanno parte di questa squadra, alternativi quanto basta per emergere dal gruppo con la loro epica quotidiana, come se, consapevoli di essere nati negli anni zero, fossero proprio loro i protagonisti di questi nuovi anni venti.

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Andremo a Rodi

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ANDREMO A RODI

Volevi andare a Rodi
per diventare ancella
intorno a quelle mura
dove il braciere
arde ancora nella sua storia

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Meraviglie dal vivo – i migliori album live pubblicati nel 2021

i migliori album live del 2021

Dopo quasi due anni di inattività musicale dal vivo, c’è una voglia matta di rivedere dei concerti per non morire dentro le mura di casa. Proprio questo sabato, allo Joshua Blues Club: l’unico locale dove a Como si possa ascoltare della buona musica, c’è stata una bellissima kermesse di gruppi punk-garage veramente notevoli, compresi i portoghesi The Dirty Coal Train, che hanno chiuso la serata alla grande. Se poi consideriamo i vari festival che si sono consumati quest’estate, in tutta la penisola, ci rendiamo conto di quanto vale la musica come bene collettivo, e il piacere che ne deriva è incommensurabile. Ecco che la pubblicazione di una serie di album live, pre e post pandemia, è la medicina necessaria per sentirsi ancora meglio.
Vi propongo 12 live pubblicati quest’anno, di vario genere, e qualche ristampa di concerti epocali che, non solo ci fanno ritornare in un’epoca leggendaria, ma ci garantiscono la continuità per chi, vorrà emergere, emulando le performance al tempo degli dei.

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Matteo Rusconi – Trucioli

In una stagione di lotte e fermenti come gli anni ’60 del secolo scorso, Pasolini inaugurava quella che chiamò “poesia operaia“, e che successivamente prese una strada del tutto particolare, un po’ per allontanarsi dalla realtà salottiera di allora, fintamente intellettuale, e un po’ per uscire dai matteo rusconi - truciolipiagnistei di una certa letteratura della solitudine, in cui molte liriche del ‘900 si erano circoscritte intorno alla politica del frammento, spesso incomprensibile. C’era bisogno di alzare il tiro della discussione, di far entrare la poesia nelle fabbriche per essere parte stessa della lotta, per sentirsi partecipi di un particolare periodo storico, per portare la cultura in ogni settore sociale, per dare voce a chi, altrimenti, veniva ghettizzato nei circuiti underground, perdendosi poi negli stessi labirinti in cui si cercava di uscire.  L’intellighenzia dominante (o del potere costituito) rifiutava una “parola” che esprimeva un dissenso scritto con i verbi di tutti i giorni. Si creò così una realtà parallela: quella alta sfociò nelle avanguardie, e quella proletaria invece, rimase ancorata nelle sue convinzioni di base, di denuncia, di provocazione, di realismo crudo e intimo nello stesso tempo, per farsi sentire, anche con i sentimenti. Potremmo citare esempi illustri come i ciclostili di Ferruccio Brugnaro, i volantini di Franco Cardinale, l’ironia di Donato Rossi e Sandro Sardella, i rumori di Francesco Currà, il ferro e la terra di Tommaso Di Ciaula, fino al dialetto di Giovanni Rapetti od opere splendide come “Una cosa sublime” di Attilio Zanichelli.
In questo filone s’inserisce a pieno titolo la poesia di Matteo Rusconi. La sua ultima raccolta intitolata “Trucioli” (AutAutEdizioni) è una bellissima dimostrazione letteraria di una giornata di lavoro in cui, la fatica, la fabbrica, l’alienazione e i fogli di un libro sono una cosa sola, fra ingranaggi e sentimenti.

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Sault – Nine

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I Sault sono un collettivo londinese di cui si conosce pochissimo, i quali, nel giro di soli due anni, sono giunti al loro quinto album: “Five” e “Seven” nel 2019;  “Untitled (Black Is)” e “Untitled (Rise)” nel 2020, fino a quest’ultimo “Nine“, quasi a seguire un’ordine dispari nella loro numerazione. Tutti scritti con dei fiammiferi.
La loro connotazione è tutta concentrata su una musica tipicamente black, in cui funky, rhythm and blues e una forma ibrida fra rap & spoken word si fondono dentro un soul moderno, ritmato, misurato e viscerale al tempo stesso, dove convergono tutte le dinamiche del mondo di colore, soprattutto quelle relative alle diseguaglianze e alla quotidianità complicata delle periferie di una metropoli estesa come la capitale britannica. Quello che colpisce è come sono riusciti a circoscrivere la rabbia in un sound inaspettato per le tematiche narrate, in cui, la sovrapposizione delle melodie stende un tappeto di perfezionismi dove dolcezza e malinconia spesso s’incontrano. In fondo, come diceva un cantautore di casa nostra, è proprio dal letame che nascono i fiori.

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Hooveriii – Water For the Frogs

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Per chi ama le sonorità “kraut” inzuppate di psichedelia con una venatura melodica tanto per non farvi mancare niente, questo è il disco che fa al caso vostro. Dannatamente ritmici, fottutamente coinvolgenti, follemente estroversi, questo ensemble losangelino nato da un progetto del solista Bert Hoover si è poi allargato a una vera e propria band, completando un progetto che via via ha preso corpo aggiungendo sempre più elementi alla struttura di base composta da tre persone. Non è casuale che il nome, pronunciato Hoover Three, originariamente stilizzato in Hoover III, si è poi variegato in Hooveriii, quasi a valorizzarlo come un acuto in tutto il loro contesto musicale.

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LETTURE ESTIVE – fra letteratura e cultura pop

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Lo so, lo so, spesso nel periodo estivo lascio il bar incustodito, ma cosa ci volete fare, il caldo prende il sopravvento e il bancone diventa il vostro territorio. Non c’è problema, potete servirvi senza problemi, intanto, proprio perché l’assenza equivale a un periodo di riflessione, vi parlerò dei libri che ho letto quest’estate, fra letteratura e cultura pop, anche per iniziare una nuova stagione di impegno e divertimento che ci accompagnerà fino alla fine dell’anno…

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LETTERE – Flavio Almerighi

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Flavio Almerighi è una di quelle persone che ha avuto la fortuna di vivere due esistenze: una pre-digitale e un’altra successiva. Fa parte di quella generazione cresciuta attraverso due modi differenti di percepire la vita, e ha la possibilità di sentirsi giudice di un certo comportamento che ci appartiene e che in un certo modo ci ha formato, attraverso le esperienze della crescita.

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Black Midi – Cavalcade

black midi cavalcade

Sfrontati, irriverenti, fuori di testa, talmente geniali da segnare un confine tra pazzia e intelligenza, decidendo in qualsiasi momento da che parte stare; i Black Midi bissano il successo di due anni fa con un secondo album davvero sorprendente. Il loro sound si articola intorno a una deflagrazione schizofrenica che shakera funky, punk, cabaret, pop, rock e sperimentazione attraverso una forma teatrale in cui la musica diventa un medium per raccontare e raccontarsi, come se la provocazione, urticante e avvincente al tempo stesso, decidesse ogni volta di farsi piacere proprio per l’aspetto che genera inaspettatamente tragedia e ironia. Quello che colpisce è come riescono ad alternare melodie a ritmi vorticosi, attraverso una sceneggiatura che s’insegue ripetutamente e genera episodi sincopati fino all’eccesso, strutturando nello stesso tempo una trama coinvolgente senza un attimo di pausa. Eppure, quello che sembrerebbe un cocktail di psicofarmaci assunto come una dose eccessiva di anfetamine, si trasforma in realtà in una botta di vita che genera una fascinazione ininterrotta, proprio per l’aspetto per niente improvvisato, ma al contrario, per una genesi che rasenta la perfezione fino al mondo immaginato e completamente in sintonia intorno a loro protagonisti.

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IOSONOUNCANE – Ira

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Un album il quale  è stato al centro dell’attenzione in questo ultimo periodo è questo “Ira” di Jacopo Incani, in arte: Iosonouncane. Volevo premettere che questo cantautore sardo, romano d’adozione, io lo conobbi già nel 2010 quando pubblicò il suo primo lavoro: “La Macarena su Roma“, dove si concentravano tutta una serie di performance che definirle canzoni sarebbe un eufemismo riduttivo, tra cui spicca quel “Corpo del reato” facilmente identificabile come un capolavoro, non tanto perché emergeva nella sua originalità, ma perché dimostrava a pieno titolo lo spessore creativo del suo autore. Susseguentemente, dopo ben cinque anni di assenza, il nostro eroe sceglieva una strada coraggiosa, strutturando un lavoro diverso, poetico, ambizioso: DIE, in cui la valenza artistica di un’idea si rielaborava per diventare un’opera a tutti gli effetti, per andare al di là della consuetudine. Probabilmente, ben conscio dei limiti della propria voce: intonata ma spesso urticante, sentì il desiderio di esprimersi facendo uscire la sua vera anima, non quella delle canzonette, intese come rapporto stretto tra cantante e fruitore, ma quelle con cui si può andare oltre, superando i limiti della normalità, anche se traboccanti di sarcasmo e ironia come il suo esordio discografico. Si aprì quindi ad una ricerca intelligente, in cui l’ecologia di fondo, faceva da scenario a un concept veramente metaforico, in cui, se in sardo o in latino Die è il giorno, in inglese vuol dire morire. Ecco che la molteplicità dell’esposizione si riempì di significati, abbracciando tutto il percorso della nostra esistenza, come se il volto della vita si mostrasse proprio nell’attimo del distacco, facendosi guardare in quell’unica volta dove l’eternità ci passava davanti. Diventava un evento rivelatore con delle suite in cui l’imput progressive si trasformavano subito nel delirio lisergico intriso di avanguardia lirica e destrutturazione musicale.

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Tausend Augen – Westend

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Questo trio tedesco esordisce con un album decisamente figlio di una tradizione germanica, la quale ha fatto di un certo tipo di musica un marchio di fabbrica incancellabile, soprattutto quando l’elettronica prende il sopravvento trasformando le vie di fuga in un’infinita e continua deriva di ritmi sincopati, sempre in equilibrio con una forma marziale e una violenza gestita da manuale che non impazzisce mai. Il controllo della soluzione formale è totale e senza un attimo di smarrimento, in cui, le deviazioni post-punk e la teatralità ottenuta con la dizione in lingua madre: dura, ma al tempo stesso efficace per quello che vuole esprimere, si sovrappongono in un continuo inseguimento fra parole e musica. Tutto questo per colorare sarcasticamente la nostra società con una vernice indelebile, quasi per avvertirla con un segno che ci darà fastidio nonostante la sua fruibilità.

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Rome – Parlez-Vous Hate?

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Si dice che quando un grande artista si sta incanalando verso una mesta vecchiaia (pregevole per carità, e il riferimento è diretto a Nick Cave), ce ne sono altri che riescono a seguire la sua strada, riuscendo a interpretare alla loro maniera un certo stile e un certo modo di essere. Tra l’altro, la percezione dell’ispirazione è a suo modo un innesco per altre variazioni creative, fino a diventare personaggio a sua volta senza sentirsi debitore in senso lato con il maestro.

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Anita Lane – Musica e tempesta

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La scomparsa di questa artista ha una valenza soprattutto per quello che ha lasciato, o ispirato, in un periodo particolare della crescita di Nick Cave e dei Bad Seeds, e in senso traslato per un certo modo di sentire la musica e la poesia. Vi lascio per l’appunto l’articolo apparso sul portale di Rolling Stones Italia che mi sembra ben fatto e che rappresenta appieno la sua figura femminile.

Link su Anita Lane

Mythic Sunship – Wildfire

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I Mythic Sunship sono un gruppo danese già attivo da diversi anni, il quale è riuscito a coniugare la forma psichedelica con una improvvisazione free decisamente trascinante, soprattutto dopo aver inserito nella formazione il sassofonista Søren Skov, sovrapponendo esplosioni sperimentali ad altre pulsioni sempre in continua successione. Quest’ultimo lavoro è la degna continuazione di quel capolavoro che è stato Another Shape of Psychedelic Music e del susseguente live Changing Shapes: due tasselli incastonati nella bellezza pura del caos e del disordine che diventano un monumento ineguagliabile dedicato al delirio. Poi, lo sappiamo tutti, la musica è un maledetto medium in cui il suo territorio si trasforma nell’esatta reincarnazione dell’inferno, per poi edificare il paradiso proprio da quest’esperienza dove le fiamme ci lanciano oltre le soglie del cielo. Se per un attimo ci sentiamo immortali, quest’illusione ci permette di configurare la vera essenza della gioia.

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Mantenere vive la memoria di chi ha lottato per la libertà

restauro lapidi della resistenza a milano

In questa giornata della Liberazione mi sembra giusto sottolineare l’iniziativa di due ragazze milanesi che restaurano le lapidi o le targhe di uomini anche semplici, che hanno dato la loro vita per il sogno della libertà, mantenendo così intatta la memoria di quelle persone che hanno lottato per un mondo migliore e per una società senza discriminazioni di ogni genere.

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Maurizio Principato – addio a una grande voce

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Spesso celebriamo la scomparsa di personaggi famosi: artisti, cantanti, attori che hanno lasciato una traccia di loro in maniera indelebile nella cultura pop di questi ultimi anni. Ma chi vive intorno a loro con i suoi scritti andrebbe ricordato in egual misura, perché contribuisce non solo ad aumentare la nostra conoscenza e la nostra passione verso molti protagonisti (a volte anche minori), ma è proprio per mezzo di questi professionisti che un artista si fa conoscere in maniera completa, ampliando il suo alone mitico.
Maurizio Principato, oltre ad essere stato un giornalista di Radio Popolare,  è diventato un divulgatore musicale che riusciva ad andare oltre i soliti luoghi comuni nonostante si calasse nella parte con un’umiltà tutta sua. Le sue trasmissioni su Frank Zappa o John Zorn non solo mi hanno lasciato dentro una prospettiva diversa su quello che si leggeva in giro, ma entravano nelle vite di questi compositori con una originalità e una simpatia veramente alternative.

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Godspeed You! Black Emperor – G_d’s Pee at State’s End!

godspeed you black emperor G_d's Pee at State's End!

Proprio nel post precedente avevo accennato a come la creatività nel mondo musicale odierno si sia rivolta al passato, costruendo un presente in cui l’evoluzione è rimasta circoscritta in una forma di bellezza ripetitiva, emulativa, rispecchiata in sé stessa, probabilmente, perché era talmente alta quella precedente che il superarla diventava quasi impossibile. Attenzione: quasi!
Perché è importante questo avverbio? Perché nel calderone di oggi in cui la pubblicazione infinita di materiale messo in circolazione, spesso confonde gruppi o solisti meritevoli, capita di imbattersi in un’opera veramente buona, la quale rischia di perdersi nella moltitudine e di sfuggire al grande pubblico, o perlomeno, al pubblico mainstream. Non che sia importante, perché solitamente l’appassionato autentico di musica scopre e ascolta una qualità la quale evade una certa notorietà, rimanendo circoscritta nei circuiti underground o nelle vie di culto trasformandosi in casi artistici o leggende che assumono la notorietà col tempo.
Questo è il caso dei Godspeed You! Black Emperor: ensemble canadese da cui straripa un fascino immaginifico unico e costellato da una carriera particolare, centellinata con le giuste dosi per seminare un capolavoro dietro l’altro, lungo un arco che supera i 25 anni, come quest’ultimo album, assolutamente fantastico.

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SKOOKUM’S PUB – La ballata degli ubriachi

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Skookum’s Pub
La ballata degli ubriachi

Saliva che brucia
saliva che arde
improvvisa fra le dita
Sole che nasce sole che muore
gesto nato da una genesi diversa
Cenere persa
confine che separa
quiete e tempesta
un luogo dove dio
è una persona qualunque
e fra le tante si manifesta
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Lnzndrf – II – Non si esce dal passato

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Cosa ci porta la ricerca dell’ascolto di prodotti che vogliono indagare il presente pensando al futuro? Semplice, ci fanno rimanere nel passato! Il problema principale di oggi è che nessuno pensa a creare delle soluzioni innovative (o nuove se vogliamo) perché viviamo in un tempo in cui il rischio non interessa a nessuno, o perlomeno, qualsiasi musicista che entra nel suo vortice creativo, esplora il suo animo senza porsi il problema di essere originale ma, di piacere, e per fare questo si adagia nella consuetudine del già sentito, del già sperimentato, del già assimilato. Così facendo si è sicuri di avere quello che conta oggi: essere percepiti all’istante, con la visibilità dell’immediato per avere più visualizzazioni possibili, più contatti, più followers e far parlare di sé in questa maniera. Di conseguenza la musica ne ha risentito entrando in uno stallo perenne, come se vivessimo in un territorio dove non esiste nessun tipo di evoluzione, riciclando di continuo la bellezza come l’esatta ripetizione di quella precedente senza il coraggio di rischiare, e la massa si è adeguata.

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Fino a domani

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FINO A DOMANI

Non so dirti altro
quando la sera s’inchina sugli abbracci
lasciati nel giorno ad attendere
incendi e sorrisi

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Nick Cave & Warren Ellis – CARNAGE: album di canzoni o reading poetico?

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Per fare  una recensione o una discussione sull’ultimo album di Nick Cave cofirmato insieme a Warren Ellis, bisogna allargare il discorso intorno a un concetto più ampio, perché è troppo riduttivo pianificare delle parole intorno alla sublimazione del dolore, associando tutto il lavoro alla correlazione della tragedia che ha colpito prima il cantautore australiano, e poi, in senso traslato, tutto il mondo con l’attuale pandemia. È necessario a mio avviso prendere delle distanze importanti facendo delle distinzioni sul concetto di musica, sul perché la si fa e come si fa: sulla forma canzone o sulla forma libera di una composizione e come gli artisti si pongono di fronte alla loro espressività, per far emergere qualità e spessore creativo.
La riuscita della tensione interiore e come la si trasmette ad altri facendola diventare “bellezza”, anche se viene identificata nella figurazione del male, sta alla base di tutta la storia dell’arte, soprattutto pensando alla riuscita di un’opera o di un capolavoro nato e vissuto fra corpo e anima, fra quiete e violenza.

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Dwiki Dharmawan – Hari Ketiga

Dwiki Dharmawan – Hari Ketiga

La scena jazz-rock è da sempre stata un territorio dove incontrare sorprese inaspettate, che fluttuano fra la meraviglia e il fascino superbo di una professionalità indiscussa, soprattutto quando a queste doti si percepisce un sound valorizzato dall’anima di ogni componente, il quale va oltre sé stesso, superandosi nell’esecuzione. Ecco che il pianista indonesiano Dwiki Dharmawan insieme a dei compagni di viaggio straordinari, ci regala qualcosa che si unisce alle sue pubblicazioni precedenti, in cui, sperimentare altre strade lo ha identificato come una delle menti più interessanti del panorama jazzistico mondiale, soprattutto in relazione ai suoi sconfinamenti con gli altri generi perfettamente plasmati con la sua idea di musica e a quel desiderio di andare oltre le dimensioni consuete.

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Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur

Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur

Per gli amanti della psichedelia, vedere insieme il combo giapponese dei Kikagaku Moyo con lo sperimentatore dell’Illinois Ryley Walker, rappresenta quella sostanza e quel desiderio che le loro esibizioni dal vivo contengono, raffigurandosi nella dimensione fascinosa di un album e nel riuscire a catturare la magia di un momento irripetibile. Tra l’altro, se uniamo la coerenza di un suono americano con l’equilibrio di quello orientale, e lasciamo che le dinamiche delle due culture si uniscano per poi lasciarsi andare in una sorta di compenetrazione fascinosa, ecco che la struttura di un impianto musicale si trasforma fino ad autorigenerarsi seguendo delle linee compositive istintive, ma perfettamente in sintonia con tutto l’impianto dell’esecuzione. In queste due tracce (di venti minuti l’una) non c’è mai una sbavatura nonostante la libertà espressiva impressa nella tipica anarchia, solitamente esercitata nella forma della jam session, e nonostante tutto si è coinvolti in un nubifragio di suoni accattivanti e irresistibili allo stesso tempo.

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The Weather Station – Ignorance

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Nell’ambito di un territorio folk raffinato e interpretato con intelligenza, quest’ultimo album della canadese Tamara Lindeman alias “The Weather Station”, si alza sopra il livello della media con un prodotto veramente particolare, proprio se consideriamo il minimalismo che solitamente circonda questo genere e che invece in questo caso si apre e s’insinua dentro altre sonorità: molto jazzate, molto cool, trasfigurandosi in un pop delicatissimo.
Continuando nella metamorfosi  che ha caratterizzato questo gruppo dai loro primi lavori, la tipica semplicità degli esordi li ha portati a questo splendido disco, configurando una maturità la quale via via ha coinvolto la loro leader fino a trasformarla in una interprete dalle sfumature suggestive e dai testi molto particolari.

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Giancarlo Stoccoro – Litanie del silenzio

Litanie del silenzio - Giancarlo -Stoccoro

La poesia di Giancarlo Stoccoro si arricchisce di un’altro bellissimo tassello della sua pregevole produzione letteraria: “Litanie del silenzio” (Giuliano Ladolfi Editore).
Questa raccolta di liriche è l’ideale prosecuzione di un percorso intrapreso dall’autore in questi ultimi anni con una serie di sillogi veramente interessanti, in cui, la cadenza del verso, s’identifica attraverso un codice stilistico fatto di impressioni interiori, e come tali rimangono, per emergere piano piano a prendere aria. È come se tutto un substrato dell’inconscio prendesse voce appena in tempo per sentirsi parte della personalità dell’autore, il quale, ricongiungendosi al suo io nascosto, si sentisse finalmente libero da un peso misterioso: qualcosa che ci lega al mondo razionale impedendoci di creare un contatto spontaneo con una realtà più ampia, senza confini o costrizioni. Tra l’altro Giancarlo Stoccoro è psichiatra e psicoterapeuta, ed è anche colui che ha portato in Italia la tecnica del Social Dreaming, o del sognare insieme, in cui si condividono i nostri sogni dopo la visione di un film. Tutto questo per dire che la nostra parte oscura è il territorio dove il poeta spesso sconfina, scoprendo come l’universo sia un luogo piccolo in confronto ai labirinti o alle meraviglie della nostra mente, sempre in equilibrio fra sofferenza e gioco.

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Nella morsa della pitonessa

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NELLA MORSA DELLA PITONESSA

Stringimi
non importa se il segno
di un abbraccio sarà
come quel tatuaggio
che ripercorre anni
descritti
sopra i territori della pelle
e delle nuove stagioni

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Ovvero: La casa piena di dischi - Blog di canzonette e affini scritto da Joyello Triolo

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