LA FASCINAZIONE PSICHEDELICA – Ottimi album pubblicati in questi ultimi mesi del 2022

Mati-Klarvein-Grain-of-SandGrain of Sand – by Matt Klarvein

Riprendiamo l’ascolto di alcuni ottimi album usciti in questi ultimi mesi del 2022 vicini al genere psichedelico, i quali, non fanno altro che giganteggiare il viaggio lisergico che li genera, attraverso suoni dall’impatto acido e coinvolgente. Chiaramente nel mio cercare suoni “altri”, ho variegato la ricerca attraverso la multiculturalità di molti paesi, proprio per evidenziare diversi tipi di sound, accentuando la diversità delle loro origini, anche se, lo stile in questione, non fa altro che unirli attraverso un circuito uniforme nato proprio dalle influenze derivate dalla concentrazione di melodia e improvvisazione, attraverso tecnica e anima, quasi che la genesi world fosse il punto di partenza, per poi arrivare dove molti confluiscono evidenziando le loro influenze.
Partiamo…

i migliori album psichedelici di questi ultimi mesi del 2022

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La più bella storia d’amore di Luis Sepulveda

almerighi

Luis Sepúlveda Calfucura (1949 – 2020) è stato uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno naturalizzato francese.

L’ultimo suono del tuo addio,
mi disse che non sapevo nulla
e che era giunto
il tempo necessario
di imparare i perché della materia.
Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell’udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.
Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.
Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d’Amore
ma…

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DREAM SYNDICATE – Live al Magnolia 2022 – Segrate / Milano

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Domenica 16 ottobre 2022 al Circolo Magnolia di Segrate – Milano, si sono esibiti  i Dream Syndicate con un live pazzesco. Steve Wynn e soci hanno dato vita a un’esibizione infuocata in cui, il delirio lisergico delle due chitarre, insieme alla tambureggiante sequenza della base ritmica, hanno raggiunto vette dalla bellezza sconvolgente. Pur essendo un gruppo che ho visto moltissime volte, mai come in questo concerto li avevo gustati così in palla, così pimpanti, così liberi di esprimersi, e in ogni pezzo hanno dato il meglio di loro stessi, superandosi. Gli alfieri del Paisley Underground sembra non siano mai invecchiati, anzi, erano più vivi e vitali di quando erano giovani.

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LUISA TRIMARCHI – La mano

La poesia d’amore, si sa, è la più difficile, proprio perché si rischia di cadere nel già sentito o nello scontato, ma Luisa Trimarchi riesce in questi tre brevi componimenti ad uscire dalle solite banalità (e lo dice, lo sottolinea) costruendo delle immagini intense, fino a rimarcare la bellezza immergendosi in un lirismo autentico e fortemente innovativo, trascendendo le emozioni stesse.

BLACK MIDI – Hellfire

Black-Midi-Hellfire

Ormai possiamo affermare che i Black Midi hanno creato un genere: che sia burlesche-punk, avant-cabaret, new-teatrorock; aggiungete poi quello che volete voi, senza paura. Si sono inseriti nella nuova scena britannica con una potenzialità sorprendente e con una creatività fuori dal comune. È chiaro d’altronde che paragonarli ad altri gruppi sperimentali come i Pere Ubu, le Mothers of Invention di Frank Zappa, i Naked City, i Cardiacs o Captain Beefheart, i Residents o i Primus, non è reato, anzi, diventa naturale accostarli a un passato leggendario, il quale rimane marcato come una matrice per qualsiasi esempio d’innovazione. Bisogna però precisare che il loro spirito alza il sipario della modernità, introduce con una buona dose di coraggio una sceneggiatura nuova nelle musicalità di oggi, troppo avvitate su se stesse, e senza remissione alcuna si aprono generando uno stile tutto loro, fatto di scatti continui, canto-recitati, pause e ripartenze, apparente follia insieme a melodia, teatro appunto e interpretazione, la quale ingloba dentro di sé tanta roba: tanta, da sembrare una cosa sola.

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THE BLACK ANGELS – Widerness of Mirrors

The Black Angels - Wilderness of Mirrors

Quando nel 2006 scoprii questo quintetto texano, dopo il loro album d’esordio,  ebbi una esclamazione simile alla scoperta della ruota, perché, sentire tanta freschezza unita a una dose pazzesca di psichedelia talmente attuale per quel periodo, fu come lasciarsi andare finalmente a delle sonorità che aspettavo da decenni. Poi, da quella data ne è passato di acqua sotto i ponti: li ho visti dal vivo, hanno pubblicato altri album di notevole interesse, sono stati gli artefici del Levitation Festival contribuendo a uno dei ritrovi più effervescenti d’America, e inoltre, hanno dato l’imput perché altre band sperimentassero sulla strada dove loro avevano iniziato. Risulta di conseguenza, dopo ben cinque anni d’attesa, la voglia di sentirli con un nuovo lavoro denso di quel sound che li ha caratterizzati fortemente, soprattutto pensando a quella coerenza che non hanno mai abbandonato.

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OSSI – Ossi

ossi-ossi

Allora, sbaragliamo subito il campo: dovete mettere insieme il Frank Zappa più irriverente, l’ironia tagliente degli Skiantos, certe evoluzioni divertenti di Elio e le Storie Tese, l’umorismo visivo e geniale dei Devo, insieme a una dose massiccia di psichedelia garage tipo King Gizzard & The Lizard Wizard, ed ecco che escono gli Ossi, progetto tutto italiano capitanato da Vittorio Nistri e Simone Tilli. Se poi a tutto questo aggiungiamo una fosforescente confezione che, nella versione in vinile, è tutta una gioia per gli occhi, soprattutto per gli amanti del fumetto che fa di questo lavoro un prodotto oltre che d’ascoltare, anche da sfogliare (28 pagine in tutto), non si fa altro che sottolineare di come certe idee sono veramente intriganti.  Quello che colpisce però è la capacità d’inventarsi delle canzoni utilizzando fatti di cronaca quasi surrealisti, per poi rigirarli con un sarcasmo fuori dal comune e con quella voglia di raccontare delle storie che fanno sicuramente ridere, ma che nella contrapposizione con il reale non stridono affatto, anzi, si calano a piene mani nel nostro assurdo presente, facendolo diventare normale (!?) con il sorriso sulle labbra.

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ASHENSPIRE – Hostile Architecture

Ashenspire-Hostile-Architecture

Evidentemente, la lezione dei Black Midi è servita a qualcosa, perché questo ensemble scozzese ci propone una versione estremizzata di quel post-punk, per farlo diventare “avant-garde”: la solita etichettatura nel circoscrivere un genere complesso dove coesistono una ridda di stili che raggruppano post-metal, post-prog, post-dark e post-tutto, fino all’esaurimento dei termini. In realtà questi ragazzi si assumono la responsabilità di pubblicare un album (questo è il loro secondo lavoro) dannatamente teatrale, ricchissimo di tensione emotiva e di ritmi impazziti, i quali, non fanno altro che estremizzare tutta la messinscena. Non è musica per cuori deboli, perché la riuscita dei vari momenti è talmente efficiente da trascinarsi dietro una scia di fascino che non lascia indifferenti: o lo ami o lo odi.

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Manuale didattico per una distruzione di massa

Ben Grasso (3)
By Ben Grasso

Manuale didattico per una distruzione di massa

 È sempre la solita storia dei fili
come se l’essere pronto e guidato
fosse un ricordo
rimasto negli asili
nei canili
nei fucili
pronti all’obbedienza

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LE STANZE VUOTE – di Luisa Trimarchi

Questa ultima raccolta poetica di Luisa Trimarchi la potremmo definire come il libro dell’assenza, perché la metafora delle stanze vuote testimonia proprio questa condizione di vita. Non una solitudine dunque, ma qualcosa che manca, qualcosa che si perde. Qualcosa che prima c’era e che ora è svanita. Vedi per esempio la lirica iniziale: “Dedicato”, in cui un’aula probabilmente di scuola le stanze vuote di Luisa Trimarchi(l’autrice insegna al liceo) completamente senza le presenze di sempre (complici le restrizioni del Covid) ci lascia (o ci ha lasciato) perennemente in attesa. Inizia così un percorso dove le infinite stanze di una casa interiore continuano a lasciare solo la superficie delle pareti, come se le pareti stesse fossero dei muri silenti in cui nulla entra e nulla esce. Barriere senza speranza. Vengono a mancare tutte le condizioni necessarie per la nostra sopravvivenza: l’amore, l’amicizia, la condivisione, la partecipazione. Però, se questa musica del buio è una condizione necessaria per un attimo di meditazione, tutto il contesto è una metafora di quello che ci manca in questo momento, come se il poeta respirasse il disagio esistenziale di questa società moderna, messa al muro (qui la ripetizione è necessaria) da qualcosa che non riusciamo nemmeno a vedere. Una luce spenta che non siamo capaci di riaccendere. Certo, qualche intuizione di un qualcuno che esiste intorno a noi, ogni tanto di sente, si percepisce, ma l’essenza generale è proprio un’astrazione che non si riesce a figurare, se non nella sua incomunicabilità. Persino il sogno non ha un luogo, o la morte, chiusa anch’essa nella sua negazione. Anche i colori hanno la loro dimensione immaginifica ristretta: c’è solo il grigio, il nero, il rosso, e poi il nulla, come se le restanti sfumature cromatiche non esistessero più: cancellate da un percorso che implode nel suo stesso annichilimento.

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LA FASCINAZIONE PSICHEDELICA – Alcune ottime uscite di questi primi mesi del 2022

rock fra vintage e innovazione

Concludiamo con questi giri di aperitivi musicali, finendo nel vortice della psichedelia e in quel fluido immaginifica dove si miscelano gioia e pazzia, perché, lasciarsi andare attraverso un espressionismo che rievoca i viaggi lisergici nati negli anni ’60, non è tanto un emulare l’esperienza delle droghe come si faceva allora, ma esasperare fino alla bellezza una passione che si esalta attraverso le note di uno strumento. In questo caso il suono delle chitarre vibra generando un’improvvisazione che travalica ogni soluzione possibile, e quelli che ci riescono, pubblicano album notevoli come questi, carichi di spessore creativo.
Allacciate le cinture…

la fascinazione psichedelica- buoni album del 2022

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ROCK FRA VINTAGE E INNOVAZIONE – Buone uscite primi mesi 2022

w-il-rock-n-roll

Esiste sempre una linea sottile fra il passato e il presente, soprattutto in campo artistico e soprattutto in campo musicale. Chiaramente non sempre le soluzioni raggiungono quella freschezza e quello spessore che un prodotto di questi tipo deve avere, eppure, sfruttando un retroterra spesso saccheggiato, c’è sempre qualcuno che riesce a superare le ovvietà per produrre un lavoro notevole. Proverò ad analizzare alcuni album usciti in questi primi mesi del 2022, i quali schiacciano sì l’occhiolino agli anni d’oro del rock, ma hanno un pregio importante: hanno le canzoni…

rock tra vintage e innovazione

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ROCK E ITALIA – Alcuni ottimi album di questi primi mesi del 2022

N-rock italiano

Anche dalle nostre parti si pubblica della buona musica, considerando che il nostro territorio è suscettibile a molte variazioni, accentuate da tutte le influenze che abbiamo intorno. La conseguenza è una molteplicità di stili che può accontentare chiunque, fra tradizione e contaminazione. Poi è chiaro, ognuno di noi può essere legato alla propria band di quartiere ma, alla fine, la qualità è sempre qualità e chi è bravo merita di essere citato. Quest’anno è iniziato molto bene e proprio per questo motivo proviamo ad analizzare alcuni ottimi album pubblicati in questi primi mesi…

rock e italia-alcuni ottimi album di questi primi mesi del 2022

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Gov’t Mule – Chiari Blues Festival

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Bellissima giornata ieri 10 luglio al Chiari Blues Festival con il concerto dei Gov’t Mule. Innanzitutto complimenti all’organizzazione: veramente impeccabile, soprattutto per la location, perché dire straordinaria è dire poco. Prezzi incedibili senza scopo di lucro, gente simpaticissima e tutto che è scivolato a meraviglia. Veramente bravi!

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ROCK E ARMONIA – Alcuni ottimi album di questi primi mesi del 2022

N-armonia e rock

Ripartiamo con delle scelte in cui l’armonia e non la forza, rappresenta lo spessore principale di una canzone, anche se, non per questo, viene a mancare l’impeto del rock. D’altronde, per sorseggiare un bell’aperitivo insieme, la musica giusta ha la sua importanza. Il resto viene da solo…

rock e armonia - ottimi album primi mesi 2022

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ROCK E RITMO – Alcuni ottimi album di questi primi mesi del 2022

rock e ritmo

Scusate se in questo ultimo periodo ho scritto poco, soprattutto di musica, ma spesso gli impegni familiari impongono delle scelte che vanno rispettate. Cercherò di recuperare il tempo perduto con una serie di post in cui segnalerò degli album usciti in questi primi mesi del 2022, e che personalmente ritengo validi per tutta una serie di ragioni, sia musicalmente appunto e sia di qualità. Partiamo…

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ARTE A 33 GIRI – Spazio Musa Torino

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Per chi è appassionato d’arte e musica insieme, ritrovando nei vinili la sinergia perfetta per coniugare queste due espressività, la mostra allestita nello splendido “Spazio Musa” a Torino, è la condizione ideale per una visita, ammirando copertine speciali disegnate da artisti speciali.
Ve lo assicuro:  tutta da godere !!!

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Orietta Bernasconi – Ventagli di astrazione

orietta bernasconi - trittico

Si è inaugurata ieri presso la “The Art Company Como” in Via Borgovico 163, la mostra di Orietta Bernasconi “Ventagli di Astrazione”. Molto interessante per la qualità delle opere esposte e per tutta una serie di soluzioni espressive, le quali, interagiscono tra materia e tecnologia, creando una dinamica interessante dall’aspetto visivo.

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Sistema binario

sistema binario

Sistema binario

Siamo diventati
il sole delle nostre anime
e ci nutriamo
come si nutre l’universo
e ci scambiamo il calore
come si scalda questa terra
e ci doniamo il vivere
come vive dio

Antonio Bianchetti
da: “Non so se ho scritto troppo sull’amore”
(Quaderni dell’Acàrya)

Valore – Erri De Luca

natura e amore

VALORE di Erri De Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
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Messa – Close

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Stavo per scrivere dei post sui migliori album usciti in questi primi tre mesi dell’anno, e uno di questi doveva essere dedicato alla musica di casa nostra, ma quando mi è capitato fra le mani il terzo lavoro di questa band vicentina, ho avvertito un tuffo al cuore: un sussulto, derivato dalla sua straripante bellezza. Di conseguenza, è necessario dedicargli un articolo a parte, soprattutto per la mole enorme di sensazioni che genera, e per il continuo sovrapporsi di sfumature legate a un sound il quale, centrifuga un insieme di stili fino a elaborarne uno decisamente convincente. Come a dire: se ci tuffiamo in una danza rituale dove coesistono etnica, nu-metal, post-rock, exotic-jazz e devianze prog fino allo sfinimento dalla conclusione appagante, la sua riuscita ci stende, perché non riusciamo a resistere, come se una sperimentazione liturgica si genuflettesse intorno alla splendida voce della frontwoman del gruppo lasciandoci senza parole, senza fiato. Un’ora abbondante di suoni per essere storditi dal fascino puro di questa performance.

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Wovenhand – Silver Sash

WovenHand-silver-sash

Spesso sentiamo degli appellativi abbinati agli stili musicali che offrono spazio alla fantasia, anche nella ricerca del nome. Non è casuale che la denominazione “folk apocalittico“, pur nella sua irruenza verbale, esagera un genere convergendolo nelle dinamiche di un retroterra rock sporco, corrosivo, buio, e per certi versi esplosivo; proprio perché un filone solitamente ancorato nella tradizione “voce e chitarra”, si è invece evoluto (o deviato) in territori altri, dove coesistono delle concezioni sonore solitamente appannaggio di fenomeni diversi: vedi per esempio l’industrial, il dark o il metal. Poi è chiaro, quando si esce dagli steccati per evadere oltre qualcosa che si riteneva stantio, probabilmente, un nome andava fatto. Ora, al di là della vostra idea su un certo tipo di espressione, il personaggio che incontreremo oggi è probabilmente quello che si avvicina di più agli spazi vicini a queste divergenze, perché nei suoi testi, l’apocalisse è sempre presente. Il suo nome: David Eugene Edwards, in arte “Wovenhand“, non si è mai fatto mancare niente per annunciare la fine del mondo, o per punire noi peccatori. Per questo, tenetevi pronti…

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Il tempo non aspetta

roland topor-1By  Roland Topor

Il tempo non aspetta

Le mani gelate
guardano oltre le montagne
aspettando che si fermi il vento
come l’eco
rimasto ancora solo

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La poesia oscura di Mark Lanegan

la-poesia-oscura-di-Mark-Lanegan

Ci sono artisti che sono capaci di crearsi intorno, inconsapevolmente, un’aura di culto, soprattutto quando quell’aura ha un sapore maledetto, blasfemo, cupo, oscuro. Sarà che il pubblico s’innamora di queste figure, mitizzandole fino allo stremo, idolatrandole proprio perché trasmettono una configurazione del male vissuto in prima persona e offerto come un’ostia sconsacrata, adatta per immaginarsi nel salotto di casa le scorciatoie della trasgressione: un desiderio che ognuno di noi ha dentro e che mai abbiamo messo in pratica. Lo sappiamo da sempre, anzi, fin da bambini, quando la voglia disubbidiente è una forma di resistenza verso chi è sopra di noi: genitori, insegnanti, politici, tutori dell’ordine e della legge; come se il male s’identificasse nella reazione anarchica verso una serie d’imposizioni che non accettiamo. Poi, qualcuno si adatta e altri no. Tanti si adeguano, pochi si ribellano. Ed ecco che emergono le figure di quelli diversi da noi, anzi, psicologicamente uguali, come se l’abisso che li ha inghiottiti fosse un film di finzioni che noi assimiliamo proprio perché le riteniamo tali, e che invece sono fottutamente reali. Come a dire: mentre loro si distruggono, noi assistiamo quasi morbosamente alla loro fine, consapevoli di non esistere in quel mondo, ma che idealmente avremmo voluto viverlo anche solo per un momento. Mark Lanegan era uno di questi ribelli, e noi lo abbiamo amato.

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Angelo Maugeri – Lo Stupore e il Caos

Di fronte al miracolo dell’Arte o nel cuore dell’Arte stessa, noi abbiamo un sussulto, un mancamento. Siamo travolti dalla sua vibrazione fino a subire una forma di deliquio. Ci meravigliamo quando il fascino estremo di ogni sua espressività ci commuove o ci coinvolge dentro a tutte le emozioni possibili. Siamo vicini tanto alla vita come alla morte, nel senso che un flusso Angelo-Maugeri-Lo-Stupore-e-il-Caosd’eternità ci attraversa e ci eleva oltre ogni forma di trascendenza. Non a caso Stendhal e come lui altri protagonisti della nostra Storia, hanno provato questo sentimento estremo fino a immergersi dentro al flusso ininterrotto della loro sensibilità, partecipi alla percezione della bellezza che li ha coinvolti e sedotti. In fondo, è un po’ come l’innamoramento: un’esplosione di sensi che ci travolge. Ecco che il poeta Angelo Maugeri si pone di fronte a questo stupore, come se il caos che l’ha generato, sia un binomio insostituibile nella successiva forma di equilibrio che porterà alla genesi delle sue parole: “Lo stupore e il caos“, appunto, titolo della sua ultima raccolta di liriche.
La poesia si sa, ha la capacità di assorbirti completamente, di ammaliarti, soprattutto quando si crea un interscambio reciproco fra le parti, un binomio imprescindibile generato dallo stretto rapporto autore-fruitore, come un’appartenenza, un gemellaggio artistico, una melodia che ti attraversa e la fai tua. E in un mondo caotico come il nostro, cosa c’è di più bello di un attimo di stupore? Probabilmente anche il nostro protagonista, prima ancora di regalarci le sue liriche, si è lasciato affascinare dai suoi stessi versi, creando quella vibrazione necessaria per la sua vitalità. Queste poesie lo dimostrano attraverso il flusso della loro musicalità, come se ogni parola, ogni frase, e nell’insieme anche ogni loro gesto, diventa o diventano un tessuto multicolore per un viaggio interiore alla scoperta dell’io e dell’intelletto. È come se il magma della loro origine, diventasse una forma che via via prende corpo, fino a diventare, prima, la percezione di un’idea, e poi, la raffigurazione dell’estetica.

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IL DONO DELLA PAROLA

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IL DONO DELLA PAROLA

Le nostre storie
cercano ancora la trama dei racconti
come un rito nel chiederci
chi siamo e dove andiamo
parlando di ventura

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A Place To Bury Strangers – See Through You

A Place Bury Strangles – See Through You

Ritorna sulle scene una delle band più interessanti del panorama americano, e che per un decennio e poco più ha incendiato le notti newyorkesi con dei live infuocati. La loro miscela di shoegaze, noise, psichedelia e wave è stata talmente trascinante da risultare uno degli eventi più suggestivi, dopo la famosa stagione punk intorno alla leggenda del CBGB. Non è casuale che il loro avvento ha dato il via a un seguito sempre carico di aspettative, come se il culto della loro apparizione avesse aperto una nuova porta dove trovare quello che si cercava da tempo, nonostante l’impatto disorientante dei loro riff, sempre vicini al confine che separa il rumore puro con la bellezza. E anche il questo loro ultimo lavoro: il sesto in ordine di apparizione, la trascendenza del suono vende la propria anima al diavolo, come una catarsi esplosa improvvisamente all’interno del nucleo che l’ha generata.

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Yard Act – The Overload

Yard Act - The Overload

Tanto per rimanere dentro la nuova ondata post-punk britannica, una band osannata da tutta la critica dall’inizio del nuovo anno, è proprio questa originaria di Leeds: fertilissima città dal punto di vista musicale. Non è casuale che il loro album d’esordio capeggia nei vari portali del settore, per tutta una serie di ragioni, concentrate intorno alla capacità d’incidere con una scrittura sarcastica all’interno del sistema d’oltremanica, facendolo risultare grottesco. Tutta l’espressività artistica di questi ragazzi ruota intorno a questo modo d’intendere le cose: rigirarle, capovolgerle utilizzando un’ironia tagliente, proprio per contrabbandare una rabbia fuori dal comune, facendola passare come un’invettiva cabarettistica, ma in realtà affilata come una lama che non lascia scampo. Prima si sorride, e poi ti accorgi della pugnalata.

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Snapped Ankles – Forest of Your Problems

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Nell’ultima ondata neopost-punk britannica, una band che ha deciso d’intraprendere un percorso diverso anche se parallelo, è proprio questa dal nome stravagante e dall’altrettanto insolita miscela, che riesce ad accomunare divagazioni kraut, ritmiche funky, inflessioni wave e contaminazioni elettroniche dall’impatto effervescente; e forse, proprio per queste loro divergenze, la loro non-collocazione li ha resi talmente diversi da risultare famosi in senso più obliquo delle altre. Tra l’altro, esibendosi sempre mascherati e non conoscendo la loro identità, tutto questo alone di mistero dall’impatto tribale (i loro travestimenti riecheggiano un animismo dal retrogusto ecologico), ha fatto si che il loro pubblico si è automaticamente scremato in senso positivo, ma nello stesso tempo sono diventati dei protagonisti di nicchia, insieme ai loro spettacoli sempre vicini ad un impatto multimediale e uno scatenamento techno-dance altrettanto coinvolgente.

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Anna von Hausswolff – Live At Montreaux Jazz Festival

Anna von Hausswolff - Live At Montreaux Jazz Festival

Proprio per esordire nelle recensioni del 2022, la performance live di questa meravigliosa interprete, direi che fa al caso nostro per tutta una serie di ragioni. Non tanto perché il dolore e lo struggimento, la pace e l’orrore, il sangue e la poesia, fanno parte di questo tempo: in fondo, da quando esiste l’umanità siamo circondati da questo teatro, o se vogliamo essere più didascalici, da questi sostantivi. La risposta è tutta circoscritta, come ho già anticipato, dalla performance di quest’artista svedese: assolutamente da brividi! Capace di assimilare la presenza scenica di Diamanda Galas, il temperamento di Susan Janet Ballion, la follia di Kristin Hayter, la capacità vocali di Kate Bush, la ricerca formale di Lisa Gerrard e la maestosità di Jansen Floor o di Amy Lee. Anche se poi, tutte queste influenze si concentrano in uno stile molto darkwave, dalla sostanza gotica per intenderci, in cui la voce diventa protagonista indiscussa.

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Un figlio non muore mai – di Maria Grazia Duval

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photo by Hengki Koentjoro

Queste liriche sono state estrapolate da un calendario del 2022 in edizione limitata della Helicon Edizioni, tutte interamente dedicate alla scomparsa del figlio di Maria Grazia Duval: poetessa straordinaria e amante della cultura a 360°, di cui ho avuto l’onore di avere una recensione sul mio ultimo libro, ma che in questo caso emergono in tuta la loro bellezza, sia per capacità musicale  e sia per spessore qualitativo veramente alto. Il dramma si trasforma in un’elegia di una delicatezza estrema, la quale si adagia attraverso un lentissimo blues dai contorni immaginifici e dalla sospensione che lasciano senza fiato, talmente siamo trasportati da queste onde sonore, come se fossero un soffio di fronte all’universo.

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Graphic-novel e libri per tutti i giorni

libri da leggere a tutti i costi

Solitamente, conoscendomi bene, durante le feste mi regalano sempre libri e dischi, perché, nonostante ne abbia la casa piena, per me è sempre una goduria. Solitamente non lascio mai indicazioni, e accetto ogni dono come qualcosa di meraviglioso, perché la bellezza della sorpresa è alla base del piacere stesso. Facciamo allora una breve carrellata di queste edizioni, fra graphic-novel, romanzi e poesia, giusto il tempo per una chiacchierata in compagnia.

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The Ballad of the Costa Concordia

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Nel giorno dell’anniversario più conosciuto a livello mediatico di questi ultimi anni, personalmente, preferisco ricordarlo con questa splendida canzone dei Car Seat Headrast, perché la risposta della musica è sempre la migliore.

Link traccia d’ascolto

BEST COVER ALBUM 2021 – Le copertine più belle degli album 2021

best cover album 2021

Cos’è la bellezza dell’arte? La magnificenza di un tratto, di un colore, di un’immagine che diventa icona: meraviglia da guardare, da gustare, d’ammirare fino all’ipnosi involontaria. In campo musicale il “vinile” possiede questa particolarità, e se poi diventa album apribile, il prodotto possiede la capacità di trascinarti nel suo interno mentre ascolti le sue note, fino al deliquio conclusivo. Ed io, che amo la parola, la sua immagine, la sua musica, il suo contenuto, non posso che rimanere coinvolto da quest’estetica talmente perfetta, la quale, non ti abbandonerà, mai!

Questa è la sintesi delle copertine più belle degli album del 2021: scegliete pure quella che preferite e come al solito vi pagherò da bere!

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i migliori album del 2021 per l’Intonation Cocktail Club 432

i migliori album del 2021

i migliori albun del 2021 - specialità

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Come ripeto tutti gli anni le classifiche sono sempre legate ai propri gusti personali, ma se il gioco vale la candela, allora giochiamo, e divertiamoci attraverso quelli che sono senz’altro dei prodotti d’eccellenza e che hanno fatto vibrare le note di questo 2021. Chiaramente, non è mai facile scegliere 20 album (come mi sono sempre proposto) lasciandone fuori degli altri altrettanto meritevoli, come per esempio l’ultimo degli Old Time Religion o quello di Aran Strab, veramente buoni, oppure rimanendo nelle nostre sponde quello di Cristina Donà. D’altronde, oltre a cercare una certa varietà di proposte e di stili, ci sono sempre dei piccoli particolari che cambiano le prospettive ed è giusto così, d’altronde, come ho premesso, è soltanto un gioco: il mio!
Proprio per questo vi faccio gli auguri per un 2022, almeno musicalmente, fantastico, e ancora più bello di questo appena passato
il Barman del Club

cocktail-slam

I migliori 20 album del 2021
per l’Intonation Cocktail Club 432

Allison RussellOutside Child
Black Country, New Road – For the First Time
Black Midi – Cavalcade
Clustersun – Avalanche
Fly Pan Am – Frontera
Godspeed You! Black Emperor – G_d’s Pee at State’s End!
Hello Cosmos – Dream Harder
Joan As Police Woman The Solution Is
Mythic Sunship – Wildfire
Nels Cline – Share the Wealth
Rome – Parlez-Vous Hate?
Rostro del Sol – Rostro del Sol
Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur
Sault – Nine
SquidBright Green Field
Tausend Augen – Westend
The BreakbeastMonkey Riding God
The Weather Station – 
Ignorance
The Wild Century – 5
Xiu Xiu – Oh No

Miglior album italiano
Iosonouncane – Ira     

Miglior album di cover
Lucinda Williams – Runnin’ Down a Dream: a Tribute to Tom Petty

Miglior album live
Nick Mason’s Saucerful of Secrets Live at the Roundhouse

Miglior ristampa
Can – Live in Stuttgart 1975
cocktail-slam-2
partiamo (e beviamo) ragazzi…

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LA STRAGE CONTINUA – è inammissibile morire sul lavoro

Nel 2011, esattamente dieci anni fa, pubblicai un post dedicato a un bellissimo libro di Angelo Ferracuti: “IL COSTO DELLA VITA – Storia di una tragedia operaia”angelo-ferracuti-il-costo-della-vita, incentrato proprio su una delle tante disgrazie avvenute in Italia, e che purtroppo, ogni tanto ricordo perché è inammissibile morire sul lavoro. Volevo proprio terminare quest’anno parlando di questo problema, perché come spesso succede, passata l’ondata emotiva del momento, dimentichiamo tutto troppo in fretta, soprattutto in questo periodo dove si parla sempre e troppo d’altro.
Il potere si sa, deve sempre inventarsi qualcosa per distogliere lo sguardo dalle situazioni delicate, ed ecco che s’inventa i no-global, i no-tav e per ultimo o i no-vax, giusto il tempo per giustificare il suo fine, come in “1984” la finta resistenza, e proprio per questo mi sono sempre chiesto perché nessuno ha mai protestato sulle cosiddette “morti bianche”? Perché nessuno ha mai manifestato davanti a queste tragedie quotidiane? Ragazzi, si parla di 100 morti al mese! Perché?
Io non mi dilungo sull’argomento: volevo soltanto fare una riflessione giunto alla fine del 2021, in cui mi risulta difficile festeggiare. Se volete andatevi a leggere il mio vecchio articolo dove mi sono sfogato. Volevo soltanto aggiornare il bollettino che allora si fermò in quell’anno. 2012: 790 morti. 2013: 660 morti. 2014: 663 morti. 2015: 694 morti. 2016: 1018 morti. 2017: 1206 morti. 2018: 1201 morti. 2019: 1156 morti. 2020: 1538 morti. 2021: 1023 morti. E questi sono soltanto i dati ufficiali, ripeto, quelli ufficiali, perché il bollettino è senz’altro peggiore.
Va bene, mi fermo qui: gli auguri ve li faccio con un post meno drammatico, come  faccio tutti gli anni parlando di musica. Per ora rimaniamo un attimo in silenzio…

La forza del rock’n’roll – ultimi ottimi album del 2021

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Per fare a tutti voi i mieli migliori auguri di Buone Feste, ho scelto come al solito la mia versione musicale, parlando delle ultime uscite di quest’anno, tanto per allietarvi con delle buone pubblicazioni e delle bellissime note, le quali, potranno accompagnarvi verso il Natale nel migliore dei modi. Buon ascolto…

auguri musicali

ultimi ottimi album del 2021

partiamo ragazzi…

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Nero Euridice di Lorenzo Morandotti

nero euridice di lorenzo morandotti

La poesia è spesso un viaggio psicanalitico che supera gli abissi della nostra mente, perché, partendo da queste profondità, si eleva superando l’illusione di rigenerarsi con le parole. Sostanzialmente, la parola stessa diventa materia organica e non mezzo simbolico dove fondersi con i propri sentimenti, lasciandoli poi evaporare così come sono nati. Seguendo questa traccia la poesia di Lorenzo Morandotti si plasma proprio dentro una struttura mai casuale, nel senso che l’impatto emotivo, apparentemente oscuro, appartiene a una matrice ben definita e molto ragionata da cui è partita. Tra l’altro, il titolo di questa sua ultima opera è emblematico come se il nostro legame d’amore, fosse talmente indissolubile da non lasciare scampo a chi scrive, perché il poeta si volterà sempre per guardare il suo inferno, o il volto della sua amata perduta, e le conseguenze le conosciamo da sempre.

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Antonio Bianchetti – Non so se ho scritto troppo sull’amore

cover-non so se ho scritto troppo sull'amore

Finalmente è uscito!
Era anni che lavoravo intorno a questa raccolta di poesie e per qualche motivo ho sempre rimandato la sua pubblicazione, complice anche la pandemia.
NON SO SE HO SCRITTO TROPPO SULL’AMORE (Quaderni dell’Acàrya) è sostanzialmente una storia d’amore, come dice appunto il titolo, ma dove mi sono voluto prender un po’ in giro, perché, 160 pagine e 81 poesie probabilmente sono troppe anche per un lettore attento. Però, quando si vuole raccontare una storia, questa va descritta nella sua totalità e nella sua voglia di costruire un percorso. Sostanzialmente, la matrice è il mio vissuto personale, ma la metafora si amplia proprio sull’amore universale e sulla circolarità dell’esistenza, rappresentata dalla rosa dei venti della copertina, in cui il sud è il periodo dell’innamoramento, quando l’esplosione dei sensi ci sconvolge dentro la sua meraviglia. L’est è invece la costruzione dell’amore, quando s’inizia a convivere con tutte le complicazioni del rapporto di coppia e tutti i condizionamenti del mondo esterno e interno, fino all’intimità più vera. Il nord è il dolore, la sofferenza e la fine di una storia. Però è diviso in due parti, in un contesto dove, dopo le assenze, percepiamo le “presenze” di un’energia che esiste intorno a noi, ogni volta vicina al concetto di eternità, fino all’avvento dell’ovest, concepito come un immaginario americano e come scoperta dell’ultima frontiera: attraversare l’oceano verso una terra nuova per la rinascita della vita.

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Divagazioni fra rock e dintorni – ultime buone uscite del 2021

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Rieccoci fra noi, con un excursus su delle ultime uscite interessanti, di vario genere, giusto il tempo per emozionarci ancora una volta, perché, come ripeto sempre fino allo sfinimento, la bellezza della musica non ha mai fine, e ogni volta è una scoperta sorprendente.

ultimi ottimi album del 2021

Partiamo…

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