Ennio Morricone – un omaggio dovuto

 

L’eredità immensa lasciata all’umanità da questo grandissimo artista non ha eguali in questo spazio di tempo. Poi, possiamo decidere chi di noi sarà il Buono, il Brutto o il Cattivo, ma dentro alla magia della musica possiamo solamente emozionarci:  tutto il resto vernò dopo…

Intanto vi lascio il link di questo concerto memorabile

Link Traccia d’ascolto

IO SONO IL TUO UOMO

teamlab

IO SONO IL TUO  UOMO

                 “… e se vuoi divorare la strada in solitudine
                       io scomparirò per te…
                       Io sono il tuo uomo”
                                                   (Leonard Cohen)

Coprimi
con la tua voglia di esistere

riempimi di vita
e poi lasciami solo
se vuoi
dove possiamo ritrovarci
anche nello spazio dimenticato

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EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – Alles in Allem

einstürzende neubauten alles in allem

Qual’è il confine fra canzone e rappresentazione teatrale? O meglio ancora, fra musica e performance?  Probabilmente questo ensemble tedesco è la perfetta sintesi fra le due domande, considerando non solo la sua storia, non solo il carisma del leader Blixa Bargeld e neanche il ricordo delle origini di un gruppo così dirompente, ma l’insieme di una carriera dove si è abbracciato di tutto, partendo dai ritmi dei martelli pneumatici fino alla configurazione sexy del silenzio, e altro ancora.
Gli artisti si sa, hanno nella loro anima tutte le sfumature per strutturare una carriera eclettica, la quale nasce dalle pulsioni iconoclaste di una ribellione giovanile, per poi ricollocarsi guardando se il fuoco ha davvero cambiato il mondo, o è stato il mondo a cambiare il fuoco. Non importa, ci saranno sempre altri ventenni pronti a prendersi il testimone e conseguenti adulti nel ricollocarsi saggiamente sulle onde di un pensiero da loro intrapreso nella ricostruzione.

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MARK LANEGAN – Straight Songs of Sorrow

mark lanegan straight songs of sorrow

Il vecchio Mark è ritornato e ritorna continuamente sulle scene, in una sorta di vortice dove converge tutta la sua vita, soprattutto in questi ultimi anni dove evidentemente il processo di ricostruzione, deve per forza continuare, inarrestabile, fino a sviscerare tutto il male che aveva dentro, fra distruzione e redenzione, eccessi e ripensamenti,  disillusione e poesia. La musica fa il resto: compagna della catarsi e della ricerca artistica sempre calata nei meandri di un inferno difficile da dimenticare, per via delle fiamme e delle ustioni presenti nelle cicatrici rimaste. “…Non farmi bruciare in questo modo / salvami dal fuoco / conosco l’arte della solitudine…

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LA SANTITÀ NON CI APPARTIENE MEGLIO IL SESSO – (2)

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La santità non ci appartiene meglio il sesso

Il respiro non trova sbocco
se un’aureola è stata dimenticata
sulla strada della perdizione
ascoltando
la vittoria del rock’n’roll.

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KING KRULE – Man Alive!

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Questo ragazzotto londinese si è imposto all’attenzione della critica con uno stile atipico, riuscendo a rigenerare uno spoken-word, verso un cantato che rielabora una forma di jazz sperimentale con variazioni elettroniche, vicino alle dinamiche con cui sono nati sia l’hip-hop e la dubstep, ma che in questo caso prendono una strada diversa, modificata e rallentata per piegarsi al volere della voce: autentica protagonista di tutte le tracce.
Siamo all’interno di una terra di mezzo dove prendono forma sia la poesia e sia la narrazione, senza preoccuparsi di farsi piacere, perché le storie o le vicende personali del nostro protagonista, diventano via via uno straripante diluvio confessionale, che disturbano, ammaliano e feriscono nello stesso tempo.

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BILL LASWELL – Against Empire

bill laswell against empire

Ci sono artisti di cui è quasi impossibile stilare a livello nozionistico, tutta la produzione di una carriera multiforme, sempre concepita e vissuta sopra una linea di confine in cui, jazz, fusion, rock, etnica, exsperimental e ambient, si è via via modificata e costruita intorno al lavoro di manager, di compositore o di jam-session, inanellando tutta una serie di lavori notevoli e di grande respiro. Già produttore dei Ramones e di Iggy Pop; ha collaborato con Brian Eno, Manu Dibango, Peter Brotzmann, George Clinton, Fela Kuti, Peter Vermeesch, Mick Harris, Ginger Baker, tanto per citarne alcuni. Ha fondato insieme a Daevid Allen i “New York Gong”; insieme a Michael Beinhorn i “Material”; insieme a Anton Fier i “Golden Palominos”; insieme a Tony Williams gli “Arcana”; insieme a Zakir Hussain i “Tabla Beat Science”, insieme a Sonny Sharrock i “Last Exit”, insieme a Bernie Warrell i “Praxis”; senza contare i “Massacre”, i “Divination”, i “Blixt”, gli “African Dub”, o i suoi molteplici lavori solisti e le sue infinite collaborazioni. Insomma, c’è da perdersi dentro un magma sonoro capace di competere con giganti tipo Frank Zappa o John Zorn, anche e proprio per la poliedricità delle sue scelte e della sua voglie di rinnovarsi ogni volta, mai capace di fermarsi dentro un singolo genere.

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BIANCO

Esther Stocker - Regred'Arte

Bianco

È già iniziata
o c’è sempre stata
insieme a un rumore di fondo
quella che ovunque chiamiamo
la fine del mondo
intorno alla nostra comprensione
e all’equivoco di misurare il tempo Continua a leggere “BIANCO”

ROSSO

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Rosso

La chiamano alba
quella luce che illude ogni volta
il senso di essere i primi
a vederla
la vita

Continua a leggere “ROSSO”

IL SERVITORE MUTO

il servitore muto

IL SERVITORE MUTO

Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
insieme alla premura
di fare un po’ di ordine
dentro a queste ore buie

Continua a leggere “IL SERVITORE MUTO”

BLU

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BLU

              “…Tutti dicono che l’inferno è l’ultima moda,
                    io non ci credo
                    ma ci darò un’occhiata comunque…”
                                                                                   (Joni Mitchell)

Cosa devo guardare
se ho già visto troppo
Se la terra arida
non trasmette ricordo
Se l’odore del fuoco
arde ancora riuscendo a ferire

Continua a leggere “BLU”

CAR SEAT HEADREST – Making A Door Less Open

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Quando scoprii Will Toledo lo definii un novello Rimbaud, perché dopo aver autoprodotto prima dei vent’anni ben 9 album, e poi, scoperto dalla Matador, pubblica un lavoro pazzesco come “Teens of Denial” del 2016 (sicuramente uno dei dischi migliori degli anni ’10), e rieditando nel 2018 quel “Twin Fantasy” in una doppia versione che include il suo gioiellino giovanile con la versione nuova rivista; ebbene, non mi capacitavo, vista la situazione odierna, se la sua figura potesse scomparire subito dopo aver creato tanto, o ripartire circondandosi con quell’aura di culto, in cui, personaggi artistici superiori, vengono poi definiti sempre a metà fra il genio o l’autore borderline. In realtà questo ragazzotto dall’aspetto tipicamente nerd, dopo aver creato i Car Seat Headrest si riprende la scena, fregandosene ampiamente dei miei paragoni con il maledetto francese, dimostrando una classe superiore alla media con un altro lavoro particolarmente interessante.

Continua a leggere “CAR SEAT HEADREST – Making A Door Less Open”

LUCINDA WILLIAMS – Good Souls Better Angels

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Quand’ero più giovincello ebbi un’infatuazione per Joni Mitchell, sia per la sua figura femminile e sia per la sua musica, la quale, man mano che passavano gli anni, diventava ancora più bella, ancora più matura, ancora più emozionante. La stessa cosa sta accadendo per questa storyteller di Lake Charles: 67 anni portati da dio e una serie di ultimi album da brivido: assolutamente straordinari, in cui, la sua classica miscela di folk-rock-blues, si sta arricchendo con un aura di poesia e una professionalità che vanno oltre alle semplici comunioni musicali fra generi. L’intensità delle storie raccontate acquisiscono un insieme di particolari emotivi, talmente forti da strutturare la figura di un’artista per niente demotivata dall’età, anzi, è proprio dall’alto della sua esperienza che emerge una consapevolezza compositiva senza eguali. E quest’ultimo lavoro, lo dimostra ampiamente.

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ATTILIO ZANICHELLI – Le foglie

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LE FOGLIE
Chissà perché le foglie si sono agitate, le madri
celesti della terra. Io che non acciglio loro
ancora e non ricordo cosa siano né perché si lasciano
recidere.

Continua a leggere “ATTILIO ZANICHELLI – Le foglie”

THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside

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Io l’ho sempre detto: dopo i sessant’anni inizia una terza giovinezza. Per quelli che ci vogliono credere naturalmente. Perché se la riformata band di Steve Wynn riesce a produrre in tre anni o quasi, tre album di notevole fattura, dopo quella che fu considerata una semplice reunion per festeggiare il trentennale della loro carriera artistica, allora potremmo aggiungere che i nostri sindacalisti hanno ancora tanta voglia di lottare, e soprattutto, di suonare. Non è casuale che questo “The Universe Inside” dimostra ancora una volta che la classe emerge solamente dove il terreno fertile della passione è qualcosa di innato, o qualcosa di travolgente, dipende sempre da che lato si quadra un’opera nella sua evoluzione e nella sua dinamica. In fondo, se l’universo è tutto dentro di noi, la sua incommensurabilità bisogna ammirarla, sviscerandola come una continua genesi.

Continua a leggere “THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside”

DANTE STRONA – Senza congedo

25-aprile

Senza congedo

Resistenza non fu soltanto
vent’anni e un fucile:
i compagni di scuola appesi
ai pali della vita,
e le troppe croci
senza sudario di bandiere.

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ENDLESS HOTEL

il servitore muto - Lucien Clergue
Photo Lucien Clergue

Endless Hotel

 Non serve parlare

Ogni volta cerchiamo
le scale verso stanze inquiete
per toccare
quello che è rimasto del mare

Continua a leggere “ENDLESS HOTEL”

TALES FROM THE LOOP

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Tales From The Loop” e una serie fantascientifica a episodi distribuita dalla piattaforma di Amazon Prime, la quale si ispira al famoso volume di illustrazioni dello svedese Simon Stålenhag: “Loop“, appunto. Le opere di quest’artista scandinavo sono un’ibrido fra narrazione, graphic-novel, disegni iperrealisti e visioni legate a un archeologia urbana retro-futurista, in cui i protagonisti si aggirano intorno a paesaggi di un futuro prossimo venturo già facente parte del passato, e dove, gli impressionanti scheletri della tecnologia, sono a tutti gli effetti un monito della nostra presunzione, come se le enorme carcasse abbandonate, fossero proprio dei simulacri rimasti ad osservarci.

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CENERE ALLA CENERE

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Cenere alla cenere

Qualcuno un giorno andò
nel suo deserto
con i piedi scalzi
per sentire il freddo dell’oscurità

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MUSICA E CIBO

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Non sono due libri recenti, ma nella situazione che stiamo vivendo mi sembra giusto andare a ripescare qualcosa che stimoli i nostri appetiti, soprattutto pensando a questo attuale stare in casa e alla normalità di questo locale, in cui, musica e alcol si danno da fare per la soddisfazione dei clienti. Fondamentalmente, “Vino e vinili” di Maurizio Pratelli e “Gast(rock)nomia” di John Martin sono due volumi che si completano a vicenda, riuscendo a figurare sia il mondo del mangiare e sia quello del bere, coniugando alla perfezione il connubio con le sette note, le quali, in questo caso, risultano e risulteranno perfette negli abbinamenti e curiose nella storiografia della tematica narrata.

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VERSO OVEST

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Verso ovest

Sarà un libro americano
a incidere infinite vie
su questa pelle stanca
ancora viva per decidere

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AGORAFOBIA

nuvola di fuskas

Agorafobia

Da tempo ormai ogni respiro
è uno spazio chiuso
perché sui libri inventati
è facile scrivere
la propria epopea

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UNA VITA IN FUORIGIOCO – Ezio Vendrame

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Mi capita spesso di parlare di musicisti, scrittori, artisti, poeti e visionari. Parlo poco di calciatori. Non tanto perché non mi interessi il calcio, anzi… ma perché spesso nel mondo del football l’immaginazione ha poco spazio, se non nell’estro di scrittori come Osvaldo  Soriano, Eduardo Galeano, Nick Hornby e pochi altri.
Proprio l’altro giorno è morto Ezio Vendrame, 72 anni, forse un nome poco noto ai più, ma intorno a questo personaggio si cela, non solo uno dei talenti più inespressi del mondo italiano del pallone, ma un anarchico irriverente, un guascone, un artista che pensava con i piedi e si divertiva con la testa, un poeta con la penna e le scarpette chiodate, un personaggio sempre in fuorigioco.  Si… non giocava e giocava anche a calcio, ma se lo mandavi in tribuna, come testimonia il titolo del suo primo libro, lui godeva, godeva perché sostanzialmente gli interessava solo divertirsi, trombare e… appunto, scrivere poesie.

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WIRE -Mind Hive

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Quando un gruppo storico della scena post punk e new wave londinese, continua a rimanere sugli alti livelli per oltre quarant’anni, con album di notevole fattura come quest’ultimo “Mind Hive“, rappresenta e rappresentano la più autorevole dimostrazione, di come la classe, possa emergere inalterata quando incontra l’intelligenza. Ma è proprio il piglio culturale e soprattutto intellettuale, che marchia tutta la carriera artistica della band di Colin Newman e Graham Lewis, sempre a metà fra le stratificazioni di una ricerca musicale segnata da mutevoli sperimentazioni, e una coerenza ostinata che non si è mai piegata a nessun tipo di compromesso.

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ALGIERS – There Is No Year

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Se il 2020 si è aperto con un album di una bellezza abbagliante come questo terzo lavoro della band di Atlanta, allora possiamo dedurre che di vita ne abbiamo ancora tanta davanti, giusto per gustare tutta quella meraviglia che la musica ci porge, soprattutto pensando al decennio appena passato e a quello che ci aspetta. Fondamentalmente, ci siamo lasciati coinvolgere da un’espressività debordante, in cui l’eccessività e la forsennata voglia di produrre e riprodurre tutte le idee confluite nelle dinamiche dell’evoluzione artistica, ha ribaltato la forma originaria in cui soltanto il talento poteva emergere e poi conseguentemente supportato dai professionisti del settore. Allora che dire se la classe bisogna cercarla coniugando la progressiva capacità di elevarla a valore e non soltanto a passaggio da scaricare, accomunando le variabili di questo verbo dalle molteplici stratificazioni metaforiche?

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THE PLATFORM – di Galder Gaztelu-Urrutia

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Sulla piattaforma di Netflix ho visto il film (e non è un gioco di parole) “The Platform” del regista spagnolo Galdner Gaztelu-Urrutia. Titolo originale “El Hoyo” (il buco) e distribuito proprio in questi giorni da noi.
Premiato in diversi festival, è la rappresentazione dell’ingordigia umana e dell’egoismo lacerante generato dall’avidità scaturita proprio in situazioni estreme, le quali, portano e trasformano qualsiasi individuo pensante, in un animale troppo spesso vicino ai confini della follia. Personalmente credevo di avere uno stomaco forte, ma di fronte a certe scene, mi è risultato difficile concepire una brutalità tale pur essendo esasperata dalla situazione narrata. Infatti, lo consiglio solamente a coloro che non hanno problemi di visione quando ci si cala negli abissi dell’umanità, soprattutto quando esiste solo la perversione della sopravvivenza. Intendiamoci, il film ha una forza dirompente proprio per la metafora che vuole trasmettere, e vive dentro a queste contraddizioni e a queste aberrazioni, perché, specularmente rispecchia la nostra realtà, in cui, i paesi ricchi mangiano tutto quello che vogliono a discapito di quelli più poveri, ai quali non rimane niente, nonostante ce ne fosse la possibilità.

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LE NOSTRE IMPRONTE

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Le nostre impronte

Le mie mani salgono
ad una ad una sulle tue
Le cercano per sentirsi rubate
dagli angoli remoti
che vogliono abitare
fino a disperdere il bottino
come le impronte impossibili
da cancellare

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DA UNA RIVA ALL’ALTRA

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DA  UNA RIVA ALL’ALTRA

Immergersi ancora una volta
per esistere
oltre le figure della scogliera
Mai il colore dell’acqua
è stato così uguale al cielo

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IL TRIONFO DELLA MORTE

il trionfo della morte

Cosa devo dirvi ragazzi, mi hanno chiuso il locale: sapevo che sarebbe finita in questo modo, visto l’allargarsi del contagio.
Il problema è che stiamo entrando in un discorso complesso, che riguarda non solo la nostra salute, ma l’egemonia internazionale, con tutti i risvolti socioeconomici derivati dalla pandemia, perché, una volta erano le guerre a ristabilire gli equilibri mondiali,  ora sono il PIL e lo SPREAD, e a rimetterci, sono (o saranno) sempre i più deboli.

Continua a leggere “IL TRIONFO DELLA MORTE”

CLOUD ATLAS

sfiorare le nuvole

ATLANTE DELLE NUVOLE

                                     “…la nostra vita non ci appartiene.
                                          Dall’inizio alla fine siamo legati ad altri.
                                          Passati e presenti.
                                          E da ogni crimine, da ogni gentilezza,
                                          generiamo il nostro futuro…”
                                                   (dall’omonimo film delle sorelle Wachowski e Tom Tykwer)


Noi siamo i giudici
noi siamo gli imputati
Non si ferma il girotondo
di un’immensa folla
per condurre il ballo
dentro le foreste dell’umanità
verso un altro nord

Continua a leggere “CLOUD ATLAS”

ANTIDOTO AL VIRUS

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Prima che mi chiudano il locale per le misure precauzionali emanate del governo, volevo offrirvi l’antidoto giusto per essere immuni al virus che sta condizionando le economie mondiali (per ora solo di Asia ed Europa), così, almeno, ci facciamo una bella bevuta prima della restrizione…

Salute ragazzi !

il Barman del Club

INTONAZIONI CONSEGUENTI

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Intonazioni Conseguenti e Intonations Cocktail Club 432

Il nome di questo spazio web e l’intestazione del locale stesso cui questo blog si riferisce, s’inoltrano a livello metaforico nella storia e nelle pulsioni autentiche della musica e delle espressività artistiche, e soprattutto, nelle nostre dimensioni e nelle nostre emozioni più nascoste, ma che esistono e vivono in noi sotto forma di energia, di vitalità, di bellezza e di equilibrio, anche se poi tutto sommato questo è un Cocktail Club, e come tale rimane, per divertirci.
Ma veniamo a noi…

Continua a leggere “INTONAZIONI CONSEGUENTI”

I MIGLIORI DISCHI DEL 2019 – per l’ Intonation Cocktail Club 432

i migliori album del 2019

i migliori album live del 2019

I MIGLIORI DISCHI DEL 2019
per l’ Intonation Cocktail Club 432

BLACK MIDI – Schlagenheim
BLACK MOUNTAIN – Destroyer
BRITTANY HOWARD – Jaime
DHIDALAH – Threshold
FONTAINES D.C. – Dogrel
GARY CLARK Jr – This Land
HAWKWIND – All Aboard The Skylark
JAMBINAI – Onda
LANA DEL REY – Norma Fucking Rockwell!
MASSIMO VOLUME – Il Nuotatore
MDOU MOCTAR – Ilana (the creator)
PETER PERRETT – Human World
ROSALIE CUNNIGHAM – Rosalie Cunnigham
SACRI MONTI – Waiting Room for the Magic Hour
TEST DEPT – Disturbance
THE MURDER CAPITAL – When I Have Fears
THERE WILL BE BLOOD
 – Beyond
THE WHO – Who
TOOL – Inoculum
W.H. LUNG – Incidental Music


MIGLIOR RISTAMPA
CREDEENCE CLEARWATER REVIVAL – Live at Woodstock

MIGLIOR DISCO LIVE
FILARMONICA DELLA SCALA & RICCARDO CHAILLY – The Fellini Album

MIGLIOR PERFORMANCE
LA IGLESIA ATOMICA– The Jm Jones Kool-Acid Test vol. 1 & vol. 2

MIGLIOR DISCO DI COVER
AA/VV – Hellelujah: The Song of Leonard Cohen

 

Anche quest’anno ho scelto 20 album di buon livello più 4 particolari per una playlist interessante, con i soliti abbinamenti degni di questo locale. Chiaramente, come sempre sono le mie scelte e come tali vanno considerate, ma che s’inseriscono in  quella comune partecipazione che allieta le giornate degli appassionati della musica. Un disco può piacere, un altro meno, ma quello che conta e che non si smetta mai di suonare e di ascoltare: un dono reciproco, il quale, nella sua molteplicità, non può mancare nelle nostre vite, come un buon bicchiere…  Gustatevelo !!!

Continua a leggere “I MIGLIORI DISCHI DEL 2019 – per l’ Intonation Cocktail Club 432”

MASSIMO BARALDI – Tre giorni nella vita

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Sarà capitato anche a voi di chiedervi qual’è stato il giorno più bello della vostra vita, o il giorno più brutto, o quello così così che ricordate solamente perché rimasto a metà fra l’attesa e la disillusione? Ebbene, Massimo Baraldi, scrittore della bassa modenese, cresciuto a Imperia e successivamente trasferitosi a Como, ha dato voce a una moltitudine di personaggi famosi, facendoli confessare in una sorta di risposta-monologo, proprio dalle domande esposte in apertura. Ne esce una straordinaria esposizione collettiva in cui, ognuno di loro, parla di se stesso confrontandosi proprio con delle giornate particolari difficili da dimenticare. Artisti, sportivi, musicisti, attori, avventurieri, professionisti dal nome conosciuto o eroi dimenticati dal protagonismo dilagante; hanno tutti in comune le attese che ognuno di noi vive nel corso di un’intera esistenza, come se lo specchio del mattino finalmente ci parlasse, senza paura di sorprenderci, anzi, lo potrà fare con lo spirito della spontaneità e con la partecipazione emotiva che circonda la bellezza.

Continua a leggere “MASSIMO BARALDI – Tre giorni nella vita”

TOURIST OFFICE

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Tourist Office

Ho conosciuto uomini
ripetere milioni di volte
lo stesso identico giorno
vendere il proprio destino
ricevere in cambio un altro cammino
da saccheggiare
e diventare assassini

Continua a leggere “TOURIST OFFICE”

JULIAN CHARRIÈRE – towards no earthly pole

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Julian Charrière è un giovane artista svizzero, già insignito di numerosi premi internazionali, con una carriera alle spalle che può annoverare performance nelle più impostanti sedi espositive. Attualmente è presente al LAC di Lugano con questa video-installazione, la quale, non solo si ricollega con la mia precedente recensione, ma accentua lo spessore delle dinamiche urgenti riguardanti il riscaldamento globale, e la suggestione incombente sempre a metà fra l’introspezione personale e il dramma su larga scala.

Continua a leggere “JULIAN CHARRIÈRE – towards no earthly pole”

ECKER & MEULYZER – Carbon

koenraad ecker & frederick meulyzer carbon

La “non-recensione” di questo album prevalentemente ambient, andrebbe letta con il sottofondo dello stesso, giusto per amalgamarsi con tutte le mie elucubrazioni fra musica ed ecologia, fra espressioni sintetizzate e un’attualità incombente, perché in queste note siamo tutti coinvolti, proprio per esorcizzare un futuro che ci sta venendo addosso.
Link traccia d’ascolto
In realtà Koenraad Ecker e Frederik Meulyzer, già resesi protagonisti di progetti analoghi fra sperimentazione impro-jazz e avanguardia, legata a svariati spettacoli, eseguono da anni un lavoro di ricerca musicale particolare, il quale scava nel fondo di un’anima lacerata dalla modernità, la quale sta accerchiando la vita del nostro pianeta.

Continua a leggere “ECKER & MEULYZER – Carbon”

LAST MINUTE

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Last Minute

Per noi che abbiamo a lungo cercato
un’idea     un’identità
una sincera lealtà        una coerenza
un delirio di onnipotenza
una rabbia vera
e una facile innocenza
Continua a leggere “LAST MINUTE”

JOKER – L’ossessione del bene e del male

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Il titolo esatto doveva essere: “Joker – Original Motion Picture Soundtrack – Music by Hildur Gudnadottir” ovvero “L’ossessione del bene e del male“, ma capite, era troppo lungo.  Jim Morrison diceva che il rock era un fottuto mezzo per spacciare poesie, e io potrei aggiungere che un Barman appassionato di musica, potrebbe utilizzare una colonna sonora per spacciare la recensione di un film; giusto perché parlo spesso di musica e poco di cinema.
Entrare nei solchi di una colonna sonora è come entrare nel film stesso: veder ripassare tutta la pellicola nella propria mente, in una sorta di suddivisione delle scene quasi al rallentatore, e in questo caso, accentuate dalla tragedia di un uomo attraverso la potenzialità delle note stesse, oltre al dramma da cui si genera tutta la sceneggiatura. Tanto per rimanere in tema con questo lungometraggio, si vive in un sdoppiamento della personalità. come se il protagonista di una fiction diventasse reale, giusto il tempo per coinvolgere quella parte del presente che abbiamo sotto gli occhi, in cui effettivamente sono troppe le menti che vacillano..

Continua a leggere “JOKER – L’ossessione del bene e del male”

NEIL YOUNG & CRAZY HORSE – Colorado

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Ci sono artisti che sono imprescindibili per la propria vita: per affinità emozionali, per coincidenze musicali, per vissuti personali, per orizzonti immaginati, per schitarrate che ti senti dentro e altro ancora. Ecco che il Neil Young elettrico, e sottolineo “elettrico” (!!!), proprio con i fidati Crazy Horse: compagni di un’esistenza, è stato, anzi, sono stati coloro che mi hanno sconvolto l’anima da ragazzo e non si sono più fermati, nonostante l’evoluzione del rock, fra punk, new wave, funky e avanguardia. Ogni volta che i “cavalli pazzi” ritornavano sulle scene, personalmente entravo in fibrillazione ascoltando quelle lunghe cavalcate cariche di elettricità e di vibrazioni.

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