CAR SEAT HEADREST – Making A Door Less Open

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Quando scoprii Will Toledo lo definii un novello Rimbaud, perché dopo aver autoprodotto prima dei vent’anni ben 9 album, e poi, scoperto dalla Matador, pubblica un lavoro pazzesco come “Teens of Denial” del 2016 (sicuramente uno dei dischi migliori degli anni ’10), e rieditando nel 2018 quel “Twin Fantasy” in una doppia versione che include il suo gioiellino giovanile con la versione nuova rivista; ebbene, non mi capacitavo, vista la situazione odierna, se la sua figura potesse scomparire subito dopo aver creato tanto, o ripartire circondandosi con quell’aura di culto, in cui, personaggi artistici superiori, vengono poi definiti sempre a metà fra il genio o l’autore borderline. In realtà questo ragazzotto dall’aspetto tipicamente nerd, dopo aver creato i Car Seat Headrest si riprende la scena, fregandosene ampiamente dei miei paragoni con il maledetto francese, dimostrando una classe superiore alla media con un altro lavoro particolarmente interessante.

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LUCINDA WILLIAMS – Good Souls Better Angels

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Quand’ero più giovincello ebbi un’infatuazione per Joni Mitchell, sia per la sua figura femminile e sia per la sua musica, la quale, man mano che passavano gli anni, diventava ancora più bella, ancora più matura, ancora più emozionante. La stessa cosa sta accadendo per questa storyteller di Lake Charles: 67 anni portati da dio e una serie di ultimi album da brivido: assolutamente straordinari, in cui, la sua classica miscela di folk-rock-blues, si sta arricchendo con un aura di poesia e una professionalità che vanno oltre alle semplici comunioni musicali fra generi. L’intensità delle storie raccontate acquisiscono un insieme di particolari emotivi, talmente forti da strutturare la figura di un’artista per niente demotivata dall’età, anzi, è proprio dall’alto della sua esperienza che emerge una consapevolezza compositiva senza eguali. E quest’ultimo lavoro, lo dimostra ampiamente.

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ATTILIO ZANICHELLI – Le foglie

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LE FOGLIE
Chissà perché le foglie si sono agitate, le madri
celesti della terra. Io che non acciglio loro
ancora e non ricordo cosa siano né perché si lasciano
recidere.

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THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside

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Io l’ho sempre detto: dopo i sessant’anni inizia una terza giovinezza. Per quelli che ci vogliono credere naturalmente. Perché se la riformata band di Steve Wynn riesce a produrre in tre anni o quasi, tre album di notevole fattura, dopo quella che fu considerata una semplice reunion per festeggiare il trentennale della loro carriera artistica, allora potremmo aggiungere che i nostri sindacalisti hanno ancora tanta voglia di lottare, e soprattutto, di suonare. Non è casuale che questo “The Universe Inside” dimostra ancora una volta che la classe emerge solamente dove il terreno fertile della passione è qualcosa di innato, o qualcosa di travolgente, dipende sempre da che lato si quadra un’opera nella sua evoluzione e nella sua dinamica. In fondo, se l’universo è tutto dentro di noi, la sua incommensurabilità bisogna ammirarla, sviscerandola come una continua genesi.

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DANTE STRONA – Senza congedo

25-aprile

Senza congedo

Resistenza non fu soltanto
vent’anni e un fucile:
i compagni di scuola appesi
ai pali della vita,
e le troppe croci
senza sudario di bandiere.

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ENDLESS HOTEL

il servitore muto - Lucien Clergue
Photo Lucien Clergue

Endless Hotel

 Non serve parlare

Ogni volta cerchiamo
le scale verso stanze inquiete
per toccare
quello che è rimasto del mare

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TALES FROM THE LOOP

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Tales From The Loop” e una serie fantascientifica a episodi distribuita dalla piattaforma di Amazon Prime, la quale si ispira al famoso volume di illustrazioni dello svedese Simon Stålenhag: “Loop“, appunto. Le opere di quest’artista scandinavo sono un’ibrido fra narrazione, graphic-novel, disegni iperrealisti e visioni legate a un archeologia urbana retro-futurista, in cui i protagonisti si aggirano intorno a paesaggi di un futuro prossimo venturo già facente parte del passato, e dove, gli impressionanti scheletri della tecnologia, sono a tutti gli effetti un monito della nostra presunzione, come se le enorme carcasse abbandonate, fossero proprio dei simulacri rimasti ad osservarci.

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CENERE ALLA CENERE

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Cenere alla cenere

Qualcuno un giorno andò
nel suo deserto
con i piedi scalzi
per sentire il freddo dell’oscurità

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MUSICA E CIBO

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Non sono due libri recenti, ma nella situazione che stiamo vivendo mi sembra giusto andare a ripescare qualcosa che stimoli i nostri appetiti, soprattutto pensando a questo attuale stare in casa e alla normalità di questo locale, in cui, musica e alcol si danno da fare per la soddisfazione dei clienti. Fondamentalmente, “Vino e vinili” di Maurizio Pratelli e “Gast(rock)nomia” di John Martin sono due volumi che si completano a vicenda, riuscendo a figurare sia il mondo del mangiare e sia quello del bere, coniugando alla perfezione il connubio con le sette note, le quali, in questo caso, risultano e risulteranno perfette negli abbinamenti e curiose nella storiografia della tematica narrata.

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VERSO OVEST

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Verso ovest

Sarà un libro americano
a incidere infinite vie
su questa pelle stanca
ancora viva per decidere

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AGORAFOBIA

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Agorafobia

Da tempo ormai ogni respiro
è uno spazio chiuso
perché sui libri inventati
è facile scrivere
la propria epopea

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UNA VITA IN FUORIGIOCO – Ezio Vendrame

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Mi capita spesso di parlare di musicisti, scrittori, artisti, poeti e visionari. Parlo poco di calciatori. Non tanto perché non mi interessi il calcio, anzi… ma perché spesso nel mondo del football l’immaginazione ha poco spazio, se non nell’estro di scrittori come Osvaldo  Soriano, Eduardo Galeano, Nick Hornby e pochi altri.
Proprio l’altro giorno è morto Ezio Vendrame, 72 anni, forse un nome poco noto ai più, ma intorno a questo personaggio si cela, non solo uno dei talenti più inespressi del mondo italiano del pallone, ma un anarchico irriverente, un guascone, un artista che pensava con i piedi e si divertiva con la testa, un poeta con la penna e le scarpette chiodate, un personaggio sempre in fuorigioco.  Si… non giocava e giocava anche a calcio, ma se lo mandavi in tribuna, come testimonia il titolo del suo primo libro, lui godeva, godeva perché sostanzialmente gli interessava solo divertirsi, trombare e… appunto, scrivere poesie.

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